Via , via , via ….. Riflessione e disamina sulla cinofilia

Via , via, via … . Una disamina critica e piena di spunti di riflessione dell’appassionato cacciatore Vanni De Carlo  sulla cinofilia.


Via, via, via…queste di prassi sono le parole che i nostri titolati dresseur utilizzano per incitare il  proprio cane ad avere una partenza il più veloce possibile nelle prove dedicate alla cinofilia agonistica.

Via , via, via ….  – Suddette prove, lo preciso soltanto a titolo di informazione per coloro che seguono saltuariamente  tale specialità, raggiungono il massimo livello in manifestazioni come la Coppa Europa, il Campionato Europeo, l’Eurocoppa, tipicamente prove su starne e trofei vari che si svolgono solitamente in Serbia, dove esistono ancora le starne “vere” e terreni spettacolari. Al contrario il Derby si svolge in Italia, su selvaggina immessa.

Via, via, via …. nella foto Vana di Val Vonella e Martianisium fenix

Lo scopo principale di queste prove è quello di effettuare una selezione zootecnica e di porre una particolare attenzione alla morfo funzionalità di ogni singola razza, al fine di ottenere soggetti sempre  più adatti ad un determinato tipo di lavoro. Le necessarie verifiche sono demandate ad esperti giudici che applicano i regolamenti e interpretano gli obiettivi proposti dall’ENCI.
I protagonisti della cinofilia agonistica sono essenzialmente due: il dresseur ed il cane. Quasi sempre si identificano tra loro, perché tra i due protagonisti si stabilisce quel rapporto di simbiosi, di feeling e di complicità che nasce proprio dal fatto che il dresseur è una persona che ci sa fare con i cani e che possiede una naturale predisposizione per interpretare al meglio la psiche canina. Inoltre il tempo che dresseur e cane passano insieme è veramente tanto, se consideriamo anche i periodi di addestramento, allenamento nonché i trasferimenti vari. Al dresseur tocca il compito fondamentale di addestrare il soggetto a disposizione posizionandolo sul terreno nella giusta maniera, facendogli seguire un metodo di cerca ampio e ben determinato e facendo eseguire al cane “l’immobilità al frullo” nel momento in cui il cane entra in contatto olfattivo con il selvatico e ferma. Il cane, dal suo canto, dovrà interpretare al meglio l’addestramento ricevuto ma dovrà soprattutto mettere in evidenza tutte quelle che sono le sue doti naturali. La conclusione ottimale di questo complicato processo è l’ottenimento del tanto agognato cartellino, di proclamare un cane Campione ed il massimo è avere un vero trialler. Detto così, in due parole, sembrerebbe una cosa molto semplice da ottenere, ma per raggiungere risultati importanti occorre tanta competenza e un duro e serio lavoro. La prova provata di quanto vado dicendo è che gli addestratori italiani sono considerati i migliori professionisti al mondo.

Cinofilia : nella foto Dea e Vannj di Val Conella

Non dimentichiamo inoltre che pure gli allevatori hanno raggiunto livelli qualitativi altissimi nel nostro Paese, grazie ad una indiscussa genialità e alla rigorosa selezione effettuata nel tempo sia nelle razze inglesi sia in quelle continentali. Possiamo pertanto affermare che, anche nella categoria degli allevatori, non temiamo confronti planetari.
In ultimo, non perché sia l’ultimo degli argomenti (per il sottoscritto il tema è di assoluta importanza perché vi…appartengo, n.d.A.) abbiamo il nostro mondo, quello dei cacciatori cinofili, persone che rappresentano il punto di partenza della cinofilia, che sono la vera essenza della caccia ed i veri ed ultimi utilizzatori dei cani da caccia.

