Caccia e Parchi: perché l’allarmismo di ENPA è fuori bersaglio

Caccia e Parchi: perché l’allarmismo di ENPA è fuori bersaglio

🛑 Oltre l’allarmismo: perché la riforma della legge 157/92 è pragmatismo, non un attacco ai parchi

Caccia e Parchi: perché l’allarmismo di ENPA è fuori bersaglio

Assistere alle solite narrazioni catastrofiste quando si parla di gestione della fauna e del territorio è ormai una costante. L’ultimo affondo di ENPA contro la riforma della legge 157/92, attualmente al Senato, ne è la prova evidente. Si grida allo “smantellamento dei parchi”, ma la realtà dei fatti racconta un’altra storia.

Analizziamo i punti critici sollevati, senza ideologie:

  • Gestione delle superfici protette: Parlare di aree “aperte alla caccia” come se fossimo nel Far West è fuorviante. L’equilibrio ambientale oggi non si tutela sbarrando i confini, ma gestendo attivamente le criticità (pensiamo all’emergenza cinghiali e alla peste suina che minacciano la nostra biodiversità e l’agricoltura). Ottimizzare e ridefinire le aree significa rendere la protezione efficace, non punitiva.

  • La questione sanzioni (l’oblazione): La transizione da “arresto o ammenda” ad “arresto e ammenda” viene dipinta come un indebolimento. Invece, l’introduzione dell’oblazione per reati minori è uno strumento giuridico standard che garantisce certezza della pena monetaria immediata, deflazionando i tribunali da processi infiniti che spesso finiscono in prescrizione. Meno burocrazia, più efficacia reale.

  • Il “caso” Commissione Europea: Liquidare la risposta del Ministro Lollobrigida come un insulto alle istituzioni significa non comprendere la differenza tra rilievi tecnici degli uffici e decisioni politiche. Se la stessa Libera Caccia plaude alla fermezza del governo, è perché finalmente si rimette al centro la sovranità decisionale dello Stato nella gestione del proprio territorio, senza subire passivamente ogni sussurro burocratico di Bruxelles.

Il punto fondamentale: La conservazione della natura non può essere un museo intoccabile gestito solo dai divieti. Ha bisogno di una governance dinamica, che ascolti chi il territorio lo vive e lo protegge davvero (agricoltori, guardie venatorie, comunità locali), superando l’approccio ideologico di chi vorrebbe un ambientalismo di soli vincoli.

La riforma non colpisce i parchi: colpisce l’immobilismo che li ha resi fragili.

C&D

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