Il censimento richiami vivi in Lombardia costa 100 mila euro ai contribuenti

L’operazione censimento dei richiami vivi (di cattura e di allevamento) richiesta dalla Regione Lombardia entra nella fase finale e anche Brescia dovrà adeguarsi a questa richiesta. La Provincia già in questi giorni raggiungerà tutti i cacciatori da appostamento fisso con un questionario che dovrà essere compilato in tutte le sue parti e restituito agli uffici predisposti dell’assessorato caccia entro il 30 giugno. Un’ operazione complessa, una direttiva che ha spaccato ancora una volta il mondo delle associazioni. Da una parte quelle che acconsentono e che vedono in questo censimento una sorta di “trattativa” per ottenere le deroghe, altre che sono assolutamente contrarie e che inviteranno i loro associati a non compilare nessun modulo. Tutto questo in attesa (dopo il secondo rinvio) che il TAR emetta la sentenza sulla chiusura dei centri di cattura bloccati durante l’esercizio nella scorsa stagione e che in caso negativo impedirà ai roccoli di riaprire anche nella prossima.

Intanto va chiarito che – come sottolineato anche dall’assessore provinciale alla caccia di Brescia, Aurelio Guarneri – questo censimento non essendo il frutto di nessuna legge e di nessun atto amministrativo non è obbligatorio, almeno per adesso.

C’è un’altra questione: è emerso solo in questi giorni un documento datato dicembre 2012 ed emesso dalla Commissione Europea (Bruxelles), nel quale si fa richiesta esplicita alla Regione Lombardia di provvedere al censimento dei richiami vivi. E di questo nessuno sapeva niente, sebbene non sia certo una questione secondaria.

Ma (e la domanda è d’obbligo) la delegazione politica, composta dall’allora assessore regionale alla caccia De Capitani, il presidente della commissione Parolini e da altri consiglieri, che un anno fa (2012) era andata in pellegrinaggio a Bruxelles, come fosse Medjugorje per implorare il miracolo, per fare valere i diritti delle cacce tradizionali in Lombardia, possibile che non sapesse nulla di questo documento?! Perché se fosse così sarebbe davvero grave. Quindi ci si domanda di cosa sono a andati a discutere se non sapevano dell’esistenza di tale documento, così importante, forse dimenticato distrattamente nel cassetto di qualche funzionario? Probabilmente hanno discusso di aria fritta. Infatti da quella spedizione della Regione Lombardia i nostri prodi erano tornati con un grande risultato: 2.017 roccoli chiusi!!! Cinque anni per, un poco alla volta, andare verso la totale chiusura dei centri di cattura dei richiami vivi e sancire la morte della caccia da appostamento fisso.

Qualche associazione dice che se non si aderisce al censimento non si avrà la possibilità di richiedere i presicci ai centri di distribuzione, ma qui ci scontriamo con la sentenza del TAR che – come la spada di Damocle – pende sul capo dei cacciatori lombardi. Non è che facendo il censimento si possa barattare l’apertura dei roccoli con una sentenza favorevole. La Regione infatti non dà nessuna garanzia in merito, proprio nessuna.

Poi comunque, anche se la sentenza fosse favorevole e ai “roccoli” fosse consentito di “catturare” tordi, sasselli e cesene (e limitiamoci a questi) – sarà tutto da vedere se si potrà impedire di ricevere i richiami a quei cacciatori che, non essendoci l’obbligatorietà, non avranno fatto il censimento. Anche perché va detto che il censimento andrà poi fatto ogni anno inserendo i nuovi richiami, sia di allevamento che di cattura, e togliendo quelli che nel frattempo saranno scomparsi.

Alla fine di tutto comunque emerge un dato amaro ed è questo: la Regione spenderà ben 100 mila euro per questo censimento. Francamente penso che in un momento di vera sofferenza per tanta gente, dove fuori dai centri della Caritas vediamo uomini e donne in fila per un piatto di minestra, la Regione poteva risparmiare questi soldi e lasciare un po’ tranquillo un ambiente sano come quello venatorio che ogni anno perde già di suo migliaia di praticanti. Il Presidente della Regione Roberto Maroni avrebbe fatto meglio a destinare altrove questi 100 mila euro… se proprio avanzavano.

Beppe De Maria

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