Da non credere – Lupo: FdI “sterilizza” la legge sul declassamento

Da non credere – Lupo: FdI “sterilizza” la legge sul declassamento

Colpo di Scena sulla Direttiva Lupo: FdI Rallenta il Declassamento, Sospetti sul “Piano Boitani”

Da non credere – Lupo: FdI “sterilizza” la legge sul declassamento – Roma – Un inatteso e significativo dietrofront politico rischia di congelare per anni l’attesa revisione dello status di protezione del lupo in Italia, deludendo le aspettative di allevatori e mondo rurale che avevano riposto fiducia nell’iniziativa di Fratelli d’Italia.

Carabinieri Forestali

Da fonti parlamentari si apprende che  FdI ha rimosso il vincolo dei 30 giorni per l’attuazione dell’articolo sul declassamento del lupo, inizialmente inserito nella Legge di Delegazione Europea e presentato dall’onorevole Bruzzone. Una mossa che di fatto sposta l’obbligo di intervento a settembre 2026. – “Al comma 1, sopprimere le parole: entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge e. On. Lucrezia Mantovani FdI” 
8.1001. Mantovani. ( l’on Lucrezia Mantovani , figlia dell’ europarlamentare ECR Mario Mantovani,ricopre il ruolo di Capogruppo nella XIV Commissione (Politiche dell’Unione Europea)  )

🗓️ Un rinvio con un obiettivo preciso

Dietro a questo slittamento di quasi due anni non ci sarebbero motivazioni tecniche, ma una precisa strategia: far passare in via definitiva il contestato “Piano Lupo” redatto dall’esperto Luigi Boitani.

Questo Piano, notoriamente incentrato su un regime di protezione rigida e prolungato, verrebbe così adottato prima che il lupo possa essere declassato a livello europeo e prima che venga condotto un nuovo, e più aggiornato, monitoraggio nazionale della popolazione. Un’operazione che, secondo gli oppositori interni ed esterni alla maggioranza, avrebbe l’avallo diretto dei sottosegretari all’Ambiente di FdI, Patrizio La Pietra e Claudio Barbaro.

🔒 10 anni di “lupo intoccabile” e la crisi dell’allevamento estensivo

Se la manovra andasse a buon fine e nessuna Regione si opponesse in modo veemente, l’impatto sugli allevatori sarebbe devastante:

  • Congelamento del Declassamento: La possibilità di una gestione faunistica più flessibile rimarrebbe sospesa per un decennio.

  • Regole restrittive imposte da Roma: Le Regioni non avrebbero la facoltà di adottare veri Piani di Contenimento, dovendo attenersi a linee guida nazionali estremamente severe.

  • Contenimento Simbolico: Gli abbattimenti, se autorizzati, si baserebbero su dati del 2020 (o precedenti) e sarebbero limitati a un numero puramente simbolico di capi.

L’obiettivo finale, accusano le associazioni di categoria, sarebbe di fatto quello di far “scomparire” l’allevamento estensivo e pastorale, eliminando di conseguenza le predazioni e potendo così sostenere che non è necessario rimuovere alcun lupo. In pratica, il lupo rimarrà intoccabile e la sua espansione proseguirà indisturbata, come desiderato dalle frange più estreme dell’ambientalismo.

❓ Il tradimento della base elettorale

La decisione di FdI suona come una clamorosa contraddizione rispetto alle battaglie portate avanti in Europa dagli esponenti del partito come gli eurodeputati Berlato e Fiocchi.

Il partito della Meloni, pur dichiarando a parole di volere il declassamento, lo starebbe di fatto annullando, privilegiando l’establishment ministeriale romano e gli apparati dello Stato – in particolare i Carabinieri Forestali – ormai percepiti come “green-oriented“.

Il timore è che Fratelli d’Italia abbia scelto di non inimicarsi l’elettorato moderato, sensibile alla potente propaganda animalista, sacrificando gli interessi degli allevatori, dei cacciatori e delle popolazioni rurali che pure lo hanno votato in massa. Un calcolo politico che rischia di vanificare anni di lavoro e di acuire la crisi nelle aree montane e interne.

Aggiungiamo quanto segue:

Art. 8.
(Princìpi e criteri direttivi per l’esercizio della delega per il recepimento della direttiva (UE) 2025/1237 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2025, che modifica la direttiva 92/43/CEE del Consiglio per quanto riguarda lo status di protezione del lupo (Canis lupus))

1. Il Governo è delegato ad adottare, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge e con le procedure di cui all’articolo 31 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, uno o più decreti legislativi per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni della direttiva (UE) 2025/1237 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2025.

2. Nell’esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo osserva, oltre ai princìpi e criteri direttivi generali di cui all’articolo 32 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, anche il seguente principio e criterio direttivo specifico: apportare alla normativa vigente e, in particolare, al regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, nonché alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio, le modifiche, le integrazioni e le abrogazioni necessarie al corretto e integrale recepimento della direttiva (UE) 2025/1237.

3. Dall’attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono all’adempimento dei compiti derivanti dall’esercizio della delega di cui al presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

 

C&D

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