DDL Caccia: promesse estive e la solita “cambiale in bianco”

DDL Caccia: promesse estive e la solita “cambiale in bianco”: è ora di ritrovare l’orgoglio

DDL Caccia, promesse estive e la solita “cambiale in bianco”

Siamo arrivati alla fine di luglio e la situazione sul fronte legislativo è chiara: il Disegno di Legge sulla caccia si è fermato sui banchi della Camera. Se ne riparlerà a settembre. Che si tratti di un testo che scontenta gran parte del mondo venatorio e che viene incontro soprattutto alle istanze del mondo agricolo è cosa nota e ampiamente discussa.

Ma c’è un aspetto della vicenda su cui vale la pena soffermarsi, specialmente in questo momento dell’anno e in questa specifica fase politica.

L’ombra della fine legislatura e le solite sirene

Guardando il calendario, ci rendiamo conto che il tempo scorre e la fine della Legislatura si avvicina a grandi passi. A pensar male si fa peccato, diceva qualcuno, ma spesso ci si indovina: il rischio concreto è che questo ennesimo rinvio si trasformi nell’inizio della solita campagna elettorale sulla pelle dei cacciatori. Una nuova forzatura per tornare a battere cassa, a caccia di voti, rispolverando il repertorio delle solite vecchie promesse.

Bisogna avere l’onestà intellettuale di ammetterlo: noi cacciatori, per quanto brave persone e mossi da una passione smisurata, spesso ci siamo dimostrati fin troppo creduloni.

Mio padre, cacciatore di lungo corso, mi ripeteva sempre un concetto fondamentale negli anni in cui la nostra comunità contava oltre un milione di doppiette in Italia: la caccia è e deve rimanere una questione trasversale alla politica. E aggiungeva che, di fronte alla politica, prima di fare qualsiasi promessa, i candidati avrebbero dovuto firmare una cambiale in bianco.

Oggi lo scenario è radicalmente cambiato. I cacciatori sono scesi sotto la soglia dei 400mila e, paradossalmente, la cambiale in bianco la stiamo firmando noi. Continuiamo a concedere fiducia e voti a chi promette di più, a chi la spara più grossa, senza pretendere garanzie reali.

Nuovi fenomeni e vecchie strategie

Negli ultimi tempi assistiamo alla nascita di nuovi fenomeni e contenitori politici. Personaggi che spesso dimostrano di conoscere ben poco la materia venatoria, la gestione del territorio e le dinamiche normative, ma che cercano di arringare le folle facendo leva proprio sulla delusione e sulla rabbia accumulata con la gestione di questo DDL Caccia.

La strategia è sempre la stessa: parlare alla pancia, promettere miracoli e tentare operazioni di facciata reclutando magari qualche figura di secondo piano nel mondo delle Associazioni Venatorie per accreditarsi agli occhi degli appassionati.

Serve un sussulto di orgoglio

Cari amici cacciatori, pur nel massimo rispetto delle idee e delle sensibilità politiche di ciascuno, è giunto il momento di porsi una domanda semplice: non è forse ora di mostrare più orgoglio per la nostra passione e la nostra dignità?

Prima di fidarci di nuovo, prima di regalare il nostro consenso, non sarebbe il caso di essere noi a pretendere impegni vincolanti e concreti? Di pretendere noi, fuor di metafora, quella “cambiale in bianco” firmata da chi si candida a rappresentarci?

Il voto non è una merce di scambio ed è, prima di tutto, una responsabilità sociale. Vale per la gestione del nostro paese, per il nostro futuro e, di riflesso, anche per la tutela della nostra attività venatoria. Di slogan da campagna elettorale e di lettere che iniziano con Caro amico cacciatore… ne abbiamo piene le tasche. I risultati, alla fine dei conti, sono sempre gli stessi.

Per dirla con una celebre battuta di José Mourinho: alla fine del triennio, in bacheca ci ritroviamo sempre con “zero tituli”.

È tempo di cambiare registro. Con la testa alta, la passione di sempre e molta, molta più lucidità.

C&D – Michele Casale

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