Cacciatori esclusi dal Tavolo di nazionale di consultazione

Cacciatori esclusi dal Tavolo nazionale di consultazione

Cabina di regia se ci sei batti un colpo !

Associazioni venatorie (riconosciute e non)  disconosciute dal Governo di centro-destra – cacciatori invisibili 

Il Governo esclude il mondo venatorio dai tavoli di consultazione per la Strategia Nazionale della Biodiversità, dove però trovano posto gli animal-ambientalisti, gli agricoltori e altre categorie. Questa è la dimostrazione che i cacciatori sono una categoria non riconosciuta a livello istituzionale,  buona solo da mungere in periodo elettorale. Probabilmente paghiamo lo scotto di non essere uniti come in Francia e di essere ulteriormente divisi su tutto fra di noi. La caccia è parte integrante della “biodiversità” ma quelli di Roma, eletti con i voti dei cacciatori, girano la testa. C&D

12 Dicembre 2024

 

  • Il Ministero dell’Ambiente ha reso noti i nominativi inseriti nel Comitato di gestione e nel Tavolo di consultazione della Strategia Nazionale Biodiversità 2030. Ad un Comitato di Gestione “Istituzionale” formato da rappresentanti di Governo e Regioni, si affianca un Tavolo di Consultazione in cui sono stati nominati una serie infinita di rappresentanti delle più svariate categorie: Animal-ambientalisti, Agricoltori, Commercianti, Artigiani, Industriali, Cooperative…  .Insomma, tutti tranne i cacciatori. Nessun rappresentante del Mondo Venatorio siederà tra gli stakeholder che saranno consultati in materia di conservazione dell’ambiente e della biodiversità. Come se la nostra categoria non avesse un interesse primario nel governo dei processi che, si spera, porteranno a un miglioramento della qualità dell’ambiente e all’incremento della biodiversità. Il cacciatore è un gestore dell’ambiente, che svolge la propria attività in simbiosi con la natura, migliorandola e conservandola, per poter prelevare gli interessi senza intaccare il capitale faunistico. Come si può pensare di non coinvolgerlo, non sfruttare il bagaglio d’esperienza e la passione dei volontari? Dove sono, adesso, quelli che inneggiavano al “Governo amico”? Come giustificano questo ennesimo schiaffo? Noi, fortunatamente, siamo rimasti coerenti ed equilibrati, giudicando le azioni più che i proclami e la propaganda e, al momento, tirate le somme, il bilancio ci appare davvero misero. Come sempre, quando si parla di caccia, questo esecutivo si dimostra “solo chiacchiere e distintivo” Per questo chiediamo al Ministro dell’Ambiente di rimediare a questa pessima decisione, noi, come sempre siamo disponibili a dare il nostro contributo.

Alleghiamo il decreto di nomina: Decreto_nomina_referenti_CdG_n89_14-10-2024

Ma cos’è la Strategia Nazionale per la biodiversità? Troviamo la spiegazione sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica: “La  Strategia Nazionale Biodiversità 2030 si pone in continuità con la prima Strategia Nazionale Biodiversità, relativa al decennio 2011-2020 e, in coerenza con gli obiettivi della Strategia Europea per la Biodiversità al 2030 e del Piano per la Transizione Ecologica, delinea una visione di futuro e di sviluppo incentrata sulla necessità di invertire l’attuale tendenza alla perdita di biodiversità e al collasso degli ecosistemi.”

Due sono i principali obbiettivi della Strategia Nazionale: ” 1. Costruire una rete coerente di Aree Protette terrestri e marine con il raggiungimento dei target del 30% di aree protette da istituire a terra e a mare, e del 10% di aree rigorosamente protette; 2. Ripristinare gli ecosistemi terrestri e marini, con il raggiungimento del target del 30% di ripristino dello stato di conservazione di habitat e specie, in particolare attraverso l’attività condotta a scala regionale inerente gli obiettivi e le misure di conservazione dei siti della Rete Natura 2000.”

Questo potrà essere raggiunto tramite l’attuazione di 18 azioni: “A.1 Proteggere legalmente almeno il 30% della superficie terrestre e il 30% della superficie marina attraverso un sistema integrato di Aree protette, Rete Natura 2000 ed altre aree legalmente protette.
A.2 Garantire che almeno un terzo delle aree legalmente protette terrestri e marine, comprese tutte le foreste primarie e vetuste, lo sia in modo rigoroso.
A.3 Garantire la connessione ecologico-funzionale delle aree protette a scala locale, nazionale e sovranazionale.
A.4 Gestire efficacemente tutte le aree protette definendo chiari obiettivi e misure di conservazione, monitorandole in modo appropriato.
A.5 Garantire il necessario finanziamento delle aree protette e della conservazione della biodiversità.
B.1 Assicurare che per almeno il 30% delle specie e degli habitat  protetti ai sensi delle Direttive Uccelli e Habitat il cui stato di conservazione è attualmente non soddisfacente, lo diventi entro il 2030 o mostri una netta tendenza positiva.
B.2 Garantire il non deterioramento di tutti gli ecosistemi ed assicurare che vengano ripristinate vaste superfici di ecosistemi degradati in particolare quelli potenzialmente più idonei a catturare e stoccare il carbonio nonché a prevenire e ridurre l’impatto delle catastrofi naturali.
B.3 Assicurare una riduzione del 50% del numero delle specie delle liste rosse nazionali minacciate da specie esotiche invasive.
B.4 Invertire la tendenza al declino degli impollinatori.
B.5 Ridurre del 50 % i rischi e l’uso dei prodotti fitosanitari e in particolare riguardo quelli più pericolosi.
B.6 Destinare almeno il 10 % delle superfici agricole ad elementi caratteristici del paesaggio con elevata diversità.
B.7 Adibire almeno il 25 % dei terreni agricoli all’agricoltura biologica e aumentare in modo significativo la diffusione delle pratiche agricole e zootecniche sostenibili.
B.8 Ridurre l’inquinamento da azoto e fosforo causato dai fertilizzanti dimezzando le perdite di nutrienti e riducendo l’utilizzazione dei fertilizzanti di almeno il 20%.
B.9 Ottenere foreste più connesse, più sane e più resilienti contribuendo attivamente all’obiettivo UE di piantare almeno 3 miliardi di alberi.
B.10 Arrestare la perdita di ecosistemi verdi urbani e periurbani e favorire il rinverdimento urbano e l’introduzione e la diffusione delle soluzioni basate sulla natura (NBS).
B.11 Ripristinare gli ecosistemi di acqua dolce e le funzioni naturali dei corpi idrici e raggiungere entro il 2027 il “buono stato” di tutte le acque.
B.12 Ripristinare e mantenere il buono stato ambientale degli ecosistemi marini.
B.13 Raggiungere la neutralità del degrado del territorio e l’aumento pari a zero del consumo di suolo e compiere progressi significativi nella bonifica e nel ripristino dei siti con suolo degradato e contaminato.” 

Per raggiungere questi obbiettivi è stata predisposta una nuova Governance: “In analogia con quanto già in essere a livello dell’Unione europea, l’attuazione della Strategia Nazionale Biodiversità 2030 richiede un approccio multidisciplinare, una governance attiva ed una costante ed efficace verifica delle azioni intraprese. La nuova governance è costituita dal Comitato di gestione (Amministrazioni centrali e territoriali), dalla Segreteria del Comitato (DG PNM), dal Tavolo di Consultazione (associazioni, alleanze, confederazioni) e dal Supporto tecnico-scientifico, in capo ad ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.”

Fonte : arcicaccia nazionale

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