ENCI-Brambilla: perché nessuno ha vigilato?
ENCI-Brambilla: perché nessuno ha vigilato?
Tra costi fuori mercato e timori reverenziali verso la politica, la vicenda ENCI svela il cortocircuito di un monopolio privato che gestisce funzioni pubbliche senza veri controlli.
ENCI – Brambilla: perchè nessuno ha vigilato? -L’inchiesta della Procura di Milano sulle maxi-sponsorizzazioni dell’ENCI (Ente Nazionale Cinofilia Italiana) alla trasmissione televisiva “Dalla parte degli animali“, condotta dall’onorevole Michela Vittoria Brambilla, solleva interrogativi profondi che superano il semplice perimetro giudiziario.
Al centro dell’indagine condotta dalla Guardia di Finanza vi è un presunto meccanismo di false fatturazioni per circa 1,5 milioni di euro. Secondo l’ipotesi dei PM, l’ENCI versava ingenti somme a tre società di produzione per sponsorizzare il programma; queste società, tuttavia, avrebbero girato circa il 90% dei fondi direttamente alla deputata come compenso per la conduzione, lasciando solo le briciole alla produzione reale.Di fronte a cifre simili e a un’esposizione mediatica di questo tipo, la domanda sorge spontanea e legittima: perché nessuno ha controllato prima?
Un cortocircuito di vigilanza e l’anomalia ENCI
Per comprendere le falle nei controlli, bisogna analizzare la natura ibrida dell’ENCI e il contesto in cui si è mossa questa sponsorizzazione.
- La natura dell’Ente: un monopolio privato con funzioni pubbliche
L’ENCI non è un semplice club di appassionati, ma un ente privato che opera su delega ufficiale del Ministero dell’Agricoltura (MASAF). Gestisce in esclusiva i libri genealogici e rilascia i pedigree in Italia. Questa posizione di monopolio garantisce flussi di denaro costanti e imponenti (derivanti dalle iscrizioni dei cani di razza). Il problema cardine è che, pur maneggiando compiti istituzionali e fondi derivanti da una delega pubblica, le decisioni di spesa come le sponsorizzazioni pubblicitarie rispondono a logiche di bilancio privatistiche, sfuggendo spesso ai radar dei controlli stringenti tipici della Pubblica Amministrazione.
- Chi doveva controllare? Il silenzio del Ministero e dei Revisori
Il primo organo di controllo avrebbe dovuto essere interno: il Collegio dei Sindaci (i revisori dei conti) dell’ente stesso. Com’è possibile che nessuno abbia sollevato dubbi sulla congruità della spesa? Durante i bilanci, i soci storici avevano fatto notare l’anomalia. Emblematico è il caso sollevato internamente da alcuni soci: pagare circa 240.000 euro per spazi televisivi (rubriche) che all’atto pratico duravano poco più di un minuto a puntata. Un costo al minuto spropositato per qualsiasi piano media standard, che avrebbe dovuto far scattare un campanello d’allarme immediato sulla reale convenienza economica dell’investimento.
Il secondo livello di vigilanza spetta al Ministero vigilante (MASAF). Il Ministero ha il compito di vigilare sulla tenuta dei libri genealogici e sul corretto funzionamento dello statuto, ma raramente entra nel merito delle singole scelte commerciali o di marketing dell’ente, lasciando di fatto un’ampia “zona d’ombra” gestionale.
Il “Fascino” della politica e il conflitto d’interessi culturale
Un altro motivo per cui i controlli si sono mossi tardi — solo dopo l’inchiesta giornalistica di Report — risiede nel peso politico e culturale dei soggetti coinvolti.
- Scambio di legittimazione: L’ENCI, spesso criticato da frange del mondo animalista radicale per la sua focalizzazione sui cani di razza e sugli allevamenti, vedeva nella trasmissione della Brambilla (paladina dell’animalismo mainstream e politico) il veicolo perfetto per “ripulire” o ingentilire la propria immagine pubblica davanti al grande pubblico generalista.
- Sudditanza psicologica verso la politica: Quando un ente si interfaccia con figure parlamentari di spicco, i sistemi di controllo interni tendono storicamente ad essere meno rigidi o più timorosi nel sollevare obiezioni formali, scambiando una scelta politica o di opportunità per una scelta insindacabile.
Il paradosso della trasparenza La trasparenza finanziaria, nei moderni enti a rilevanza pubblica, non può limitarsi alla formale “quadratura dei conti” in bilancio. Se un costo è formalmente registrato ma palesemente fuori mercato o privo di un ritorno concreto per la collettività dei soci e per la tutela degli animali, il sistema di controllo ha fallito la sua missione originaria.
Mentre la magistratura farà il suo corso per accertare se dietro questi passaggi di denaro si nasconda una vera e propria frode fiscale e un giro di fatture inesistenti, la vicenda lascia sul campo una certezza: la necessità di riformare radicalmente la governance e la vigilanza su quegli enti che, pur formalmente privati, gestiscono per conto dello Stato pezzi importanti del nostro patrimonio zootecnico e biologico.
C&D
Intervista esclusiva con l’On. Francesco Bruzzone
Intervista esclusiva con l’On. Francesco Bruzzone Caccia Calendari Sanzioni – Con lui affronteremo i temi principali del momento- Modifica Legge 157/92 gli emendamenti approvati – Si poteva fare di più ? Condividi l’articolo sui social!
Speciale Legge 157/92 e Sentenza TAR: Novità e Scenari per la Caccia in Lombardia e Veneto
Speciale Legge 157/92 e Sentenza TAR: Novità e Scenari per la Caccia in Lombardia e Veneto Caccia & Dintorni – Speciale Legge 157/92 e Sentenza TAR: Novità e Scenari per la Caccia in Lombardia e in Veneto Condividi l’articolo sui social!
CACCIA: RIFORME E SOVRANITÀ
CACCIA: RIFORME E SOVRANITÀ Ne abbiamo parlato LUNEDÌ 11 MAGGIO alle ore 20:30 in una diretta streaming imperdibile con due pesi massimi dell’associazionismo venatorio: – – I TEMI CALDI DELLA SERATA: Riforma 157/92: Tra promesse elettorali e realtà dei fatti. A che punto siamo? Europa vs Italia: Come difendere la sovranità nazionale dalle direttive UE. Munizioni in Piombo & Zone […]
Il futuro della caccia in Italia
Il futuro della caccia in Italia Il futuro della caccia in Italia – Incontro con il Presidente di Arci Caccia Nazionale Christian Maffei e con il VicePresidente Nazionale di Enalcaccia Demis Fracca Si Parla della revisione della 157 e del Divieto del Piombo che avanza – Le loro posizioni. Condividi l’articolo sui social!




Commenti recenti