Enalcaccia lancia un appello: salviamo i roccoli- sono la nostra storia.

Ma i cacciatori non ci stanno e chiedono alla Regione Lombardia di rivedere questo progetto di chiusura.
Giancarlo Bosio, presidente provinciale di Enalcaccia ha fornito all’assessore regionale lombardo Gianni Fava alcuni elementi che scardinano l’infrazione 2014/2006 la nota di messa in mora, riguardante la catturadegli uccelli per finalità di richiami, che la Comunità europea ha avanzato verso l’Italia.
Assistiamo a un’Europa che concede deroghe ai vari Paesi membri con pesi e misure diverse afferma Bosio.
Non possiamo andare in Europa senza riuscire a motivare con forza le nostre tradizioni. Non capisco perché vengono concesse deroghe alla Francia per la caccia alle allodole con l’uso delle paniuzze e delle reti orizzontali».
Le autorità francesi hanno sottolineato che l’uso delle paniuzze e delle reti orizzontali è soggetto ad autorizzazioni individuali e che le catture sono rigorosamente controllate dal punto di vista territoriale, temporale e personale al fine di assicurarne il carattere selettivo, del resto come avviene in Lombardia.
«Non capisco perché nel Regno Unito continua Bosio è concessa la deroga alla caccia all’allodola con il falco smeriglio ». L’allodola costituisce una delle principali prede dello smeriglio, caccia praticata nella falconeria.
Secondo la Commissione europea questa deroga è giustificata in qualità di «impiego misurato» in quanto lo smeriglio ha una propensione naturale a cacciare le allodole.
«Non capisco neppure elenca ancora Bosio perché nei Paesi Bassi si continua, riguardo la pavoncella, alla tradizionale raccolta delle uova di questa specie. Per la Commissione non sussiste alcuna violazione alla Direttiva Uccelli».
«Nel caso delle catture dei richiami vivi nei roccoli, le pratiche autorizzate dalla Regione non costituiscono atti di caccia, ma operazioni di cattura di richiami vivi. L’interesse di chi gestisce gli impianti di cattura è la sopravvivenza degli uccelli catturati, il che rappresenta una garanzia anche per esemplari che devono essere liberati in quanto appartenenti a specie non catturabili. Gli impianti, inoltre, sono esattamente individuati sul territorio e facilmente controllabili dalle autorità competenti. Infine, la gestione degli impianti è sottoposta al controllo dell’Ispra ed è regolata da puntuali norme tecniche».
La Commissione di fatto vieta le reti come mezzo di cattura perché ritenuto non selettivo, mentre i roccoli si basano esclusivamente sulla cattura con le reti.
«Rispetto ai punti citati prima risponde Bosio ritengo che l’utilizzo delle reti (verticali) non comporti nessun rischio di uccisione in massa degli uccelli selvatici, né porti all’estinzione di una specie a livello locale. Le catture sono rigidamente controllate. Ogni esemplare catturato deve essere immediatamente inanellato in modo inamovibile (gli anellini sono forniti dalla Regione), i richiami catturati devono essere custoditi in locali adibiti allo scopo mantenuti in condizioni igieniche ottimali di temperatura, unidità e areazione con a disposizione acqua e cibo. Su un registro si segna ogni movimento di entrata e uscita o decesso».
La tesi sostenuta, insomma, è quella di un’attività completamente distinta dal prelievo venatorio, anche solo perché non causa la morte degli esemplari catturati. Per Giancarlo Bosio il monito della Commissione europea non è confacente al discorso dei richiami vivi, in quanto si riferisce alla caccia in senso stretto.
Da ultimo si sottolinea rispetto ai quantitativi consentiti dalla Commissione europea, che per quanto riguarda le specie abbondanti, come le quattro specie di turdidi in oggetto ai fini di cattura, possono arrivare fino al 5% della mortalità annua, la Regione Lombardia ha istituito una banca dati dei richiami vivi di cattura e di allevamento, detenuti dai cacciatori per la caccia da appostamento al fine di migliorare la conoscenza delle specie detenute e allevate.
«Le controdeduzioni in risposta alla nota di infrazione europea ci sono e sono ben motivate e fondate conclude Bosio. Occorre che la nostra classe politica regionale le facesse proprie e andasse in Europa a difendere una tradizione plurisecolare ».
Enalcaccia Lombardia – ufficio stampa –
Il futuro della caccia in Italia
Il futuro della caccia in Italia Il futuro della caccia in Italia – Incontro con il Presidente di Arci Caccia Nazionale Christian Maffei e con il VicePresidente Nazionale di Enalcaccia Demis Fracca Si Parla della revisione della 157 e del Divieto del Piombo che avanza – Le loro posizioni. Condividi l’articolo sui social!
Caccia & Dintorni – Speciale Lombardia
Caccia & Dintorni – Speciale Lombardia La Lombardia è a un bivio: tra riforme nazionali e stalli regionali, il mondo venatorio chiede risposte certe. Parleremo del grande assente, il Piano Faunistico Venatorio Regionale, atteso ormai da anni, e delle battaglie legali che decideranno il futuro della nostra tradizione Vuoi creare streming in diretta come questo? Prova StreamYard: https://streamyard.com/pal/d/58639613… Condividi l’articolo […]
“Oltre il mirino: L’arte di raccontare la caccia al tempo dei social”
“Oltre il mirino: L’arte di raccontare la caccia al tempo dei social” Ospiti della puntata: , – In un mondo dove un’immagine può valere più di mille parole, ma può anche essere soggetta a mille interpretazioni, come si comunica la caccia oggi? Come si concilia la tradizione della carta stampata con la velocità di Instagram o YouTube? In studio conduce […]
Progetto Mallard: dalle Marche alla conquista dell’Italia
Progetto Mallard: dalle Marche alla conquista dell’Italia Il Progetto Mallard, nato dall’iniziativa dell’ACMA (Associazione Cacciatori Migratori Acquatici) nelle Marche, sta vivendo una fase di espansione senza precedenti. Quello che era nato come un esperimento locale per la tutela del germano reale è diventato un modello di gestione ambientale pronto a varcare i confini regionali per approdare su scala nazionale. […]




Commenti recenti