Divieto piombo: la dura replica di Libera Caccia
Divieto piombo: la dura replica di Libera Caccia
Tensioni nel mondo venatorio: botta e risposta tra Libera Caccia e Federcaccia sul nodo piombo
Divieto piombo: la dura replica di Libera Caccia – Il recente stop alle munizioni spezzate in piombo genera spaccature e accesi confronti tra le sigle della caccia. Il presidente nazionale della Libera Caccia, Paolo Sparvoli, è intervenuto per fare chiarezza e replicare con fermezza a un comunicato della Federcaccia riguardante l’adesione alla Face (Federazione delle Associazioni Venatorie dell’UE).
Rapporti interrotti con Bruxelles
Sparvoli ha precisato che la Libera Caccia non fa più parte della Face: i contatti si sono infatti chiusi a causa dell’atteggiamento ritenuto «eccessivamente morbido e accondiscendente rispetto allo strapotere delle istituzioni europee». La smentita arriva in risposta alla nota con cui Federcaccia evidenziava come l’associazione non fosse la sola realtà italiana impegnata sul fronte europeo, proprio mentre la delegazione continentale si trova al centro delle polemiche in seguito all’approvazione del ban del piombo previsto tra sette anni. Per la Libera Caccia, sostenere il contrario rispetto alla propria estraneità alla Face rappresenta soltanto «una bella invenzione», se non un’autentica «frottola».
Mancanza di consultazione e divergenze
Il presidente di Libera Caccia ha inoltre evidenziato di non essere mai stato interpellato sulle linee strategiche da adottare, né dall’organizzazione né dal vicepresidente Gian Luca Dall’Olio (ex numero uno di Federcaccia e attuale portavoce delle sigle italiane nell’organismo europeo):
«È ovvio che non siamo stati consultati, dato che non ci rappresentano. Tuttavia, se ci avessero chiesto anche solo un parere informale, avremmo espresso un netto dissenso.»
Le responsabilità sul voto europeo
L’intervento di Sparvoli si conclude con un riferimento alla bocciatura parlamentare dell’obiezione promossa dall’eurodeputato Pietro Fiocchi (FdI). Secondo il presidente di Libera Caccia, chi tenta di giustificare l’esito della votazione parlando di un «risultato inevitabile» finisce per omettere un elemento chiave: l’impatto decisivo che hanno avuto il via libera delle associazioni venatorie riunite nella Face e il sostegno dei comparti industriali del settore.
C&D
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