Corte di Cassazione boccia il referendum

Corte di Cassazione boccia il referendum – Abbiamo vinto ma non abbassiamo la guardia 

E’ ufficiale: il “Comitato SI aboliamo la caccia”  ha dovuto arrendersi davanti alle verifiche della Corte di Cassazione che ritenuto nulle ben 177.000 firme raccolte, di cui oltre 130mila in forma cartacea e oltre 47mila raccolte in modalità digitale via web.  

Dalla Cabina di Regia – Referendum per abolire la caccia

Del resto a questo Referendum non avevano aderito neppure le maggiori e più note sigle animal/estremiste e questo Comitato, che per altro aveva formulato malissimo il quesito referendario, dopo aver incassato la “bocciatura” pensa ora di organizzarsi diversamente per il futuro.

E’ sicuramente una notizia che accogliamo con favore e che sgombera per ora, ma solo per ora, il terreno da una minaccia che poteva essere seria. Di fatto non si è mai temuto che la raccolta firme e il superamento di quota 500mila potesse andare a buon fine anche se, per la verità, ci sono stati  2 momenti in cui si è temuto seriamente: la raccolta digitalizzata e la lunga proroga in termini di tempo concessa per essa.

Questo non significa che si debba o che si può abbassare la guardia e che si può stare tranquilli, anzi è vero il contrario. Non tanto perchè ci riproveranno ma che lo stanno già facendo attraverso azioni più subdole. Basti pensare all’intensificarsi dei controlli venatori ufficiali e ufficiosi dove gli organi di PG si avvalgono della collaborazione e delle segnalazioni di animalisti. Basti pensare ai paletti che ogni anno vengono piantati da ISPRA. Basti pensare alle frequentazioni dei corridoi del MISE dove verdi e altri (LIPU-LAC) trovano smpre le porte aperte.

C’è bisogno di reagire e per farlo occorre che tutti insieme si lavori per creare una nuova figura di cacciatore sempre più etica e sempre più attendo alla “biodiversità“. Con questo non significa cedere terreno o peggio ancora “calare i pantaloni” ma vuol dire che le associazioni venatorie, la Cabina di Regia con tutte quelle sigle che non sono contro la caccia, lavorino per trovare, insieme, una comunicazione diversa fra di noi e verso la società civile.

Con questa proposta di referendum, bocciata dalla Corte di Cassazione,  si è visto qualcosa ma non basta. C’è bisogno di avvalersi di studi scientifici, cosa che per altro qualcuno sta già facendo, e della ricerca di nuovi strumenti di comunicazione guidati, non postati a caso sulle pagine social. C’è bisogno di una maggiore consapevolezza, non solo a parole, per fare sapere  il cacciatore è una figura quasi professionale e che tra i suoi compiti c’è la gestione della fauna selvatica per il mantenimento dell’equilibrio uomo-natura. C’è bisogno anche di contrattaccare investendo nella “ricerca” di dati sensibili su come certe ONLUS vengono gestite. Quanto denaro entra nelle loro casse? Come viene speso? Vedere i bilanci … sapere cosa fanno i dirigenti di queste associazioni e le loro frequentazioni. Siamo certi che qualcosa di poco chiaro lo si possa scovare.

C&D

 

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