Legge Montagna: il piano per far rinascere i territori

Legge Montagna: il piano per far rinascere i territori

Legge Montagna, svolta per pascoli e boschi: arrivano le linee guida e il credito d’imposta per fermare lo spopolamento

Legge Montagna: il piano per far rinascere i territori – Il Ministero dell’agricoltura compie il primo passo concreto per la valorizzazione delle aree interne: sul piatto indirizzi strategici per amministrazioni e territori, affiancati da incentivi fiscali per le imprese e gli enti locali.

Una bussola per far rinascere le terre alte

Legge Montagna: il piano per far rinascere i territori

ROMA – Un cambio di passo atteso da tempo per contrastare la desertificazione umana ed economica delle aree montane. Il Ministero dell’agricoltura ha inviato alla Conferenza unificata le nuove linee guida per il recupero di pascoli e boschi, previste dall’articolo 12 della legge 131/2025 (la “Legge sulla montagna”). Insieme all’atto di indirizzo debutta anche il decreto attuativo sui servizi ecosistemici e ambientali, collegato all’incentivo fiscale dell’articolo 19.

Pur non rappresentando una soluzione immediata per ogni criticità, il provvedimento segna una discontinuità netta con il passato: per la prima volta si definisce un quadro strutturato per invertire la rotta dell’abbandono. Il testo parte infatti da un quadro clinico ben preciso delle zone interne — spopolamento, ricolonizzazione forestale incontrollata, perdita di paesaggi storici, incendi e fragilità idrogeologica — proponendo linee di intervento operative a livello nazionale.

Trattandosi di un atto di indirizzo, il provvedimento non impone vincoli rigidi ma rispetta le competenze di Regioni e Province autonome. Le linee guida avranno una cadenza di aggiornamento triennale, proponendosi come uno strumento dinamico da adattare alle esigenze locali.

I tre pilastri dell’intervento

La strategia delineata dal Ministero per arginare il degrado territoriale si articola su tre direttrici principali:

  • Riorganizzazione del patrimonio fondiario: Il contrasto alla frammentazione dei terreni passa attraverso il censimento dei fondi abbandonati o silenti, l’impulso alle banche della terra e il sostegno a cooperative, associazioni e consorzi. Spazio anche all’integrazione con il mondo universitario e alla tracciabilità delle filiere locali, per offrire prospettive concrete ai giovani intenzionati ad aprire un’attività in quota.

  • Salvaguardia di paesaggio ed ecosistemi: Previsto il ripristino dei pascoli sottratti dall’avanzata del bosco, la tutela delle razze autoctone (con l’istituzione della figura dell’agricoltore/allevatore custode) e la prevenzione del dissesto mediante il recupero di viabilità rurale, malghe, alpeggi e terrazzamenti. Chi presidia la montagna si trasforma così da elemento di costo a produttore di risorse collettive.

  • Remunerazione dei servizi ecosistemici: È la misura di maggiore impatto prospettico. Vengono riconosciuti ed economicamente valorizzati i benefici della cura del territorio: tutela delle risorse idriche, assorbimento di carbonio, difesa del suolo e salvaguardia del paesaggio. La gestione attiva potrà accedere ai mercati volontari del carbonio, ai pagamenti agroambientali e a progetti integrati con turismo sostenibile e attività sociali.

Risorse finanziarie e ruolo centrale dei Comuni

Per sostenere la realizzazione dei progetti, il documento individua una pluralità di fonti di finanziamento: dalla Politica Agricola Comune (PAC) ai fondi PNRR, passando per il Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane, il Fondo sviluppo e coesione, la SNAI e le agevolazioni per l’imprenditoria giovanile.

In questo scenario, i Comuni montani assumono una funzione direttiva: non più semplici spettatori, ma promotori di informazione, animazione territoriale e governance al fianco di imprese, università e comunità locali.

Il credito d’imposta e le semplificazioni per gli affidamenti

A dare consistenza economica alle misure interviene l’articolo 19 della legge 131/2025:

Parametro Dettagli della misura
Beneficiari Imprenditori agricoli e forestali (singoli o associati), cooperative, consorzi e associazioni fondiarie nei comuni montani.
Aliquota e durata 10% sugli investimenti effettuati tra il 1° gennaio 2025 e il 31 dicembre 2027. L’aliquota sale al 20% per i comuni montani fino a 5.000 abitanti rientranti nelle tutele per le minoranze linguistiche storiche (secondo le modifiche del D.L. 144/2026).
Condizioni Cumulabile con altre agevolazioni sulle medesime spese e fruibile in compensazione (nel rispetto delle norme de minimis).
Interventi ammessi Difesa del suolo, gestione forestale sostenibile, tutela della biodiversità, ripristino di sentieri, viabilità silvopastorale e recupero di fabbricati tradizionali a uso zootecnico o turistico.

A completare il quadro interviene il comma 7, che attribuisce ai Comuni la facoltà di affidare direttamente sotto soglia i lavori di manutenzione (sentieri, idraulica, prevenzione incendi) a rifugisti, coltivatori diretti e consorzi locali. Una misura pensata per trattenere risorse e posti di lavoro all’interno delle stesse comunità montane.

I nodi ancora da sciogliere

Non mancano alcuni elementi di criticità che chiederanno ulteriore lavoro nelle prossime settimane:

  • Dote finanziaria limitata: La dotazione attuale del credito d’imposta è pari a 4 milioni di euro l’anno, una cifra di partenza che richiederà futuri rifinanziamenti.

  • Iter attuativo in corso: Si attende il decreto attuativo MASAF-MEF relativo alle modalità operative e ai controlli, oltre all’intesa definitiva in Conferenza unificata.

  • Tempistiche strette: Con la scadenza del credito d’imposta fissata a fine 2027, la tempestività di Regioni ed Enti locali nell’orientare i bandi farà la differenza sull’efficacia reale della misura.

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