Determinare la sostenibilità del prelievo della lepre
Determinare la sostenibilità del prelievo della lepre: la matematica del bilancio faunistico
Dai censimenti sul campo al calcolo della quota venatoria: la matematica del bilancio faunistico
Determinare la sostenibilità del prelievo della lepre – Stabilire la quota di caccia sostenibile per la lepre significa svolgere un’operazione aritmetica precisa. La guida che segue riprende i principi applicati per anni dagli Osservatori Faunistici del Friuli Venezia Giulia (organismi soppressi con la Legge Regionale 30/1999) dedicati al calcolo del prelievo venatorio.
Ogni anno, all’inizio dell’autunno, gli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) di pianura e collina definiscono quanti esemplari si possano abbattere. Tale scelta viene quasi sempre etichettata come “sostenibile”, ma la sostenibilità non è una mera dichiarazione d’intenti né una sensibilità soggettiva: è il saldo effettivo di una sottrazione, eseguibile soltanto quando si dispone di numeri certi.
Il metodo di calcolo: censimenti e variabili
Per svolgere questa sottrazione occorrono due monitoraggi annuali rigorosi:
- Censimento primaverile: stima la popolazione riproduttiva iniziale (il capitale).
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Censimento autunnale: misura la consistenza al termine della stagione degli ampiamenti.
La differenza tra il dato autunno e quello primaverile dello stesso anno identifica l’incremento utile annuo (i nati che si sono aggiunti alla popolazione).
Al contrario, il calo registrato tra l’autunno e la primavera successiva (al netto dei capi già abbattuti) costituisce la mortalità invernale naturale: le perdite dovute a fattori ambientali, malattie, predatori e traffico stradale.
L’approccio economico rende chiara la dinamica: la popolazione primaverile rappresenta il capitale fondiario, mentre i nati sono la rendita prodotta. Sostenibilità significa fruire dei frutti senza intaccare il capitale. Di conseguenza, si può prelevare solo quanto la popolazione genera in eccedenza, garantendo prioritariamente la quota che l’inverno sottrarrà comunque.
Un esempio pratico
Immaginiamo un ATC in cui si rilevano 100 lepri in primavera e 180 in autunno: l’incremento lordo è pari a 80 capi. Se nell’inverno precedente la mortalità naturale è stata di 70 individui, ipotizzando condizioni analoghe per la stagione a venire, il prelievo massimo non sarà di 80 lepri, bensì di sole 10. Considerare come quota abbattibile la totalità degli animali visti in autunno è un errore: si confonde per sovrabbondanza una quota di popolazione già destinata a soccombere prima della primavera.
Le regole chiave per la gestione faunistica
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Stime basate su serie storiche: La mortalità da inserire nel calcolo riguarda un periodo futuro. Per questo deve basarsi su medie pluriennali stimate con metodologie costanti e standardizzate, evitando impressioni personali o dati di un singolo anno. Quando la sottrazione dà valore nullo o negativo, la caccia alla lepre va sospesa.
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Tetto massimo, non obiettivo: La quota emersa dal calcolo indica il limite estremo tollerabile, non un quantitativo da raggiungere a tutti i costi. Variabili climatiche o modifiche agricole (piogge, sfalci precoci, cambi di coltura) incido pesantemente sulla sopravvivenza. Saturare l’intera quota stimata elimina qualsiasi margine di sicurezza.
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Specificità territoriale: Non esistono parametri validi per tutti gli ambiti. L’incremento e la mortalità differiscono da zona a zona in base al tipo di suolo, alla copertura vegetale, ai predatori e al disturbo umano. Replicare le quote del vicino o riproporre i piani degli anni precedenti rende il documento un puro atto burocratico privo di valore biologico.
Oltre le contrapposizioni
Questo approccio scientifico supera le consuete polemiche tra favorevoli e contrari alla caccia:
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Chi sostiene il prelievo della lepre senza mostrare due censimenti annuali chiede una cambiale in bianco.
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Chi si oppone alla caccia a prescindere, senza presentare dati, adotta la medesima impostazione ideologica.
In assenza di misurazioni oggettive, trasparenti e condivise, ogni confronto perde di fondamento: chi non conta gli animali sul campo non può definirne la quota di prelievo.
Nota storica: Tali principi erano già chiaramente delineati nel 1996 all’interno di una pubblicazione curata da Franco Perco dal titolo Conoscenze essenziali della Lepre, a testimonianza di come i criteri biologici per una gestione corretta fossero noti già tre decenni fa.
Fonte: Il quotidiano del Piave – Autore: Paola Peresin
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