Fotovoltaico: La Consulta Mette in Sicurezza le Nostre Campagne

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La Consulta Mette in Sicurezza le Nostre Campagne: Verdetto Definitivo sul Fotovoltaico a Terra
Con la sentenza n. 127/2026, la Corte Costituzionale blindato i suoli agricoli dall’invasione dei pannelli solari selvaggi, ribadendo la centralità del paesaggio rurale e della biodiversità.

Fotovoltaico: La Consulta Mette in Sicurezza le Nostre Campagne

Una pronuncia storica della Corte Costituzionale mette il sigillo alla protezione dei nostri campi: il
divieto di installare distese di impianti fotovoltaici a terra nelle aree agricole è assolutamente legittimo.
Rigettati in toto i ricorsi delle lobby energetiche.

La decisione giunge a chiusura di un articolato iter giudiziario scaturito nel 2025, quando il TAR del Lazio aveva sollevato dubbi sulla costituzionalità delle restrizioni introdotte dal Governo per porre un freno all’inarrestabile consumo di suolo produttivo. Con la depositata sentenza n. 127/2026 del 16 luglio 2026, i giudici di Palazzo della Consulta hanno spazzato via le perplessità e respinto le istanze presentate da colossi dell’energia e associazioni imprenditoriali. Una decisione fondamentale per chi vive, custodisce e ama il territorio rurale italiano.
I Retroscena: Le Pretese dei Colossi dell’Energia e le Perplessità del TAR
La battaglia legale ha preso il via dalle impugnative promosse da importanti operatori del settore energetico — tra cui spiccano nomi come ERG Solar Holding e FRV Italia — affiancati dall’organizzazione di categoria Elettricità Futura. Oggetto del contendere era il Decreto Ministeriale del 21 giugno 2024 relativo all’individuazione delle aree idonee. Secondo i colossi dell’energia pulita, il blocco categorico dei pannelli a terra sui terreni agricoli avrebbe violato i principi europei ed italiani legati alla massima accelerazione delle fonti rinnovabili.
Il TAR del Lazio, in prima battuta, aveva mostrato apertura verso tali istanze, sollevando dubbi di legittimità costituzionale basati su tre obiezioni chiave:
L’estensione della misura: Essendo circa la metà della superficie nazionale classificata ad uso agricolo, un divieto generalizzato rischiava — secondo i giudici amministrativi — di compromettere il raggiungimento dei target ambientali del PNIEC e dell‘UE.
La rigidità categoriale: Interdire interi comprensori sulla base della sola qualifica urbanistica, senza valutare se i terreni fossero concretamente lavorati, incolti o abbandonati, veniva giudicato una restrizione sproporzionata.
L’impatto percentuale: Elettricità Futura argomentava che i 70.000 ettari necessari al solare a terra entro il 2030 avrebbero occupato soltanto lo 0,4% della Superficie Agricola Totale (SAT), una frazione insignificante a fronte di ben 4 milioni di ettari di suoli attualmente abbandonati in Italia.

PUNTO DI SVOLTA
Argomentazioni suggestive, quelle delle multinazionali dell’energia, che tuttavia non hanno intaccato la visione d’insieme della Corte Costituzionale, orientata alla salvaguardia integrale dell’ecosistema rurale.

