ATC: Tra Mala Gestione e Commissariamenti

ATC: Tra Mala Gestione e Commissariamenti. Il Sistema venatorio italiano al Bivio

Non vogliamo fare di tutta l’erba un fascio poichè ci sono ATC ben gestiti e funzionanti 

ATC: Tra Mala Gestione e Commissariamenti. Il Sistema venatorio italiano al Bivio

ATC: Tra Mal Gestione e Commissariamenti – Il panorama della gestione venatoria in Italia appare oggi come un mosaico frammentato, dove l’entusiasmo dei cacciatori si scontra troppo spesso con le secche di una burocrazia inefficiente e, talvolta, opaca. Al centro della tempesta ci sono gli ATC (Ambiti Territoriali di Caccia): quegli organismi che dovrebbero essere il fiore all’occhiello della gestione del territorio e che, invece, finiscono regolarmente nelle cronache per decreti di commissariamento.

Il Paradosso del Cacciatore: Pagatore senza Voce

Per un cacciatore, l’iscrizione all’ATC non è una scelta, ma un obbligo oneroso. Le quote associative, che in alcune regioni raggiungono cifre considerevoli, dovrebbero tradursi in servizi tangibili:

  • Immissioni di selvaggina di qualità e controllate.

  • Miglioramenti ambientali (colture a perdere, ripristino di habitat).

  • Gestione rigorosa delle Zone di Protezione Speciale (ZPS) e delle Zone di Ripopolamento e Cattura (ZRC).

Quando la gestione fallisce — per lotte di potere interne, bilanci poco chiari o immobilismo operativo — interviene il Commissariamento. È la sconfitta della democrazia venatoria: la gestione passa a un tecnico nominato dalla Regione, ma le quote restano alte e i benefici sul campo spesso svaniscono. Il cacciatore si ritrova così nel ruolo di “bancomat” del sistema, senza ricevere in cambio la tutela del patrimonio faunistico promessa.


La Legge 157/92: Un Abito ormai Stretto

La legge quadro sulla caccia, la 157 del 1992, ha il merito storico di aver trasformato la caccia da attività predatoria a gestione programmata. Tuttavia, dopo oltre trent’anni, i suoi limiti strutturali sono evidenti. Come potrebbe cambiare la gestione degli ATC con una riforma mirata?

Ecco i punti cardine per una possibile evoluzione normativa:

1. Trasparenza e Responsabilità (Accountability)

Una modifica della 157/92 dovrebbe imporre standard minimi di trasparenza. Bilanci online, tracciabilità delle spese per le immissioni e l’obbligo di certificare i miglioramenti ambientali effettuati. In caso di mala gestione, la responsabilità non dovrebbe ricadere sulla collettività dei soci, ma sugli amministratori, prevedendo l’ineleggibilità per chi ha portato l’ente al default o al commissariamento.

2. Professionalizzazione della Governance

Il sistema attuale si basa spesso su rappresentanze paritetiche (cacciatori, agricoltori, ambientalisti, enti locali) che finiscono per bloccarsi a vicenda in veti incrociati. Una riforma potrebbe introdurre la figura di un Direttore Tecnico certificato, che risponda dei risultati gestionali e non solo degli equilibri politici tra le associazioni.

3. Dal “Pronto Caccia” alla Gestione Ambientale

La legge dovrebbe premiare gli ATC che investono più nel ripristino degli habitat che nell’acquisto di selvaggina pronta al tiro. Spostare il focus economico dalle immissioni “volanti” alla creazione di zone in cui la fauna possa riprodursi naturalmente cambierebbe il volto delle nostre campagne, rendendo il cacciatore un vero custode del territorio.

4. Revisione delle Quote e della Rappresentanza

È necessario un meccanismo di controllo che vincoli l’entità della quota associativa ai servizi effettivamente erogati. Se l’ATC non raggiunge gli obiettivi minimi di miglioramento ambientale o di contenimento dei danni all’agricoltura, la quota dovrebbe essere ridotta o soggetta a parziale rimborso.


Verso un Futuro Sostenibile

Il commissariamento non può più essere la “soluzione d’emergenza” a un fallimento strutturale. Se l’ATC deve essere la casa dei cacciatori e degli agricoltori, deve tornare a essere un ente snello, tecnico e, soprattutto, meritocratico.

La riforma della 157/92 non è più solo una richiesta corporativa, ma una necessità per garantire che i soldi versati dai cittadini cacciatori non finiscano nel buco nero della burocrazia, ma tornino a nutrire quella terra che è, per definizione, di tutti.

Quale credi sia l’ostacolo principale che impedisce oggi una riforma della 157/92 in grado di tutelare maggiormente i diritti dei cacciatori rispetto alla gestione degli ATC?

C&D / GDM

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