Estate Nera in Montagna ma poi si parla solo di caccia
Estate Nera in Montagna: Un Bilancio Amaro e un Allarme sulla Sicurezza
Ma alla fine si parla e si mettono in rilievo solo degli incidenti di caccia… chissà perchè ?!
Mentre l’attenzione mediatica si concentra spesso, e giustamente, sugli incidenti legati ad attività come la caccia – dove la disattenzione o la mancata messa in sicurezza dell’arma sono spesso alla base delle tragedie – i dati recenti sul Soccorso Alpino rivelano una realtà ben più drammatica e forse meno percepita: l’elevato numero di vittime ( 25) e infortuni in montagna.
L’ultima stagione estiva, definita un’“estate nera”, ha messo in luce una pressione senza precedenti sul sistema di soccorso. Da giugno a settembre, il Soccorso Alpino e Speleologico ha compiuto oltre 900 interventi, un numero che testimonia il massiccio afflusso di persone in quota e, parallelamente, una preoccupante incidenza di incidenti.
Il bilancio è pesante: in soli tre mesi, si contano 25 decessi e un totale di quasi mille persone soccorse. Tra coloro che hanno richiesto aiuto, ben 573 hanno riportato traumi di varia gravità, mentre 370 sono state recuperate incolumi, spesso dopo essersi perse o trovate in situazioni di blocco.
Questi numeri impongono una riflessione seria: se da un lato la montagna è una risorsa inestimabile per sport e benessere, dall’altro non ammette imprudenza o superficialità. La disattenzione, la sottovalutazione dei rischi, l’impreparazione fisica e tecnica, o l’equipaggiamento inadeguato si confermano i principali nemici dell’escursionista e dell’alpinista. I dati nazionali del Soccorso Alpino evidenziano come cadute, scivolate e l’incapacità durante l’attività svolta siano le cause prevalenti degli interventi.
Il dispiegamento di forze è stato notevole: le Unità Cinofile sono state allertate 17 volte per la ricerca di persone, dimostrando il loro ruolo cruciale nelle operazioni complesse. Anche gli speleologi hanno partecipato a 4 operazioni di soccorso in ambiente ipogeo, due in Trentino e una rispettivamente in Veneto e Lombardia.
In un’epoca in cui la montagna è sempre più accessibile e l’escursionismo l’attività che genera il maggior numero di incidenti, l’allarme lanciato dai soccorritori è chiaro: è fondamentale un approccio più consapevole e responsabile alla montagna. Riconoscere i propri limiti, informarsi adeguatamente sulle condizioni meteo e dei sentieri, e non avventurarsi mai da soli in ambienti impervi sono regole di base che, se disattese, possono avere conseguenze fatali.
La montagna è magnifica, ma esige rispetto. Questi numeri non sono semplici statistiche, ma un monito severo che ci ricorda il valore della prevenzione e dell’umiltà di fronte alla natura.
Fonte: L’ Adige.it
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