Stagione 2025/26: un bilancio tra attese tradite e battaglie legali
Stagione 2025/26: un bilancio tra attese tradite e battaglie legali
Cala il sipario sulla stagione venatoria 2025/26: un bilancio tra attese tradite e battaglie legali
Oggi, 31 gennaio, si chiude ufficialmente la stagione venatoria 2025/26. Come da tradizione, il silenzio torna a regnare nelle campagne e nei boschi italiani, ma dietro la chiusura delle doppiette resta un rumore di fondo fatto di polemiche, incertezze normative e un profondo senso di insoddisfazione che accomuna cacciatori e associazioni di categoria.
Se quella appena trascorsa doveva essere la stagione della svolta, il bilancio finale racconta una realtà ben diversa.
La Riforma Fantasma: il nodo della Legge 157/92
L’aspettativa era altissima: il 2025 doveva essere l’anno della riforma strutturale della Legge 157/92, la norma quadro per la protezione della fauna selvatica e il prelievo venatorio. Dopo oltre trent’anni, il mondo venatorio chiedeva a gran voce un aggiornamento che rendesse la legge più aderente alla realtà ecologica e rurale odierna.
Tuttavia, il traguardo legislativo è svanito nel nulla. Tra rinvii parlamentari e mancanza di una sintesi politica, la riforma è rimasta chiusa nei cassetti, lasciando il comparto in un limbo normativo che alimenta solo ulteriore precarietà.
La “Guerra dei Calendari”: il ruolo dei TAR
Senza una riforma chiara, la gestione della stagione è finita ancora una volta nelle aule dei tribunali. Anche quest’anno, i ricorsi ai TAR hanno tenuto banco in quasi tutte le regioni italiane. I temi del contendere sono stati i soliti, ma sempre più accesi:
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Specie cacciabili: limitazioni dell’ultimo minuto basate sui pareri (spesso vincolanti nei fatti) dell’ISPRA.
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Date di chiusura: il braccio di ferro sui tempi di migrazione e sul rischio di sovrapposizione con i periodi di pre-riproduzione.
Queste continue sospensive hanno creato un clima di incertezza, con i cacciatori costretti a consultare il bollettino ufficiale quasi quotidianamente per capire cosa fosse lecito fare.
Il caso Lombardia: Valichi e Deroghe
Un capitolo a parte merita la situazione in Lombardia, cuore pulsante della passione venatoria italiana ma anche epicentro di scontri legali durissimi.
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La questione dei valichi: la chiusura della caccia in prossimità dei valichi montani interessati dalle rotte migratorie ha sollevato proteste veementi, con la Regione stretta tra le direttive europee e le istanze del territorio.
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Le deroghe: il complesso sistema delle deroghe per il prelievo di specie non comunemente cacciabili ha subito pesanti battute d’arresto, confermando quanto sia difficile oggi conciliare le tradizioni locali con i rigidi protocolli di tutela internazionali.
Cosa resta per il futuro?
La stagione 2025/26 si archivia dunque come un’annata di “transizione mancata“. Mentre le associazioni ambientaliste chiedono una protezione ancora più rigorosa, il mondo venatorio si interroga sulla propria sostenibilità futura in assenza di un quadro certo.
L’appuntamento è ora per la primavera, quando si inizierà a scrivere la trama dei nuovi calendari. Resta da vedere se la politica avrà il coraggio di affrontare quella riforma della 157/92 che, mai come oggi, appare necessaria per mettere fine alla stagione dei ricorsi perenni.
Il “Muro” dell’ISPRA e i Key Concepts (KC)
Il vero cuore del conflitto legale risiede nei cosiddetti Key Concepts, ovvero i dati che stabiliscono l’inizio della migrazione pre-nuziale.
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Il nodo tecnico: ISPRA ha continuato a sostenere che per molte specie (come il Tordo bottaccio, la Cesena o la Beccaccia) la migrazione inizi nella seconda o terza decade di gennaio.
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La conseguenza: Questo ha portato i TAR ad accogliere sistematicamente i ricorsi delle associazioni ambientaliste per anticipare la chiusura della caccia al 10 o 20 gennaio, annullando le proroghe regionali al 31 gennaio.
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La discrepanza: Il mondo venatorio contesta questi dati, ritenendoli non aggiornati rispetto ai cambiamenti climatici e chiedendo studi basati sulla telemetria satellitare, che spesso mostrano movimenti migratori più tardivi.
La Giurisprudenza dei TAR: Prevale il “Principio di Precauzione”
Nelle sentenze che hanno martoriato i calendari 2025/26, i giudici amministrativi hanno applicato con estremo rigore il Principio di Precauzione.
| Argomento | Posizione dei TAR | Impatto sulla Stagione |
| Pareri ISPRA | Considerati quasi obbligatori se la Regione non produce studi scientifici contrari di pari livello. | Molte Regioni hanno visto i propri calendari “tagliati” per mancanza di prove tecniche solide. |
| Specie in declino | Stop immediato al prelievo per specie come il Moriglione o la Pavoncella (e limitazioni sulla Tortora selvatica). | Riduzione drastica del carniere potenziale e malumore tra i cacciatori specialisti. |
| Valichi Lombardi | Conferma dell’obbligo di protezione assoluta entro distanze prestabilite dai valichi. | Chiusura di fatto di storici appostamenti fissi in Lombardia, considerati “corridoi” intoccabili. |
Il paradosso delle Deroghe
In Lombardia e Veneto, il tentativo di attivare le deroghe per piccoli passeri (come Storni o Fringillidi) si è scontrato con l’impossibilità di garantire un sistema di monitoraggio “certo e in tempo reale” richiesto dalla Commissione Europea. Senza la riforma della 157/92, il meccanismo delle deroghe rimane un’arma spuntata che espone l’Italia a continue procedure d’infrazione.
Cosa accadrà ora?
Con la chiusura di oggi, la palla passa ai tavoli tecnici. Le Regioni dovranno decidere se:
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Investire in ricerca scientifica propria (studi indipendenti per smentire i Key Concepts ISPRA).
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Adeguarsi totalmente ai pareri romani per evitare la “lotteria” dei ricorsi estivi.
C&D
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