Lombardia, PFVR cercasi: tre anni di attese
Lombardia, PFVR cercasi: tre anni di attese e la “spada di Damocle” dei valichi
Lombardia, PFVR cercasi: tre anni di attese – Siamo ad aprile 2026. È passato il traguardo dei tre anni dalle elezioni regionali del 2023 e, nonostante le promesse e i tavoli tecnici, la Lombardia si ritrova ancora orfana di uno strumento vitale: il Piano Faunistico Venatorio Regionale (PFVR). Un’assenza che non è solo un vuoto burocratico, ma una ferita aperta nella gestione del territorio che espone l’intero comparto a rischi costanti.
Un vuoto normativo che pesa come un macigno
Il PFVR non è un semplice “libretto di istruzioni”, ma la colonna portante su cui poggia la legittimità dell’attività venatoria. Previsto dalla Legge 157/92, questo strumento dovrebbe definire le linee guida per la protezione della fauna e l’uso sostenibile delle risorse ambientali con validità quinquennale.
Senza un Piano aggiornato, la Regione si ritrova a navigare a vista. La conseguenza più immediata? La fragilità dei calendari venatori. Ogni anno, la mancanza di una pianificazione strutturale basata su dati ecologici e biologici recenti trasforma il calendario in un facile bersaglio per i ricorsi al TAR da parte delle sigle ambientaliste. Senza lo “scudo” del PFVR, ogni concessione rischia di essere sospesa o annullata, lasciando i cacciatori lombardi in un clima di perenne incertezza fino al giorno dell’apertura.
Il nodo dei 475 valichi: tra algoritmi e sentenze
Se la mancanza del Piano preoccupa, la questione dei valichi montani terrorizza. Sul tavolo restano i 475 siti individuati (spesso attraverso criteri discutibili e algoritmi basati sulla morfologia più che sulla reale migrazione) dove la caccia rischia l’interdizione totale.
Nonostante la modifica alla Legge sulla Montagna abbia cercato di riaprire degli spiragli di buon senso, la situazione rimane appesa a un filo. Una recente sentenza del TAR ha confermato quanto la pressione dei ricorsi possa essere paralizzante. Si attende ancora una parola definitiva che faccia chiarezza tra le necessità di tutela dei corridoi migratori e il diritto di esercitare l’attività venatoria in territori che, storicamente e culturalmente, sono legati alla tradizione dei capanni.
Cosa aspettarsi per la stagione 2026/2027?
Dalle ultime indiscrezioni di Palazzo Lombardia, sembra che l’Assessorato stia accelerando per arrivare a una stesura definitiva entro l’estate. Tuttavia, il tempo delle parole è scaduto. I cacciatori lombardi chiedono:
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Certezza del diritto: un PFVR solido che metta fine alla stagione dei ricorsi facili.
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Scientificità: un’analisi dei valichi basata su monitoraggi reali e non su proiezioni teoriche.
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Rispetto: per una categoria che investe risorse e tempo nella gestione del territorio e nel ripristino ambientale.
La Lombardia, cuore pulsante della caccia italiana, non può permettersi di arrivare a un’altra stagione venatoria con la “spada di Damocle” sulla testa. La gestione della fauna non si fa con le emergenze, ma con la programmazione. E il tempo, per questa legislatura, inizia a correre veloce.
C&D G. De Maria
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