I Tre Pilastri della Consulta: Perché la Tutela del Suolo Prevale
La sentenza, redatta dal relatore Massimo Luciani e firmata dal Presidente della Consulta Giovanni Amoroso, offre un’interpretazione magistrale dell’equilibrio tra transizione energetica e tutela dell’ambiente (ex articoli 3, 9, 11 e 117 della Costituzione). Il blocco del fotovoltaico a terra non è stato ritenuto un no irragionevole, bensì una ponderazione armoniosa tra valori di pari rango.
La decisione della Consulta poggia su tre pilastri invalicabili:
1. Sostegno all’Agrivoltaico di Nuova Generazione
La legge non vieta la produzione solare nei campi, ma vieta soltanto le distese di specchi ancorati direttamente al terreno.
L’agrivoltaico avanzato — caratterizzato da strutture sospese che consentono il passaggio dei trattori, la prosecuzione delle colture e il pascolo degli animali — rimane pienamente autorizzato. L’industria energetica non viene bloccata, ma in modo virtuoso indirizzata verso tecnologie che integrano la produzione elettrica senza azzerare l’agricoltura e la fauna locale.
2. Il Suolo è una Risorsa Finita e Non Rinnovabile
Richiamando le più recenti direttive comunitarie (in primis la Direttiva UE 2025/2360 sulla resilienza e il monitoraggio dei suoli), i giudici hanno ribadito che la salute della terra è la spina dorsale della sovranità alimentare, del contrasto al dissesto idrogeologico e della biodiversità. Prevenire l’impermeabilizzazione e l’alterazione del paesaggio agrario rappresenta un dovere
prioritario dello Stato.
3. La Destinazione Urbanistica come Garanzia di Certezza
Respinta con fermezza l’ipotesi di spalancare le porte ai pannelli sui campi momentaneamente inutilizzati o degradati. La classificazione urbanistica “agricola” assicura certezza del diritto: subordinare i divieti a condizioni mutevoli di fatto (come un
campo lasciato a riposo per qualche stagione) generebbe un caos autorizzativo. Inoltre, un suolo oggi non seminato conserva intatto il valore potenziale per future colture di pregio o per il ripristino di habitat naturali.
Deroghe e Spazi Operativi: Nessuna Paralisi della Transizione Green
Per sgombrare il campo da allarmismi su un ipotetico blocco della decarbonizzazione, la Consulta ha ricordato che la disciplina vigente contempla un ampio ventaglio di deroghe laddove l’impatto ambientale e paesaggistico è nullo o già compromesso. Il divieto a terra in zona agricola non si applica nei seguenti casi:
Progetti che abbiano completato l’iter o ottenuto i titoli abilitativi prima dell’entrata in vigore della norma di blocco;
Interventi di ammodernamento, potenziamento o ricostruzione integrale di impianti esistenti (senza aumento della superficie occupata);
Zone di cava dismesse, ex miniere, discariche esaurite e siti industriali dismessi;
Fasce di rispetto adiacenti ad aree industriali (entro 500 metri) o ad arterie autostradali (entro 300 metri);
Impianti dedicati alle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER);
Iniziative inserite nell’ambito dell’attuazione del PNRR e del PNC.
Le Novità del Decreto 175/2025: La Regola dell’80% di Rendimento Agricolo
Nel corso del giudizio davanti alla Consulta, il quadro legislativo si è ulteriormente arricchito con l’emanazione del D.L. 175/2025 (convertito con modifiche nella Legge n. 4/2026), che ha inserito l’art. 11-bis nel D.Lgs. 190/2024. Questo tassello normativo reitera la proibizione per le distese fotovoltaiche tradizionali a terra e fissa paletti rigidi per chi intenda realizzare impianti agrivoltaici:

OBBLIGO DI ASSEVERAZIONE AGRICOLA
Per ottenere l’ok all’installazione agrivoltaica, il proponente deve depositare una dichiarazione asseverata a firma di un tecnico abilitato. L’asseverazione deve dimostrare in modo inconfutabile che la struttura sollevata preservi almeno l’80% della Produzione Lorda Vendibile (PLV) originaria del terreno.

Un Bilanciamento Necessario per la Campagna Italiana
La sentenza n. 127/2026 segna la fine delle scorciatoie speculative a danno delle nostre campagne. La produzione di energia dal sole resta una colonna portante del futuro, ma deve svilupparsi dove è naturale che risieda: sui tetti degli edifici, nelle aree industriali dismesse, sui suoli degradati e attraverso impianti agrivoltaici tecnologicamente avanzati che rispettano la vocazione agricola e l’ambiente naturalistico.
Per la comunità rurale, per gli agricoltori e per tutti gli appassionati che vivono la natura a 360 gradi, si tratta di una vittoria di fondamentale importanza: il nostro paesaggio e le nostre terre da pascolo e coltura rimangono un patrimonio da proteggere, non una distesa industriale da ricoprire di silicio.

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