Stangata per la LAC: il TAR Toscana boccia il ricorso sulle guardie volontarie

Stangata per la LAC: il TAR Toscana boccia il ricorso sulle guardie volontarie

Il TAR Toscana dà torto alla LAC: confermata la validità delle regole sulle guardie venatorie volontarie

Stangata per la LAC: il TAR Toscana boccia il ricorso sulle guardie volontarie

Caccia– Dopo un lungo contenzioso giudiziario durato quattro anni e articolato su ben nove motivi di ricorso, la Lega per l’Abolizione della Caccia (LAC) esce a mani vuote. Con la sentenza n. 2058/2026 (depositata il 27 ottobre), il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana ha bocciato integralmente l’offensiva legale promossa dall’associazione ambientalista contro la disciplina regionale in materia di guardie giurate volontarie (venatorie e ittiche).

Stangata per la LAC: il TAR Toscana boccia il ricorso sulle guardie volontarie

Le contestazioni dell’associazione

Al centro della vertenza, avviata nel 2022, vi erano le delibere della Giunta toscana (n. 202/2022 e n. 646/2022) predisposte per regolamentare l’operato dei volontari (GGVV e GGIV) sotto il coordinamento delle Polizie provinciali e della Polizia della Città Metropolitana di Firenze.

La LAC ne contestava radicalmente la struttura organizzativa, opponendosi in particolare a:

  • L’operatività circoscritta a una sola provincia;

  • Il divieto di svolgere attività fuori dalla regia e dal coordinamento degli enti pubblici;

  • La pianificazione mensile dei servizi di turno e l’istituzione del registro dedicato;

  • Il divieto di effettuare videoriprese o registrazioni audio durante i controlli;

  • La gestione delle richieste dati verso altri enti esclusivamente tramite passaggio provinciale;

  • L’incompatibilità nell’operare all’interno di strutture faunistiche dove la guardia ha interessi personali;

  • La netta separazione formale tra mansioni di guardia zoofila e guardia venatoria.

Secondo la tesi difensiva della LAC, queste prescrizioni avrebbero snaturato l’attività di volontariato assimilandola a una forma di lavoro subordinato, comprimendo eccessivamente l’autonomia delle singole associazioni.

La decisione dei giudici amministrativi

Il Collegio giudicante, presieduto da Alessandro Cacciari, ha rigettato ogni pretesa:

  1. Ricorso principale improcedibile: la delibera iniziale era già stata sostituita.

  2. Motivi aggiunti infondati: le censure riproposte verso la nuova delibera sono state ritenute prive di fondamento.

Nella motivazione della sentenza si evidenzia come la LAC abbia cercato di sostituire le proprie valutazioni discrezionali alle decisioni organizzative di competenza della Regione, senza tuttavia apportare elementi concreti di irragionevolezza o illegittimità a supporto della propria tesi.

La rilevanza del pronunciamento

I principi affermati valicano i confini regionali: la vigilanza venatoria si configura come una funzione pubblica la cui regia spetta primariamente alle istituzioni e non all’iniziativa autonoma delle associazioni. Il TAR ha ribadito il pieno diritto della Regione di programmare, coordinare e monitorare chi esercita compiti di controllo sul territorio, a tutela della trasparenza, dell’ordine pubblico e della garanzia di tutti i soggetti coinvolti.

(Fonte: AB – Agrivenatoria Biodiversitalia)

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