Siamo noi che pratichiamo la cinegetica, cioè l’arte di cacciare con i nostri cani; siamo noi che da anni stiamo realizzando un processo evolutivo della cinofilia venatoria, con un modo più etico di praticare la caccia, lavorando con assoluta passione e dedizione per migliorare la qualità e le prestazioni dei nostri ausiliari nella caccia cacciata. Cosa peraltro particolarmente difficile nel nostro Paese che, nel giro di pochi anni, sta subendo una veloce trasformazione dell’ambiente rurale, troppo soggetto ai cambiamenti climatici che influiscono negativamente sulla presenza della selvaggina vera, soprattutto quella migratoria.

Via , via, via …..
Vi posso assicurare che di questi tempi, pur partendo da cuccioli che vantano un’ottima genealogia con genitori bravi cacciatori, “costruire” un cane completo che morfologicamente rappresenti bene la razza di appartenenza, che abbia un buon movimento, una bella presa di punto che consenta e che riporti in mano (e magari faccia anche dei recuperi ottimali, cacciando per ore su terreni diversi e su vari tipi di selvaggina) è un’impresa certamente ardua. C’è una sola spiegazione a tutto questo e si chiama “Passione”, con la “P” maiuscola.

Solo con la passione per i nostri cani e per tutto ciò che circonda il nostro bellissimo mondo riusciamo a prefiggerci e raggiungere certi obiettivi.
La cosa che un poco mi disturba è però il notare come sempre più spesso si stia verificando una ”spaccatura“ o “scollatura” (chiamatela come preferite) tra le categorie che innanzi ho descritto, vale a dire quelle che fanno parte della cinofilia agonistica e quelle della cinofilia venatoria.  Tale situazione è confermata da varie correnti di pensiero e da diversi articoli pubblicati su riviste del nostro settore. Le tesi e le argomentazioni sono tra le più varie. Si attribuisce a chi partecipa alle prove di aver creato una sorta di club riservato a pochi intimi. Frequentemente qualcuno afferma: ”Noi siamo la Formula 1 della cinofilia, non vorrai andare con una Ferrari a fare del fuoristrada”.

Cinofilia e caccia : la ferma e il consenso

C’è chi sostiene che il perentorio addestramento nell’immobilità al frullo condiziona i cani, al punto che molti di essi non riportano più e non riescono a guidare perché rimangono fermi in attesa del conduttore mentre il selvatico si allontana di pedina. C’è chi discute su selezioni sbagliate e chi sostiene che sarebbe opportuno il puntuale rispetto del regolamento per il rilascio del brevetto di riporto. O ancora chi difende la tesi che i cani da prove non andrebbero corretti e quindi subire condizionamenti nei primi 15/16 mesi. Altri autorevoli voci sostengono che diversi cani da prove non sono abituati a cacciare ed appena incontrano un ostacolo lo evitano; oppure si chiedono come mai in territori come la Serbia, pieni di starne, in una batteria di 13 coppie di cani, solo in 3 fermano su un totale di 26 soggetti? O del perché si assiste, talvolta, a decine di turni senza neppure un incontro, anche su selvaggina immessa.
Insomma, un gran bailamme di opinioni e versioni…

 

Personalmente sono sempre stato dell’idea che le due branche della cinofilia fossero complementari l’una all’altra e che la cinofilia stessa fosse un bene comune e quindi condivisibile. Ma adesso mi piacerebbe approfondire l’argomento per capire se esistono delle criticità affrontabili e se si riesce a trovare un punto d’incontro; questo perché sembra innescarsi una diatriba che per gli appassionati cacciatori cinofili pone numerosi punti interrogativi. Ho ritenuto pertanto utile confrontarmi direttamente con un professionista serio e titolato, che da moltissimi anni lavora con passione smodata nel mondo della cinofilia, al fine di saperne di più e per cercare di chiarire (e possibilmente eliminare)
eventuali incomprensioni.

