Riforma della Legge 157/92 – AB accusa le Associazioni Ambientaliste

Riforma della Legge 157/92: AB Accusa le Associazioni Ambientaliste di Creare Allarmismo

Riforma della Legge 157/92: AB Accusa le Associazioni Ambientaliste di Creare Allarmismo

DDL 1552: Tra retorica dell’apocalisse e realtà istituzionale. Il paradosso delle sigle ambientaliste

L’attuale dibattito sul Disegno di Legge 1552, volto a riformare la storica Legge 157/92 sulla caccia, sta vivendo un cortocircuito comunicativo senza precedenti. Se da un lato il Parlamento prosegue l’iter legislativo, dall’altro le piattaforme social di LAV, LAC, LIPU e WWF si sono trasformate in un megafono di allarmismo che, secondo diversi osservatori, sembra puntare più alla polarizzazione emotiva che alla corretta informazione dei cittadini.

La strategia della polarizzazione: il “metodo” social

Osservando la narrazione portata avanti dalle principali associazioni animaliste, emerge uno schema basato su termini mutuati dal linguaggio dei conflitti: si parla di “sterminio”, “mattanza” e “far west”. Questa strategia comunicativa si poggia su tre elementi cardine:

  1. Linguaggio emergenziale: L’uso di toni catastrofisti per trasformare un aggiornamento normativo in un atto di aggressione alla natura.

  2. Semplificazione del merito: Viene sistematicamente omessa la necessità tecnica di aggiornare una normativa vecchia di trent’anni per adeguarla alle mutate esigenze dei territori.

  3. Leva emotiva: L’utilizzo di immagini dal forte impatto visivo per delegittimare l’interlocutore politico, spesso etichettato come “complice” della distruzione ambientale.

Il nodo del contendere: l’alleanza tra Caccia e Agricoltura

Il vero punto di rottura ideologico risiede in un cambiamento di prospettiva che il DDL 1552 introduce ufficialmente: il legame indissolubile tra attività venatoria e tutela delle produzioni agricole.

La riforma propone che la gestione della fauna selvatica non sia più slegata dal contesto economico, ma diventi uno strumento funzionale alla protezione del paesaggio e dell’economia rurale. Questo approccio, che privilegia la sostenibilità economica rispetto a una conservazione astratta e “intoccabile”, rappresenta il pilastro che le associazioni animaliste non sembrano disposte ad accettare.

Il cortocircuito procedurale: una democrazia a due velocità?

L’aspetto più paradossale della protesta riguarda però il metodo di discussione del provvedimento. Le sigle ambientaliste gridano oggi al “blitz” della maggioranza, dimenticando un dettaglio cronologico fondamentale:

  • Estate 2025: Le stesse associazioni si batterono per evitare che il DDL fosse discusso in “sede redigente” (più rapida), chiedendo con forza il ritorno in “sede referente”.

  • La “vittoria” di allora: Il passaggio al dibattito in Aula fu celebrato come un trionfo della democrazia e della trasparenza.

  • Il paradosso di oggi: Ora che il Parlamento sta seguendo esattamente quel percorso garantista, analizzando e votando ogni emendamento nel pieno esercizio delle sue funzioni, le stesse sigle che lo hanno preteso denunciano presunte forzature istituzionali.

Conclusioni: oltre la propaganda

La gestione della biodiversità e del territorio è un tema di estrema complessità che richiederebbe un confronto basato su dati tecnici e scientifici. Ridurre la riforma della Legge 157/92 a uno scontro tra “buoni e cattivi” tramite il populismo digitale non giova alla tutela dell’ambiente. La democrazia non può essere considerata valida solo quando produce i risultati sperati; delegittimare un iter parlamentare — peraltro richiesto e ottenuto in prima persona — appare più come una mossa propagandistica che come una reale difesa del bene comune.

Fonte: AB Agrivenatoriabiodivesitalia

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