La nuova cultura del cacciatore

Si necessita di una nuova cultura del cacciatore
In varie zone d’Italia, anche se ancora troppo poche, va diffondendosi la necessità di fare formazione e qualcuno ha già organizzato dei corsi per cacciatori, di 15 o 20 ore con un minimo impegno serale. Il cacciatore moderno, che si confronta con la società civile, dev’essere una “figura” preparata, che conosce bene la materia e che non ha nulla a che vedere, pur mantenendo fede alle tradizioni e alla cultura venatoria del passato, con l’ormai obsoleta “figura” del cacciatore che pensava solo a tirare il grilletto. In questi corsi tenuti generalmente da esperti faunistici si propongono percorsi che riguardano la morfologia degli ungulati e delle specie cacciabili in genere, senza considerare che il rilevamento dei dati biometrici mette a disposizione strumenti di conoscenza e porta alla formazione di figure tecniche di livello superiore anche tra i cacciatori. Nei corsi si parla e si approfondiscono anche temimi diversi, con nozioni sul cambiamento climatico, miglioramenti ambientali e quindi di agricoltura e ambiente, in relazione alla sempre più forte presenza di nocivi e al calo della selvaggina.
Nessuno pretende che il cacciatore moderno debba diventare un “professore” ma è comunque chiaro che deve avere quella necessaria preparazione di base per poter esercitare con consapevolezza la propria passione. Poi va detto che anche a livello tecnologico i cambiamenti sono evidentissimi: dall’abbigliamento, ai fucili di nuova generazione e alle munizioni o cartucce utilizzate. Per non parlare di tutti gli strumenti telemetrici e di localizzazione che oggi vengono impiegati. Tutto questo per dire che oggi il cacciatore moderno, quello consapevole e responsabile, è per davvero la sentinella del territorio, perché è colui che conosce l’ambiente e aiuta a sostenerlo facendo prevenzione, poiché conoscitore della materia. Saper dare l’età corretta ad un animale, saperlo riconoscere anche per evitare catture non consentite, permette di mettere insieme informazioni preziose su fauna e ambiente. Ma per far ciò occorre una maggiore attenzione al problema, anche da parte delle associazioni venatorie, degli ATC e delle Regioni.
Oggi assistiamo ancora agli scontri tra associazioni venatorie per questioni soprattutto d’interesse e d’immagine, ma è ormai chiaro che tra gli impegni di una associazione venatoria che vuole veramente rispondere alle necessità di una caccia moderna non può mancare la formazione. Da intendersi come la promozione di conoscenze scientifiche corrette tra i cacciatori, la diffusione di informazioni aggiornate su fauna, ambiente, normative, nonché come costruzione di una figura preparata e socialmente forte di “cacciatore”. Solo andando in questa direzione, con l’unione del fronte venatorio, la caccia in Italia potrebbe ritrovare credibilità e forza.
Beppe De Maria
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at 11:31
Trovo l’articolo molto interessante. Sono un sostenitore della “Cultura Venatoria” che veniva per lo più tramandata dal genitore, basata sul rispetto della natura e della selvagina che molto spesso era fonte di alimento per la famiglia.
Oggi purtroppo assistiamo alla caccia vista come quantità di carne da “buttare” in congelatore, con prede sporche di sangue da esibire con fotografie sui social di “massacri” legalizzati da una licenza di caccia. Gare tra compagnie di caccia grosse con tanto di classifiche su chi ammazza più animali.
Non è questa la caccia.
Questi atteggiamenti denotano una crassa Ignoranza arricchita da superficialità e incompetenza venatoria.
Ben venga “Studiare “per i cacciatori che acquisiscano la consapevolezza che uccidere non è un gioco e non deve Mai Mancare il rispetto per l’animale e per l’ambiente che Ci ospita