Allarme CIA: le oche selvatiche assediano i campi emiliani

Allarme CIA: le oche selvatiche assediano i campi emiliani

Allarme in Emilia-Romagna: l’invasione delle oche selvatiche mette in ginocchio l’agricoltura

Nelle campagne dell’Emilia-Romagna la presenza delle oche selvatiche non è più un semplice fenomeno naturalistico, ma una vera e propria emergenza per il settore primario. A lanciare l’allarme è la CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) regionale, che denuncia una situazione ormai fuori controllo e chiede interventi immediati per tutelare i raccolti.

I numeri della crisi: oltre 60 mila euro di danni

Allarme CIA: le oche selvatiche assediano i campi emiliani – Secondo gli ultimi dati ufficiali diffusi dagli uffici della Regione, i danni certificati alle coltivazioni hanno superato i 60 mila euro solo nel corso del 2025. Una cifra considerevole che sta pesando enormemente sui bilanci delle aziende agricole di pianura.

Il problema principale è legato al cambiamento delle abitudini di questi volatili: l’ultimo censimento curato dall’Ispra ha registrato oltre 10 mila esemplari, che non sono più soltanto di passaggio ma sono diventati stanziali.

Le colture più colpite

Il continuo pascolamento delle oche danneggia gravemente i seminativi. I danni maggiori si registrano su:

  • Cereali

  • Colture foraggere

  • Campi da seme

La proposta di CIA: caccia in deroga nel calendario 2026-2027

Allarme CIA: le oche selvatiche assediano i campi emiliani

La Confederazione agricola sottolinea come la criticità venga denunciata da anni senza che siano mai state adottate contromisure davvero efficaci. Per questo motivo, l’associazione ha presentato una richiesta formale all’assessore regionale Alessio Mammi.

L’obiettivo è l’inserimento dell’oca selvatica tra le specie cacciabili in deroga già a partire dalla stagione venatoria 2026-2027. Una misura considerata coerente, dato che altre specie capaci di provocare danni persino minori sono già soggette a piani di contenimento simili.

La tutela dell’attività agricola deve rappresentare una priorità. Gli agricoltori non possono continuare a subire perdite economiche senza adeguate misure di prevenzione e gestione della fauna selvatica.” — Marco Bergami, vicepresidente di CIA Emilia Centro

Il modello europeo

L’attivazione del prelievo in deroga non sarebbe un esperimento isolato. Questa strategia viene già applicata con successo da anni in diversi Paesi dell’Unione Europea. L’esempio più virtuoso è l’Olanda, un territorio con un tessuto agricolo molto simile a quello emiliano-romagnolo, dove il monitoraggio e la caccia controllata hanno permesso di azzerare le criticità, salvaguardando comunque la sopravvivenza delle popolazioni di volatili svernanti e nidificanti.

Alla ricerca di un nuovo equilibrio

Il dibattito è ora aperto e vede il coinvolgimento diretto di istituzioni regionali, associazioni di categoria e mondo venatorio. Il traguardo da raggiungere è un compromesso che sappia coniugare la salvaguardia dell’ambiente con la sostenibilità economica delle imprese.

Secondo la CIA Emilia-Romagna, tuttavia, il tempo delle discussioni è scaduto. Senza un provvedimento tempestivo, l’intero sistema cerealicolo e foraggero della regione rischia un crollo verticale, con ripercussioni a catena su tutta la filiera agroalimentare del territorio.

Fonte: CIA Emilia Romagna

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