Retromarcia sulle munizioni: la maggioranza si arrende a Bruxelles

La “Grande Resa” del Centrodestra: Cacciatori traditi sul piombo per paura di Bruxelles

Dopo promesse elettorali e bracci di ferro con l’Europa, il Governo fa un passo indietro: spunta l’emendamento che estende il divieto di munizioni al piombo anche alle zone umide temporanee. Il mondo venatorio accusa: “Poca chiarezza e troppa fretta per compiacere l’UE”.


Un dietrofront che sa di beffa

Retromarcia sulle munizioni: la maggioranza si arrende a Bruxelles
La “Grande Resa” del Centrodestra: Cacciatori traditi sul piombo per paura di Bruxelles

Il risveglio per i cacciatori italiani è amaro. Dopo mesi di rassicurazioni sulla difesa delle tradizioni e della sovranità venatoria contro i “diktat” di Bruxelles, la maggioranza di centrodestra ha ingranato la retromarcia. Nelle pieghe della riforma della legge 157/92 (il cosiddetto DDL sulla caccia), è apparso l’emendamento 17.0.1000 a firma dei relatori di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Il contenuto? Una capitolazione totale al Regolamento REACH.

Sicuramente un emendamento tecnico sulle munizioni al piombo, che punta a chiudere il contenzioso con Bruxelles. L’obiettivo della maggioranza è mettere in sicurezza la riforma della legge 157/92, garantendo certezza del diritto a cacciatori e aziende faunistico-venatorie.  Infatti dopo una lunga attesa, le commissioni Agricoltura e Ambiente del Senato sono tornate a riunirsi per discutere il disegno di legge n. 1552, un provvedimento atteso da tempo dal mondo rurale per modernizzare la legge 157/92, ferma ormai a trent’anni fa.

Il Governo, che finora aveva cercato di arginare le restrizioni europee escludendo le zone umide “temporanee” dai divieti, ha deciso di abrogare le proprie stesse norme. Il motivo è puramente burocratico: evitare la pesante procedura d’infrazione n. 2023/2187 e le relative sanzioni pecuniarie. Ma a pagare il conto, ancora una volta, sono i cittadini in possesso di licenza di caccia.

L’incognita delle “Zone Umide” e la trappola cartografica

Il punto più critico riguarda la definizione di zona umida. Accogliendo i dettami UE, il divieto di munizioni al piombo non colpirà più solo i grandi laghi o le paludi permanenti, ma anche:

  • Torbiere e pantani naturali;

  • Bacini artificiali;

  • Zone umide temporanee (ovvero semplici specchi d’acqua stagionali creati dalle piogge), tese allagate.

Come se non bastasse, il Governo introduce l’uso della cartografia, che però viene definita ad “esclusivo valore indicativo”. Per chi vive il territorio, questa è una vera e propria trappola: un cacciatore potrebbe trovarsi a sparare in un campo che, a causa di una pioggia recente, ricade tecnicamente nella definizione di zona umida, rischiando pesanti sanzioni nonostante la mappa ufficiale non sia aggiornata. Un’incertezza del diritto che espone gli appassionati alla discrezionalità totale dei controlli.

Una riforma “ostaggio” del pragmatismo

Se da un lato il mondo venatorio può festeggiare piccoli passi avanti — come il riconoscimento economico delle aziende faunistico-venatorie, finalmente sdoganate dal vincolo del “no-profit” — dall’altro resta il sapore di un tradimento politico. La maggioranza sembra aver usato i cacciatori come bandiera elettorale, per poi sacrificarne le istanze non appena Bruxelles ha alzato la voce.

Mentre le associazioni ambientaliste, guidate dal WWF, esultano parlando di “resa del governo” e chiedono addirittura di blindare il divieto con un decreto legge per accelerare i tempi, il centrodestra si trova stretto in un angolo.

“Hanno fatto carte false per mesi — commentano gli osservatori più critici del settore — e ora consegnano il mondo venatorio a una normativa ambigua e punitiva solo per salvare i conti dello Stato dalle sanzioni UE”.

Per il Governo questa mossa, lungi dall’essere una semplice “retromarcia”, va invece recepita come una scelta strategica necessaria per archiviare la procedura d’infrazione n. 2023/2187. L’obiettivo è chiaro: togliere argomenti all’Europa e alle associazioni ambientaliste, stabilizzando il quadro normativo per evitare che i cacciatori si trovino in una “zona grigia” legale, esposti a ricorsi e incertezze durante la stagione silvana.

Il rischio è che la tanto attesa riforma della caccia, nata per snellire la burocrazia e valorizzare il ruolo del cacciatore come gestore dell’ambiente, si trasformi nell’ennesimo cavallo di Troia per imporre restrizioni ideologiche mascherate da necessità comunitarie.

C&D / GDM

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