Strategia Europea sulla Biodiversità al 2030: ci sono anche le AFV
Strategia Europea sulla Biodiversità al 2030: ci sono anche le AFV
AZIENDE FAUNISTICO-VENATORIE ITALIANE PER LA PRIMA VOLTA TRA LE OECM: IL CONTRIBUTO DELLA CACCIA ALLA STRATEGIA EUROPEA 2030
Durante il Congresso Mondiale sulla Conservazione dell’IUCN in corso in questi giorni ad Abu Dhabi, è emerso che alcune aziende faunistico-venatorie sono state candidate per la prima volta nell’ambito della Strategia Europea 2030. Questa strategia mira a promuovere pratiche sostenibili e innovative nel settore della gestione della fauna selvatica e della caccia, favorendo un equilibrio tra conservazione della biodiversità e attività umane responsabili. La partecipazione di queste aziende rappresenta un passo importante verso una gestione più sostenibile e integrata delle risorse naturali in Europa.
La Strategia Europea 2030 stabilisce che entro i prossimi cinque anni almeno il 30% delle superfici terrestri e marine degli Stati membri debba essere protetto, con un terzo di queste aree soggetto a una protezione rigorosa. Questi obiettivi sono riflessi anche nella Strategia Nazionale per la Biodiversità, che riconosce l’importanza delle aree protette tradizionali ma anche delle OECM (Other Effective Area-Based Conservation Measures). Le OECM sono aree che, pur non essendo formalmente designate come aree protette, sono gestite in modo tale da garantire risultati positivi per la conservazione della biodiversità, anche se la tutela della natura non rappresenta l’obiettivo primario della loro gestione.
Abu Dhabi, 13 ottobre 2025 – Le Aziende Faunistico Venatorie (AFV) per la prima volta sono candidate come OECM, Other Effective Area-Based Conservation Measures, in quanto strumenti efficaci per la tutela della biodiversità: è quanto emerge dal IUCN World Conservation Congress, in corso in questi giorni ad Abu Dhabi, dove Fondazione UNA e Federparchi, con la collaborazione di AB – Agrivenatoria Biodiversitalia, hanno presentato il progetto “Il ruolo e il contributo delle riserve faunistiche in Italia per la conservazione: come il mondo venatorio contribuisce attivamente al raggiungimento degli obiettivi della Strategia Europea sulla Biodiversità al 2030”.
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Quanto viene condiviso durante il Congresso IUCN rappresenta un significativo passo avanti nel percorso di affermazione dell’attività venatoria come strumento a tutela della biodiversità: molte delle AFV italiane, per la propria gestione attiva e regolamentata dell’ambiente naturale a garanzia della conservazione della biodiversità locale, sono un esempio virtuoso di OECM. Le riserve, infatti, vengono gestite secondo programmi annuali, hanno gestori chiaramente identificati, e al loro interno l’attività venatoria è rigidamente regolamentata e di esclusiva competenza dei concessionari, rivolta esclusivamente a specie cacciabili con modalità autorizzate da organi di controllo.
“All’interno delle AFV si opera secondo modalità che Fondazione UNA sposa e promuove, seguendo criteri scientifici e di responsabilità verso la fauna selvatica e l’ambiente naturale” commenta Marina Berlinghieri, Responsabile Relazioni Istituzionali di Fondazione UNA. “Il riconoscimento di queste riserve come OECM rappresenta una grande opportunità per il settore venatorio italiano, non solo in termini di immagine, ma anche come contributo concreto agli obiettivi della Strategia Europea e Nazionale sulla Biodiversità. Questo è il messaggio che lanciamo da un consesso internazionale importante, come il Congresso IUCN 2025”.
Le OECM non richiedono modifiche allo status o alle modalità di gestione delle aree candidate: in questo senso, le AFV già perfettamente conformi alle normative vigenti, possono essere proposte al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) per il riconoscimento ufficiale, contribuendo così al computo delle superfici protette necessarie per raggiungere l’obiettivo del 30% previsto dalla strategia.
Dello stesso avviso è Corrado Teofili, Federparchi, intervenuto al Congresso IUCN per sottolineare le prospettive offerte da un’implementazione del progetto: “Le riserve faunistiche italiane rappresentano un importante tassello per la conservazione della biodiversità, favorendo la connettività ecologica tra aree protette e contribuendo alla vitalità degli ecosistemi locali. I risultati presentati durante il congresso dimostrano chiaramente il valore di queste aree e il loro potenziale come modello replicabile anche in altri Paesi”.
“Si tratta di un riconoscimento importante per i concessionari delle aziende faunistico venatorie che investono per conservare gli habitat e favorire la biodiversità. Il ruolo attivo degli istituti faunistici privati nella custodia nella tutela degli ecosistemi viene finalmente valorizzato e portato alla luce” ha dichiarato Niccolò Sacchetti, Presidente di AB Agrivenatoria Biodiversitalia.
Un’ulteriore dimostrazione, questa, di come il mondo venatorio sia un alleato fondamentale nella tutela della biodiversità, riconfermando il proprio ruolo attivo nella costruzione di un futuro sostenibile, per l’Italia e per l’Europa.
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