Il mondo venatorio lancia l’allarme – Caccia in pericolo
Il mondo venatorio lancia l’allarme – Caccia in pericolo
Una sentenza che potrebbe mettere in discussione l’ art. 842 del Codice Civile ?
Sentenza Consiglio di Stato n. 895/26 cons-stato-895-2026 – Il mondo venatorio lancia l’allarme: “Il diritto soggettivo non può prevalere sulla gestione scientifica del territorio”.
Il mondo venatorio lancia l’allarme – Caccia in pericolo – La recente sentenza della Sesta Sezione del Consiglio di Stato (n. 895/26) segna un punto di rottura preoccupante per la
gestione faunistico-venatoria nel nostro Paese. Accogliendo il ricorso di un privato e di alcune sigle animaliste contro una precedente decisione del Tar Emilia-Romagna, i giudici hanno stabilito che l’imposizione del divieto di caccia su un fondo agricolo può essere legittimata da semplici “convinzioni etiche e morali” del proprietario.
Fino ad oggi, la Legge 157/92 aveva garantito un equilibrio tra diritto di proprietà e gestione della fauna, limitando i divieti a casi tassativi di rilevanza economica, scientifica o ambientale. Con questa sentenza, tale equilibrio viene meno, introducendo un elemento di pericolosa soggettività.
Qui La sentenza del Consiglio di Stato: cons-stato-895-2026
C’è anche chi solleva un altro problea, che il o la proprietaria del fondo dovrebbe considerare: la responsabilità civile in caso da danni o incidenti causati dalla fauna selvati che fuorisce dal proprio fondo. Questo perchè che dovesse subire il danno a chi si rilvolgerebbe se Regione e Proncia non ne rispondono?
Le criticità evidenziate dal settore
Le associazioni e gli operatori del settore esprimono forte preoccupazione per le conseguenze operative di questa decisione:
- Frammentazione del Territorio: Il riconoscimento dell’obiezione di coscienza applicata alla proprietà privata rischia di creare una “macchia di leopardo” di zone sottratte al prelievo e al controllo, rendendo di fatto impossibile una pianificazione faunistica coerente su scala regionale.
- Emergenza Danni all’Agricoltura: In un momento storico in cui la proliferazione incontrollata di specie opportuniste (in primis il cinghiale) sta mettendo in ginocchio le aziende agricole, sottrarre terreni alla gestione venatoria significa creare delle “zone rifugio” che alimentano il problema anziché risolverlo.
- Il primato dell’ideologia sulla scienza: Sostituire i criteri tecnici previsti dalla 157/92 con le “ragioni etiche” apre la strada a un contenzioso infinito, dove la gestione ambientale non risponderà più a dati biostatistici, ma a sentimenti individuali.
Una minaccia alla biodiversità programmata
Nonostante la sentenza citi la “pianificazione faunistico-venatoria” come unico limite, è evidente che la moltiplicazione di richieste di divieto su base morale renderà tale pianificazione un esercizio puramente teorico. Si rischia di passare da una gestione pubblica e coordinata del patrimonio indisponibile dello Stato a una gestione arbitraria e privata.
“Questa sentenza non è solo un attacco alla caccia, ma a tutto il sistema di gestione del territorio,” dichiarano gli esperti del settore. “Se l’etica individuale diventa norma di legge, la tutela della biodiversità e il controllo dei danni agricoli diventano impossibili.”
Il mondo venatorio chiede ora un intervento urgente delle istituzioni e delle Regioni per blindare la pianificazione faunistica e impedire che una visione ideologica della proprietà privata comprometta la sicurezza del territorio e l’equilibrio agro-ambientale.
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