L’alba nel Bosco delle Fate
L’alba nel Bosco delle Fate
Racconti di caccia: quando nonno e nipote incontrano la “regina” –
L’alba nel Bosco delle Fate non sorgeva semplicemente: sembrava scivolare tra i rami dei faggi secolari come un segreto sussurrato. Era un luogo dove il muschio ricopriva ogni cosa, trasformando i tronchi in pilastri di velluto verde e il suolo in un tappeto elastico che attutiva ogni passo.
Giulio, dieci anni e il cuore che batteva al ritmo di un tamburo, camminava dietro a suo nonno Pietro. Tra loro, con la coda a pennacchio che oscillava ritmicamente, si muoveva Duck, un Setter Inglese di otto anni dal mantello bianco e fegato. Duck era nel fiore della sua maturità: non correva più a vuoto come un cucciolo, ma leggeva il vento come un vecchio saggio legge un libro antico.
Il rito del silenzio
«Vedi, Giulio,» sussurrò il nonno, fermandosi vicino a una radura dove la nebbia danzava ancora bassa. «Il Bosco delle Fate si chiama così non perché ci vivano le creature delle fiabe, ma perché qui la natura compie magie ogni giorno. E la Beccaccia, la Regina, è la sua custode più misteriosa.»
Giulio stringeva il suo bastone di nocciolo, imitando la postura del nonno. «Perché non corriamo, nonno? Duck sembra voler andare più veloce.»
Il nonno sorrise, accarezzando la testa del cane che si era fermato a consultare una corrente d’aria. «La caccia non è una corsa, è un ascolto. Se entri nel bosco con l’arroganza di chi vuole solo “prendere”, il bosco si chiuderà a riccio. Devi chiedere il permesso. L’etica venatoria inizia qui: nel rispetto del silenzio e nel capire che noi siamo ospiti, non padroni.»
L’incontro con la Regina
Improvvisamente, l’atteggiamento di Duck cambiò. Il suo galoppo leggero si trasformò in una filata radente al suolo, i muscoli tesi come corde di violino. Il naso puntava dritto verso un groviglio di agrifogli e felci appassite.
«Guarda,» bisbigliò il nonno, poggiando una mano sulla spalla di Giulio. «Duck ha sentito l’emanazione. Quello che vedi ora è un dialogo invisibile tra il cane e la beccaccia.»
Duck si immobilizzò. Una ferma statuaria, con la zampa anteriore sollevata e la coda tesa. Il tempo sembrò fermarsi. Il bosco intero trattenne il respiro.
«È lì?» chiese Giulio in un soffio.
«Sì. E ricorda: se decideremo di sparare, sarà solo perché abbiamo onorato la sfida. Se la beccaccia volerà via nel fitto, saremo felici lo stesso, perché lei è stata più brava di noi. La caccia è l’unica sfida dove chi perde può comunque tornare a casa col sorriso, se ha imparato qualcosa.»
Il frullo e la lezione
Il nonno fece un passo avanti. Con un rumore improvviso, simile a un colpo di frusta tra le foglie secche, la Regina del Bosco decollò. Un battito d’ali frenetico, una sagoma saura che scartò agilmente tra i rami, scomparendo nell’oro del mattino in una frazione di secondo.
Il nonno non alzò nemmeno il fucile. Rimase a guardare il punto in cui l’uccello era sparito. Duck, dopo un attimo di immobilità, scodinzolò e tornò verso di loro, cercando una carezza.
«Perché non hai sparato, nonno?»
«Era troppo coperta, Giulio. Tirare a indovinare tra i rami significa rischiare di ferire un animale senza recuperarlo. È una mancanza di rispetto suprema. La Regina ci ha concesso la sua presenza, Duck ci ha regalato una ferma da manuale. Per oggi, il bosco ci ha dato abbastanza.»
Il ritorno
Mentre rientravano verso il sentiero, con la luce che scaldava l’aria, Giulio si sentiva diverso. Non aveva un carniere pieno, ma sentiva che il Bosco delle Fate gli aveva rivelato un pezzetto della sua magia.
«Hai capito oggi cos’è la caccia, piccolo mio?» chiese il nonno, mentre Duck beveva da un ruscello cristallino.
«Sì, nonno. È come un regalo che non devi per forza scartare per sapere che è bello. È stare con te e Duck e proteggere questo posto così com’è.»
Il vecchio cacciatore annuì, orgoglioso. Sapeva che, in quel momento, era nata una nuova sentinella della natura.
Di gdm
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