Caccia – Scontro in Senato sul Comitato Tecnico
Caccia – Scontro in Senato sul Comitato Tecnico: il PD tenta l’affondo contro l’esclusione delle associazioni minori

Caccia, scontro in Senato sul Comitato Tecnico : il PD tenta l’affondo contro l’esclusione delle associazioni minori
ROMA – La riforma della legge sulla caccia si trasforma in un terreno di scontro politico e procedurale al Senato. Al centro della contesa c’è la composizione del Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale, l’organismo chiave per la gestione del patrimonio faunistico e l’indirizzo delle politiche venatorie in Italia.
Il senatore del Partito Democratico, Silvio Franceschelli, ha depositato un subemendamento che punta a scardinare la direzione intrapresa dalla maggioranza di centrodestra. La proposta dem mira ad allargare la partecipazione all’organo consultivo a “tutte le associazioni riconosciute” ai sensi dell’articolo 34 della legge quadro sulla caccia (157/92), opponendosi al criterio della “rappresentatività ristretta” che limita il tavolo solo alle tre associazioni con il maggior numero di iscritti.
La strategia del Governo e il “nodo” Arcicaccia
La mossa del PD si inserisce in un clima di forte tensione istituzionale. L’emendamento presentato dai relatori della maggioranza, infatti, non è una semplice modifica tecnica, ma una chiara scelta politica volta a stabilizzare l’assetto del Comitato, oggi dominato dalle realtà venatorie numericamente più pesanti.
Tuttavia, dietro la rigidità del centrodestra si cela una preoccupazione di natura giuridica. Il Governo Meloni sta cercando di “blindare” la norma per neutralizzare preventivamente i possibili effetti di un ricorso presentato dall’Arcicaccia. L’associazione, attualmente esclusa dal tavolo, ha sollevato una questione di legittimità su cui la Corte Costituzionale è chiamata a esprimersi: il dubbio è se limitare la partecipazione ai soli tre grandi sindacati venatori violi i principi di pluralismo e partecipazione democratica.
Un esito incerto
Nonostante il tentativo di Franceschelli, le probabilità di successo per l’opposizione appaiono ridotte. La volontà politica della maggioranza sembra granitica: mantenere il controllo del Comitato restringendo la platea degli interlocutori, semplificando così il processo decisionale a favore delle sigle più vicine all’attuale linea governativa.
Il Partito Democratico, dal canto suo, rivendica la necessità di un confronto inclusivo che non penalizzi le realtà associative minori ma storicamente radicate nel territorio.
“È una questione di democrazia e rappresentanza,” filtra dagli ambienti dem. “Non si può gestire la fauna selvatica escludendo chi, pur non avendo i numeri dei colossi, rappresenta migliaia di cacciatori e una visione diversa della gestione ambientale.”
Il testo è ora all’esame della Commissione al Senato, dove si attende il voto che definirà se la gestione della caccia in Italia rimarrà un affare per “pochi grandi”
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