La moglie del cacciatore – introduzione

Nel redigere le riflessioni che seguono, vorrei partire dal titolo di un romanzo a me caro ”Le affinità elettive” di Johann Wolfgang von Goethe, quel legame chimico che trasla anche verso una coppia uomo-donna, un’affinità di coppia, dove gli elementi si attraggono.
Nel mondo della famiglia allargata, dei ruoli rivisti e, spesso capovolti, dei nonni a tempo pieno, ciò che vigeva fino a vent’anni or sono, sembra essersi dissolto in una centrifuga che, ancora non accenna a fermarsi spezzando quel legame, isolandone gli elementi.
Purtroppo spesso, quei conflitti sani in un rapporto in continua evoluzione, degenerano nel disprezzo e mancato rispetto con difesa e contrattacco dall’altra parte, con l’ovvia ripercussione sui figli.
Io, personalmente, nasco da una famiglia dove le discussioni vi erano come giusto che sia ma, fortunatamente, perdurava un gran rispetto per le scelte esterne alla coppia, quelle personali che, sebben gestite, alla fine chiudono il cerchio della coppia, così madre e padre, diventano poli opposti della stessa dialettica: la famiglia.
Senza addentrarmi nei meandri psicologici e sconfinare in argomenti lontani da questo assunto, incentrerò la mia attenzione su un caso specifico: come vive la caccia la moglie del cacciatore.
Non andrò nei particolari a me vicini né a me lontani, bensì introdurrò una rubrica, pensata, studiata ed elaborata dal titolo, appunto “La moglie del cacciatore”, quella di quei vent’anni antecedenti ad oggi, purtroppo con poche ridondanze nella nostra società, dove il sabato si va al centro commerciale, si mangia al Mac e si discute su chi deve portare il passeggino, quando ho dinnanzi certe scene rimango attonita.
Nello specifico, la moglie del cacciatore, se lo ha sposato cacciatore, perché ne limita le uscite, ne ritaglia il tempo di caccia, obbligando quelle escursioni nei luoghi depurati in voga, perché non lo segue, perché non ne divide qualche momento, perché non rende naturale la partecipazione dei figli?
Non crediate che mi stia incastrando in un filo senza capo, per fortuna, un’indagine che porto avanti da mesi, mi ha regalato il contatto con donne che se non necessariamente in possesso di licenza, partecipano ai rituali, escono in battuta, gestiscono la cura dei cani, imprimono ai figli questa genetica passione, senza un gioco-forza sicuramente non educativo.
Nell’argomentare codesta introduzione, mi è venuto alla mente però, il rovescio della medaglia, gestendo inseparabilmente ogni azione, ogni passione, si rischia di far chiudere la coppia in sé stessa, è quegli elementi chimici, potrebbero subire un’ossidazione in una situazione in cui gli spazi individuali si arrugginiscono, suppongo perciò che necessari siano i momenti che vedono una moglie calata in liceali momenti di confronto con le sue simili lasciando quegli infantili attimi al marito e compagni di caccia, nelle affinità elettive, gli elementi si attraggono senza perdere la loro natura, come magistralmente asserisce Goethe.
Signori e signore, queste sono mie riflessioni, non m’impongo in modo prepotente, chiedo solo che a giusto o a torto, passi il mio messaggio, per quello per il quale è generato: figlia di un cacciatore e figlia di una moglie di un cacciatore.
Prossimamente, vi proporrò alcune interviste a mogli “d’altri tempi”, nell’accezione positiva senza precludere i diritti conquistati, voto, lavoro, no violenza in famiglia ma moglie e non nemica, anche sotto il discorso caccia!
Presumibilmente, inizierò dalla mia mamma.

Laura Tenuta

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