Caccia 2026: il WWF attacca, ma l’ISPRA spiazza tutti
Caccia 2026: il WWF attacca ma l’ISPRA spiazza tutti
Tensioni sulla caccia: il WWF attacca sulle preaperture, ma l’ISPRA precisa il valore di un prelievo sostenibile

Duplicazioni e sovrapposizioni: le perplessità dell’ISPRA
L’allarme lanciato dalle associazioni ecologiste trova effettivo riscontro in alcune analisi espresse dalla stessa ISPRA. Nel corso di un’audizione parlamentare tenutasi il 14 luglio 2026 sulla revisione della Legge 157/92, l’Istituto ha evidenziato come l’attribuzione di competenze valutative anche al CTFVN generi sovrapposizioni istituzionali e spreco di risorse. Disponendo di un organico di oltre 40 specialisti dedicati al monitoraggio della fauna, ISPRA rileva come l’emissione di pareri tecnici “paralleli” da parte del Comitato rischi di depotenziare la funzione dell’organo scientifico ufficiale.
Prelievo sostenibile e conservazione della natura
Diversamente da quanto sostenuto dalle posizioni ecologiste più radicali, l’ISPRA non osserva un contrasto insanabile tra prelievo venatorio e tutela dell’ambiente. Richiamando i principi della Carta Europea su Caccia e Biodiversità, l’ente sottolinea come un’attività venatoria rigorosamente pianificata sulla base di dati scientifici sia del tutto compatibile con la conservazione delle specie.
In quest’ottica, la caccia governata con responsabilità può trasformarsi in un elemento di supporto gestionale:
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Ripristino ambientale: coinvolgimento dei cacciatori nella cura degli habitat in sinergia con il settore agricolo e forestale.
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Specie aliene e conflitti: contributo diretto al contenimento delle specie invasive e alla gestione dei danni causati dalla fauna.
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Recupero faunistico: possibilità di favorire il ripristino di popolazioni in calo tramite prelievi contingentati e rigorosamente sostenibili.
Riforma della normativa: la posizione dell’Istituto
Sul piano normativo (DDL 1552), l’ISPRA giudica opportuna un’attualizzazione della legge quadro risalente all’inizio degli anni ’90, sia per l’evoluzione del patrimonio faunistico sia per il drastico calo dei praticanti, scesi sotto i 500.000.
Pur bocciando singoli aspetti e raccomandando l’esclusione dal prelievo per le specie in forte sofferenza (quali l’allodola e la pernice bianca), l’Istituto si mostra favorevole a diverse modifiche tecniche: la regolamentazione della fauna negli aeroporti, l’estensione nazionale delle abilitazioni per la caccia di selezione agli ungulati e l’inclusione di nuove specie cacciabili, a patto che sia sostenuta da soliti piani di gestione.
Il vero nodo della questione
La polemica sulle preaperture mostra chiaramente due livelli di confronto. Se da un lato resta aperto il dibattito sui singoli calendari venatori locali, dall’altro la posizione dell’ISPRA dimostra che il vero tema non è il rifiuto ideologico della caccia. La sfida centrale risiede nella scelta dei dati scientifici da adottare, nell’efficacia dell’architettura istituzionale e nella capacità di definire limiti certi affinché la gestione della fauna selvatica rimanga sostenibile.
C&D
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