Tuscia: L’Equilibrio Impossibile tra Cinghiali e Lupi
Tuscia: L’Equilibrio Impossibile tra Cinghiali e Lupi
La provincia di Viterbo si conferma uno degli epicentri della gestione faunistica in Italia. I dati della stagione venatoria 2025-2026 delineano un paradosso: nonostante un incremento massiccio degli abbattimenti, la percezione di sicurezza e il controllo del territorio restano sfide aperte.
1. I Numeri del “Contrasto”
I dati mostrano un’accelerazione significativa nelle operazioni di prelievo, influenzata non solo dalla pressione venatoria tradizionale, ma anche dalle rigide normative per il contenimento della Peste Suina Africana (PSA).
| Stagione | Capi Abbattuti | Variazione |
| 2024-2025 | ~ 10.000 | – |
| 2025-2026 | ~ 12.000 | + 20% |
Perché la percezione non cambia?
Nonostante i 2.000 capi in più rimossi rispetto all’anno precedente, la sensazione dei cittadini è che l’invasione sia immutata. La spiegazione risiede in due fattori biologici:
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Tasso riproduttivo: L’elevata fertilità della specie compensa rapidamente le perdite.
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Mobilità: Gli spostamenti continui dei branchi rendono visibile la loro presenza anche laddove i numeri complessivi sono in calo.
2. Il Fattore Lupo: Da Visitatore a Residente
Parallelamente alla questione cinghiali, la Tuscia assiste al consolidamento del lupo. Non parliamo più di individui erranti, ma di branchi strutturati e stanziali.
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Diffusione: Gli avvistamenti si sono spostati dalle zone boschive alle aree peri-urbane.
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Gestione 2026: La Regione Lazio ha autorizzato un limite massimo di 15 prelievi a livello regionale, una misura che accende il dibattito tra conservazione e necessità di difesa del territorio.
L’Effetto Domino: Il lupo è il predatore naturale del cinghiale e ne controlla la popolazione, ma genera un effetto collaterale: la pressione predatoria spinge i cinghiali a rifugiarsi verso i centri abitati per cercare protezione e cibo, aumentando il rischio di incidenti stradali.
3. Agricoltura e Danni: Luci e Ombre
Il settore primario, cuore pulsante del viterbese, paga il prezzo più alto. I noccioleti e i vigneti rimangono i bersagli principali delle incursioni notturne. Tuttavia, si registra un’evoluzione nelle dinamiche dei danni:
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Nuovi bersagli: Gli attacchi dei lupi non riguardano più solo gli ovini, ma iniziano a colpire vitelli e, sporadicamente, animali domestici.
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La nota positiva: Le richieste di risarcimento sono in lieve calo rispetto al biennio scorso. Questo dato non indica meno animali, ma una maggiore resilienza degli agricoltori che hanno adottato:
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Sistemi di difesa passiva (recinzioni elettrificate e cani da guardiania) più efficaci.
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Protocolli di intervento e controllo più tempestivi.
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Conclusioni
Il caso Viterbo dimostra che la sola attività venatoria, pur se intensificata, è solo un tassello di un puzzle più complesso. La gestione del territorio nel 2026 richiede una visione d’insieme che consideri l’interazione tra predatori e prede e la necessità di proteggere le eccellenze agricole della Tuscia.
C&D
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