Mixomatosi, il vuoto delle istituzioni: cosa ci insegna il precedente spagnolo

MIXOMATOSI E GESTIONE FAUNISTICA: LA LEZIONE SPAGNOLA PER IL FUTURO DELLA CACCIA

Mixomatosi, il vuoto delle istituzioni: cosa ci insegna il precedente spagnolo –

Tra errori del passato e necessità di tutela dei capi immuni, ecco perché gli abbattimenti indiscriminati rischiano di compromettere la ripresa delle popolazioni.

Mixomatosi, il vuoto delle istituzioni: cosa ci insegna il precedente spagnolo

La gestione dell’emergenza mixomatosi ci pone oggi di fronte a una realtà innegabile: l’intera comunità faunistico-venatoria sconta una sostanziale mancanza di preparazione di fronte al fenomeno. L’unico solido precedente storico e scientifico su cui fare affidamento resta la grave epidemia sviluppatasi in Spagna a partire dal 2018.

L’evoluzione dei dati sul campo in territorio iberico ha tracciato una parabola chiara:

  • 2018: Insorgenza del fenomeno e primi focolai sul territorio.

  • 2019: Picco epidemico con ben 227 focolai attivi.

  • 2020: Inizio del ridimensionamento con 87 focolai.

  • 2021: Stabilizzazione a quota 27 focolai.

Le misure di contenimento (lepre): cosa ha funzionato e cosa no

Per fronteggiare l’emergenza, le autorità spagnole e gli ambiti di gestione hanno adottato strategie differenziate: da un lato la sospensione totale del prelievo nelle zone maggiormente colpite, dall’altro una forte riduzione dei contingentamenti nelle aree periferiche o a minore incidenza.

Nonostante queste misure, nelle aree più martoriate non si è ancora assistito a una vera e propria ripresa demografica della specie. Un dato su cui il mondo venatorio deve interrogarsi seriamente: questo stallo è dovuto solo alla forza del virus o è stato aggravato da scelte gestionali errate, come la riapertura prematura della caccia in presenza di popolazioni residue già fortemente ridotte?

Immunità naturale vs Abbattimenti di contenimento

La lezione più importante che emerge dal caso spagnolo riguarda la strategia di fondo nel contrasto all’epidemia. Abbattere i selvatici nell’illusione di frenare la catena del contagio si è dimostrata una scelta scientificamente e praticamente controproducente.

La priorità gestionale deve essere opposta: tutelare la popolazione superstite. Consentire la sopravvivenza dei soggetti che sono riusciti a superare la malattia permette di preservare individui dotati di immunità naturale, ovvero l’unico vero capitale biologico da cui ripartire per la ricostituzione e il futuro ripopolamento del territorio.

Testo inviatoci da un ricercatore / cacciatore spagnolo

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