Siamo arrivati alla vigilia dell’apertura della nuova stagione venatoria, dall’alba di domenica mattina saranno in tanti a ritrovarsi nei vari luoghi di caccia per soddisfare la propria e legittima passione. Chi andrà a lepri con i segugi, chi alla stanziale con i loro ausiliari, chi alle anatre nelle tese allagate o lungo i fiumi e chi al capanno per la tradizionale caccia da appostamento fisso. Una nuova stagione che inizia ancora una volta non certo sotto i migliori auspici, con il mondo animalista che si organizza e si accanisce sempre più nei confronti di chi pratica un attività sancita e regolata da leggi (nazionali-europee-regionali e provinciali) sempre maggiormente restrittive. Non è un caso che anche quest’anno si registra un drastico calo di cacciatori in tutta la penisola. Solo chi non conosce la rigida regolamentazione della pratica venatoria in Italia, diversa rispetto ad altri stati europei, non comprende (o fa finta) la ragione che ci spinge nelle 55 giornate consentite ( e non tutto l’anno come qualcuno sostiene) ad alzarci presto la mattina per immergerci nella natura rispettosi dell’ambiente che ci circonda. Il cacciatore moderno infatti è quella persona che cura il territorio e lo rispetta, che si adopera per i miglioramenti ambientali in collaborazione con il mondo agricolo, perché non c’è caccia se non c’è ambiente. La selezione che si fa è poi alquanto limitata e benché l’ISPRA continui a non fornire i dati sulla piccola migratoria il prelievo è dell’ 1% sulla mortalità, quindi stiamo parlando di cifre ridicole. Ma è inutile affrontare questo discorso con chi è sordo e vuole restare tale. La stagione si apre dopo la battaglia in Senato che ha fortunatamente approvato il DL 91, con le questioni legate all’uso dei richiami vivi, dei caricatori per i fucili a canna rigata e altre problematiche. Si apre dopo la grande manifestazione del 18 maggio a Bergamo, la giornata dell’Orgoglio Venatorio, dopo il presidio di Ozzano dell’Emilia presso la sede Ispra e dopo le tante “incazzature” di questi mesi. Dall’anno scorso ad oggi non è cambiato proprio nulla. L’unione associativa non esiste, è rimasta sulla carta. Ci dicono che si tratta di un processo lungo, ma stiamo assistendo alle solite beghe di condominio per accaparrarsi qualche assicurato in più. Sono nati i sindacati venatori, chi propone altri progetti di partito, chi pensa alla confederazione di qualche simbolo e altre situazioni del genere. Di fatto invece dell’unione si assiste ad un processo inverso di grande divisione. Associazione significa essere uniti e compatti, l’ unione organizzata di più persone che operano per un fine comune non di lucro. Associazione significa anche partecipazione continuata a un’impresa o attività. Belle parole dal significato forte ma che non trovano riscontro nel ambiente venatorio. Purtroppo il limite della caccia siamo ancora una volta noi, che con il nostro atteggiamento ci stiamo privando un po’ alla volta della nostra grande passione, che preferiamo appendere la cartuccera al chiodo piuttosto di ribellarci a questo sistema che ci soffoca. La caccia del futuro sarà quella in riserva e all’estero, ma per chi avrà i soldi per poterselo permettere. E’ questo che vogliamo ?
Editoriale perfetto , bravi.
Vorrei far notare che se vogliam cacciare come i cugini francesi , in italia ne passa di acqua sotto i ponti.
Da noi tutti contro tutti , ass ambientaliste e politici tutti contro , in altri paesi si costruisce un dialogo tra tutti , qui invece tutti disfattisti , povera italia e poveri cacciatori , cmq viva la caccia saluti
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at 19:18
Editoriale perfetto , bravi.
Vorrei far notare che se vogliam cacciare come i cugini francesi , in italia ne passa di acqua sotto i ponti.
Da noi tutti contro tutti , ass ambientaliste e politici tutti contro , in altri paesi si costruisce un dialogo tra tutti , qui invece tutti disfattisti , povera italia e poveri cacciatori , cmq viva la caccia saluti