Mixomatosi: stop all’import dall’Est e più tutela dell’habitat per salvare le lepri

Mixomatosi: stop all’import dall’Est e più tutela dell’habitat per salvare le lepri

Emergenza mixomatosi e ripopolamento della lepre: la vera sfida parte dal territorio

Mixomatosi: stop all’import dall’Est e più tutela dell’habitat per salvare le lepri

Mixomatosi: stop all’import dall’Est e più tutela dell’habitat per salvare le lepri – Un’allerta sanitaria che si trasforma in un’opportunità irripetibile per il futuro della fauna selvatica. La diffusione della mixomatosi, che negli ultimi tempi sta colpendo duramente le popolazioni di lepri in diverse aree del Nord-Est italiano, sta mettendo a nudo le fragilità di un sistema gestionale non più sostenibile. Tuttavia, proprio da questo momento critico, può e deve nascere una svolta radicale da parte degli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC).

Per chi non lo avesse ancora fatto, è giunto il momento di passare dalle misure d’emergenza a una pianificazione seria, strutturata e di lungo periodo per la tutela della fauna.

Ripensare l’habitat: la chiave dei “Miglioramenti Ambientali”

Il primo pilastro di questo cambio di paradigma risiede nei tanto citati quanto indispensabili miglioramenti ambientali. Creare l’habitat idoneo è la condizione prioritaria per garantire la sopravvivenza e la riproduzione della fauna selvatica, in particolare della lepre.

Interventi mirati — come la piantumazione di siepi, la creazione di fasce tampone non coltivate, il ripristino di zone rifugio e la disponibilità di risorse trofiche naturali — consentono di strutturare un territorio idoneo ad accogliere e far prosperare riproduttori sani. Senza un ambiente accogliente e protetto, qualsiasi sforzo di ripopolamento rischia di rivelarsi vano e poco lungimirante.

Stop all’importazione dall’Est: salute e controlli al primo posto

La gestione attuale necessita di una svolta anche sul fronte degli approvvigionamenti. L’obiettivo primario dei piani di gestione degli ATC per i prossimi due o tre anni deve essere uno solo: azzerare completamente l’acquisto di lepri provenienti dai Paesi dell’Est Europa.

I rischi legati a queste importazioni sono ormai evidenti:
Standard sanitari disomogenei: I controlli veterinari e le garanzie sanitarie in molti Paesi d’origine non offrono gli stessi standard rigorosi previsti dalla normativa italiana.
Vulnerabilità patogena: l’introduzione di animali stressati dal trasporto o potenzialmente vettori di patogeni rischia di compromettere la salute dei selvatici già presenti sul territorio.

 

Verso una gestione virtuosa e autonoma

La strada da percorrere è quella dell’autosufficienza gestionale. La fauna deve essere gestita all’interno di zone dedicate (come le Zone di Ripopolamento e Cattura) in maniera scrupolosa, scientifica e costantemente controllata.

Promuovere la riproduzione in natura di animali autoctoni, monitorare costantemente lo stato sanitario delle popolazioni residenti e curare l’ecosistema locale permetterà di creare ceppi di lepri più forti, resistenti e adattati al territorio. La crisi della mixomatosi nel Nord-Est non deve essere vissuta solo come una perdita, ma come la spinta decisiva per abbandonare vecchie logiche d’immissione e abbracciare una gestione faunistica moderna, etica e davvero sostenibile.

 

C&D / GDM

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