La caccia dell’anima di Franco Subinaghi

Non è un diario, non è una biografia, semplicemente aneddoti della sua vita venatoria che passano attraverso tre generazioni: quella del papà, la sua e quella del figlio Bryan.

Articolato in brevi capitoli, La caccia dell’anima di Franco Subinaghi (già in distribuzione) è il secondo libro, mentre un terzo è già tra i pensieri.

Interessanti incontri, con personaggi caratteristici, tipici delle località visitate, personaggi che hanno segnato momenti indimenticabili, ritraendo un concetto che va sotto il nome di amicizia, quell’amicizia pilastro della vita.

Colorato di paesaggi, iconografie delle sue valli, della sua montagna, della sua regione, l’amata Lombardia dalla quale mutua intercalari dialettali. Scenografie dove praterie si alternano a lariceti, pinete, scenografia che si sposa di una coreografia animata dai setter, quella razza che Subinaghi seleziona, alleva, addestra mentre beccacce, pernici bianche danzano in un ballo sempre diverso.

caccia_anima

La sua Isabella (una beccaccia), amore a prima vista, da quando il suo Dylan la consegnò al suo padrone, da quando il suo padrone la consegnò al tassidermista di fiducia.

Sempre presenti i richiami alla musica rock, colonna sonora della sua vita.

Grande connubio con la solitudine, quella solitudine che gli tiene compagnia, un’amante della quale essere geloso “ Solitudine che ti permette di sfuggire i mille casini della vita quotidiana (…) Solitudine che mi permetteva e ancora oggi mi permette di amplificare le percezioni”.

Feeling, sensazioni, sentimenti, con stile fluido ma puntigliosamente descrittivo, profondo, coinvolgente che ti trascina verso una percezione che dalle righe esce e ti cattura, la percezione di come qualcuno possa cacciare con l’anima.

 

di Laura Tenuta

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1 Commento

  • Franco Subinaghi

    grazie Laura, sei grande, e sopratutto sei una grande Amica. Grazie, thank you,merci, gracias, bedankt!!!

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