Maffei: «Diritto di stare nel Comitato»
Comitato faunistico, Maffei (Arcicaccia) all’attacco: «Dalla maggioranza un’evidente scorrettezza istituzionale»
Il presidente nazionale commenta il discusso emendamento al ddl caccia che punta a “blindare” l’esclusione di alcune sigle, anticipando la Consulta. E agli ambientalisti manda a dire: «Giù le mani dalla nostra battaglia».
ROMA – È un mix di amarezza, delusione e combattività quello che emerge dalle parole di Christian Maffei, presidente nazionale di Arcicaccia, di fronte alle ultime manovre parlamentari sul ddl caccia. Al centro della bufera c’è l’emendamento, promosso dalla maggioranza di centrodestra, che punta a “blindare” la nuova composizione del Comitato faunistico-venatorio nazionale, neutralizzando di fatto un’imminente pronuncia della Corte Costituzionale.
La questione è spinosa e riguarda i criteri di rappresentanza. Le nuove regole prevedono infatti che al tavolo del Comitato siedano solamente tre associazioni venatorie – quelle numericamente più consistenti – lasciando fuori le altre storiche sigle, tra cui proprio Arcicaccia. Un’esclusione che aveva spinto l’associazione alle vie legali, ottenendo che un tribunale investisse della questione direttamente la Consulta, sollevando dubbi di legittimità.
Ora, però, la politica tenta il contropiede. «Ci ritroviamo esclusi in maniera ingiusta», ha dichiarato Maffei. Il presidente ricostruisce così il paradosso della vicenda: da un lato un tribunale «investe della questione la Corte costituzionale», dall’altro «la maggioranza corre ai ripari cambiando la legge per rendere nullo l’intervento». La conclusione di Maffei è tranciante: «Mi sembra che la scorrettezza istituzionale sia evidente».
Non si tratta, ci tiene a precisare il vertice di Arcicaccia, di una volontà distruttiva. L’obiettivo non è paralizzare l’organo tecnico, ma rivendicare una partecipazione legittima. «Non vogliamo distruggere il comitato o ostacolarne i lavori», spiega Maffei. «Al contrario, ne chiedevamo la ricostituzione, ci crediamo così tanto che volevamo farne parte, e di farne parte riteniamo di avere il diritto».
Con l’iter della riforma venatoria appena iniziato in Parlamento (attualmente al vaglio delle Commissioni Agricoltura e Ambiente del Senato), si profila all’orizzonte una vera e propria corsa contro il tempo tra il potere legislativo e quello giudiziario. La volontà politica del centrodestra di blindare la norma è chiara, ma le tempistiche restano un’incognita. «Vediamo», nota lucidamente Maffei, «se arriverà prima la sentenza della Corte costituzionale o l’approvazione della legge».
A margine della contesa istituzionale, c’è spazio anche per una dura presa di posizione contro le sigle ambientaliste, ree, secondo Maffei, di sciacallaggio politico. Le associazioni protezioniste hanno infatti cavalcato la battaglia legale di Arcicaccia per chiedere la sospensione totale dei lavori del Comitato faunistico-venatorio.
Un atteggiamento che provoca un profondo «fastidio» al presidente: «Chiedono la sospensione come se la battaglia l’avessero fatta loro e vogliono impadronirsene usandola contro la caccia». Una strumentalizzazione inaccettabile per chi, ribadisce Maffei in chiusura, rappresenta un mondo ben preciso: «Arcicaccia è un’associazione di cacciatori e intende sempre muoversi in difesa della caccia».
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