Cinghiale: Tra Eradicazione e Equilibrio
Cinghiale: Tra Eradicazione e Equilibrio
Le Ombre della Pressione Venatoria H24
Editoriale del 23 Febbraio 2026 –

La Deriva Tecnologica: Caccia o Controllo Notturno?
L’introduzione massiccia di strumentazione optoelettronica — visori termici e intensificatori di luce — sta trasformando il prelievo in un’attività senza soluzione di continuità. Questa pressione “H24” non colpisce solo il cinghiale, ma altera i ritmi biologici di tutta la fauna selvatica, stanziale e migratoria. Il disturbo arrecato nelle ore notturne, anche in siti sensibili come la Rete Natura 2000, ignora i principi cardine della gestione faunistica stabiliti sin dal 1992. Il rischio è evidente: una foresta “sempre sveglia” dove lo stress cronico impatta su specie non bersaglio, con conseguenze ecologiche ancora non del tutto quantificate.
Il Paradosso della Pasturazione
Un altro punto critico è la pasturazione attrattiva. Sebbene utilizzata per facilitare il prelievo selettivo, questa pratica genera pericolosi effetti collaterali:
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Rischio Epidemiologico: Concentrare gli animali in punti specifici aumenta il contatto tramite saliva e deiezioni, facilitando paradossalmente la diffusione di patogeni (inclusa la PSA).
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Sinantropizzazione: L’abbondanza di cibo facile riduce il timore verso l’uomo, spingendo i cinghiali verso i centri abitati e aumentando i conflitti (incidenti stradali e danni ai giardini).
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Squilibrio Biologico: Il foraggiamento artificiale aumenta la fertilità e la sopravvivenza invernale, alimentando proprio quel ciclo di crescita che si vorrebbe contrastare.
La Caccia Collettiva: Un Presidio Sociale da Difendere
Mentre l’ordinanza commissariale sposta l’accento sul prelievo individuale, non si può dimenticare che la braccata e la girata non sono solo strumenti gestionali efficaci (come confermato da studi dell’Università di Firenze), ma veri pilastri della socialità montana. Le squadre di caccia al cinghiale rappresentano un presidio territoriale insostituibile:
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Garantiscono la manutenzione dei sentieri e il monitoraggio dei boschi.
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Mantengono vivi i legami intergenerazionali nelle aree interne, contrastandone lo spopolamento.
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Assicurano la trasparenza della filiera, a differenza di certi prelievi individuali notturni la cui “sorte gestionale” rimane troppo spesso nell’ombra.
Dal Cacciatore Bio-Regolatore alla “Partita IVA”
Si assiste con preoccupazione al passaggio dalla figura del cacciatore come bioregolatore appassionato a una sorta di “corsa all’oro” degli appalti per gli abbattimenti. Le riforme della Pubblica Amministrazione degli ultimi anni hanno indebolito i controlli, favorendo una gestione burocratica che spesso ignora le vocazioni dei territori, specialmente nelle aree montane e prealpine dove i danni all’agricoltura sono contenuti.
Conclusioni
L’eradicazione a ogni costo rischia di cancellare non solo una specie (che, entro la soglia di 1-5 capi/km², svolge un ruolo ecologico prezioso), ma un intero sistema di tradizioni e presidio ambientale. È necessario che le Regioni — come già fatto da Toscana e Piemonte con il prolungamento della braccata al 28 febbraio — continuino a riconoscere il valore della caccia collettiva, evitando che la tecnologia e l’emergenza sanitaria diventino il pretesto per smantellare la cultura venatoria del nostro Paese.
C&D – Non perdere la diretta di lunedì 23 febbraio alle 20,30 – la si può seguire sul canale YouTube: “Caccia al Cinghiale e PSA: Cosa sta succedendo e cosa rischiamo?”
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