Animali, ideologia e burocrazia
Animali, ideologia e burocrazia
L’Italia del lupo, dell’orso e delle carte bollate: quando l’ideologia uccide il buon senso
Vogliamo dare spazio a questo articolo scritto dal Dott. Giancarlo Bosio perchè pone delle questioni che fanno riflettere. Ovviamente non tutti concorderanno con il suo pensiero, ma che nel nostro paese prima di giungere ad qualsiasi “finale” passano gli anni e la burocrazia la fa da padrona. Sempre !
Ho recentemente letto un articolo del GUARDIAN dove vi è scritto che “C’è un’Italia che ingabbia gli uomini ma non gli orsi“….e i lupi!!! aggiungo io!.
Un Paese dove un cittadino può finire in cella in poche ore, mentre per catturare un plantigrado aggressivo, o abbattere un lupo ritenuto pericoloso, servono settimane di carte, pareri e ricorsi.
È l’Italia dell’ISPRA, dei TAR, delle sigle animaliste e di una magistratura ormai piegata a un’ideologia che nulla ha a che vedere con la scienza, la sicurezza o la responsabilità amministrativa.
Perché se in Germania, Austria, Slovenia o Svizzera un orso, od un lupo, pericoloso viene neutralizzato in meno di due giorni – con protocolli chiari, trasparenti e condivisi – da noi ogni decisione è un percorso a ostacoli tra burocrazia, ideologia e paura. Qui i grandi carnivori, orsi e lupi, possono aggredire, ferire, uccidere, ma guai a intervenire senza prima aver prodotto un faldone di giustificazioni, autorizzazioni e relazioni: sette passaggi, almeno, e se ne manca uno solo, tutto diventa illegittimo, impugnabile, sospendibile.
Nel frattempo, la montagna si svuota, i pastori esasperati si arrangiano da soli e lo Stato arretra, paralizzato.
La fauna è fuori controllo, ma chi dovrebbe monitorarla – l’ISPRA – è sempre in ritardo con i censimenti, privo di piani concreti di gestione e ossessionato più dall’ideologia che dalla realtà. Un istituto che avrebbe dovuto essere tecnico-scientifico è diventato un apparato dogmatico, incapace di decisioni tempestive, schiavo di un ambientalismo da salotto che si nutre di conferenze stampa e comunicati moralisti.
E così, ogni volta che un orso aggredisce qualcuno o mette in pericolo interi paesi, la scena si ripete: la politica locale prova a intervenire, i tribunali la bloccano, le associazioni presentano ricorsi e petizioni, i ministeri si trincerano dietro l’inerzia.
Intanto, la montagna vive sotto ricatto.
Il caso giudiziario aperto contro il presidente del Trentino per l’abbattimento di un orso aggressivo è solo l’ultima dimostrazione di un sistema impazzito.
Un pm aveva chiesto l’archiviazione, riconoscendo che l’animale era pericoloso; un giudice ha deciso che invece no, serviva un processo. Perché? Perché l’istruttoria “non era stata adeguatamente motivata”. In Italia non conta la pericolosità, ma la perfezione del modulo. Non conta prevenire tragedie, ma dimostrare di aver rispettato ogni passaggio formale, anche se nel frattempo può succedere l’irreparabile.
È una giustizia che non conosce la realtà del territorio, una politica che non decide, e un ambientalismo che ha perso il contatto con la natura vera, quella dove uomo e animale convivono solo se c’è equilibrio e regole. Oggi, invece, vincono gli slogan e le bandiere ideologiche: “Mai abbattere un orso”,” viva il lupo!“, “Salviamo tutto”, “La natura ha sempre ragione”.
Ma la natura, quella vera, non è un post su Instagram. È anche ferocia, rischio, selezione. E senza gestione, diventa minaccia.
Nel frattempo, chi vive nelle valli alpine, o sulla dorsale appenninica, si ritrova ostaggio di un sistema che lo tratta come colpevole se difende il proprio gregge o il proprio villaggio. Si è creato un muro tra chi decide da Roma o da Bruxelles e chi vive davvero la montagna.
Un muro di burocrazia, ipocrisia e paura.
E se altrove si agisce in ore, da noi servono anni. Se altrove si governa la fauna con razionalità, qui si preferisce lasciarla crescere senza limiti, in nome di un presunto rispetto per la vita animale che finisce per disprezzare quella umana.
L’Italia degli orsi e dei lupi non è un Paese più civile. È solo un Paese più ipocrita. Dove le istituzioni scientifiche si sono trasformate in centri di militanza, la magistratura in tribunale ideologico, e la politica in spettatrice.
Un Paese dove ogni emergenza diventa una guerra di ricorsi, e dove il coraggio amministrativo viene processato invece che premiato.
Finché non si avrà il coraggio di dire che la tutela dell’ambiente passa anche dal controllo della fauna, e che la scienza non può essere schiava dell’ideologia, continueremo a contare aggressioni, paura e rabbia.
Perché non si può difendere la natura distruggendo chi nella natura ci vive.
Dott. Giancarlo Bosio – medico veterinario
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