Veneto: Il TAR impone il freno e il conflitto resta aperto
Calendario Venatorio Veneto: Il TAR impone il freno e il conflitto resta aperto
Il panorama venatorio del Veneto subisce un nuovo arresto giurisdizionale. Con una decisione che pesa come un macigno sulle pianificazioni regionali, il TAR del Veneto ha confermato la sospensione della caccia per quattro specie chiave: canapiglia, germano reale, gallinella d’acqua e tordo sassello.
Il provvedimento nasce dall’accoglimento del ricorso presentato da un fronte compatto di cinque sigle ambientaliste e animaliste (LAC, LAV, LNDC, LIPU e OIPA), segnando un punto a favore della tutela della biodiversità, ma aprendo al contempo una voragine di polemiche nel mondo rurale.
Un braccio di ferro tra diritto e ideologia
La decisione del TAR non è solo un atto burocratico, ma riflette una tensione strutturale sempre più evidente nella gestione del territorio:
- L’incertezza dei calendari regionali: La frequenza con cui i tribunali amministrativi intervengono sui calendari venatori suggerisce una fragilità tecnica nelle delibere regionali. Se da un lato le associazioni venatorie (come ACR, CONFAVI, FCR e ACV) lamentano un attacco alla cultura rurale, dall’altro emerge il dubbio che la politica locale fatichi a redigere piani che rispettino rigorosamente i pareri scientifici (come quelli dell’ISPRA).
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La vittoria del “fronte green”: Per le sigle ambientaliste, questo blocco rappresenta la difesa necessaria di specie vulnerabili. Tuttavia, la vittoria legale solleva interrogativi sulla capacità di dialogo: il ricorso al tribunale è diventato l’unico strumento di confronto rimasto tra mondi che sembrano non parlare più la stessa lingua.
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L’impatto sul mondo venatorio: La sospensione colpisce specie migratorie e acquatiche di grande interesse, alimentando il risentimento di chi vede nell’attività venatoria un presidio del territorio e un diritto regolamentato, ora percepito come sotto costante assedio giudiziario.
Verso una gestione scientifica o emotiva?
Il vero nodo critico risiede nella natura stessa di queste sospensioni. Se la scienza deve guidare la conservazione, è necessario che i dati sulla popolazione delle specie siano certi e non oggetto di interpretazioni legali. La frammentazione dei ricorsi rischia di trasformare la gestione della fauna in una “guerra di trincea” legale, dove a rimetterci è spesso la chiarezza normativa, lasciando cacciatori e ambientalisti in un limbo di incertezza permanente.
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