Federcaccia boccia il nuovo Piano Faunistico della Toscana

Federcaccia boccia il nuovo Piano Faunistico della Toscana: “Scelte ingiustificate e penalizzanti”

Mentre altre sigle di settore sembrano disposte ad accettare compromessi al ribasso — cercando perfino di ridimensionare o difendere i contenuti di un evidente passo indietro —, la Federcaccia boccia nettamente la bozza del nuovo piano faunistico-venatorio adottata dalla Giunta toscana.

Per formalizzare il proprio dissenso, l’associazione ha trasmesso un’analisi dettagliata alla Presidente del Consiglio Regionale, Stefania Saccardi, e alla Presidente della Seconda Commissione, Brenda Barnini. Il dossier, curato da Michele Sorrenti (coordinatore del Centro Studi e Ricerche di Federcaccia), evidenzia come le perplessità sollevate non nascano da preconcetti, ma poggino su concrete basi giuridiche, gestionali e scientifiche.

Le principali criticità sollevate

Secondo Sorrenti, diverse misure introdotte rischiano di violare le direttive comunitarie, sfavorendo ingiustamente i cacciatori e riducendone l’impatto positivo nella cura dell’ambiente, compromettendo così quel modello toscano da sempre punto di riferimento a livello nazionale.

Nel mirino dell’associazione finiscono in particolare:

  • Vincoli territoriali: L’ampliamento delle aree sottratte all’attività venatoria.

  • Restrizioni operative: Nuovi paletti per le autorizzazioni degli appostamenti fissi e stringenti limitazioni sull’impiego del piombo.

  • Disparità gestionali: Le difformità di trattamento tra le aree a caccia programmata e le riserve private, oltre alle nuove regole per le Zone di Ripopolamento e Cattura (ZRC).

  • Calendari venatori: L’adozione dell’Atlante europeo delle migrazioni come parametro di riferimento per le date di apertura e chiusura.

L’appello alle istituzioni

L’obiettivo prioritario di Federcaccia resta la stesura di un documento bilanciato, capace di coniugare la tutela della biodiversità e del comparto agricolo con il valore sociale del cacciatore come custode del territorio. Qualora la Regione non dovesse rivedere la propria linea, la responsabilità di un “fallimento politico trasversale” ricadrebbe sulle istituzioni, mortificando anni di impegno e presenza attiva del mondo venatorio toscano.

C&D – La redazione

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