Ho incontrato il Sig. Orlando Fabbri (e lo ringrazio per l’amabile disponibilità), persona tra le più qualificate a darci delle risposte, in quel di Mercato Saraceno, nelle Colline Romagnole. Il Sig. Fabbri è titolare dell’Allevamento di Setter inglesi “Radentis” da circa 60 anni ed è il creatore del Setter Inglese Italiano, oggi lontano parente dei setter di Laverak. Il nome “Radentis“ origina dal tentativo di “creare” un setter connotato da fluidità nel galoppo, leggerezza nelle forme, movimento sciolto, elastico e morbido; insomma, un vero felino che si esprime attraverso una radenza naturale. Il palmares che il Sig. Fabbri ha conseguito nelle prove a starne è di circa 4.000 risultati.

Via, via, via …. l’autore Vanni De Carlo con il mitico orlando Fabbri- allevatore

Orlando Fabbri spiega – :“Mi interesso di selezione da 60 anni e sono convinto che i cani vanno selezionati nel 1° anno di età, prima ancora che qualcuno gli abbia messo le mani sopra, per poter capire il patrimonio genetico e quindi scoprire l’ideale compagno da mettere in riproduzione. Riproduzione che si può fare solo con cani “professori”, che non hanno nessun bisogno di addestramento se non quello naturale del richiamo, della correzione al frullo e il rispetto della lepre. Il grande cane da prove è quel soggetto che rispecchia in modo naturale il maggior numero di caratteristiche previste per la razza: se è eletto a riprodurre in tenera età vengono giustificati gli investimenti economici, fisici e di tempo necessari alla carriera. In caso contrario, si potranno anche ottenere, con esagerati mezzi coercitivi, risultati importanti, ma che finiranno con il danneggiare in termini di rendimento gli effetti selettivi. In definitiva posso affermare che questi ultimi non sono propedeutici a buone performance riproduttive. Troppi cani addestrati mediante l’utilizzo di strumenti coercitivi” – ribadisce l’allevatore romagnolo – “non recuperano al 100% la loro serenità e diversi esemplari non saranno più utilizzabili neanche a caccia. I pochi che sopporteranno la pressione, avranno perso vivacità, serenità e concentrazione nella cerca, che sono la base del rendimento venatorio. Di una cosa sono sicuro- dice Fabbri – che i cani corretti in modo non coercitivo restano integri nella loro avidità, concentrazione e capacità di manifestare dei comportamenti, le emozioni che essi stessi provano e manifestano in alto grado nell’esercizio ludico della cerca.

Oggigiorno – sottolinea l’anziano ed espertissimo  allevatore  si va a caccia di emozioni e ogni elemento in grado di ravvivarla deve essere valorizzato e messo in evidenza per poi introdurlo in riproduzione. In prova ho vinto moltissimo con centinaia di soggetti, erano gli stessi che usavo a caccia nel primo anno di vita e al termine delle prove, anche in età tardiva. Non ho mai comprato un cane né ho mai preso una monta.  Questi grandi cacciatori trialler sono sempre stati i miei soci a caccia; loro sapevano di esserlo e cosa dovevano fare per farmi felice. L’obiettivo nell’analisi fenomenologica che è costituita dall’insieme delle caratteristiche, da quelle morfologiche a quelle comportamentali, da quelle psichiche a quelle intellettive e di relazione si propone, in sintesi, di identificare lo spicchio della torta progenica che ha prodotto il soggetto e quindi le ragioni geniche per le quali lo stesso soggetto è quello che è: il vero padre, il vero fratello, il vero partner ideale per il soggetto preposto alla riproduzione. Quindi il rendimento, in termini di risultati, si centuplica. Ciò comporterà che, generazione dopo generazione, soggetto dopo soggetto, si otterrà sempre più qualità e maggiore efficacia nel lavoro. I risultati ottenuti avvalorano sempre più i miei convincimenti, tanto che a distanza di 50 anni, le idee si sono trasformate in verità e gli obiettivi in risultati” .
In conclusione sostiene  Orlando Fabbri con forte convinzione : “Il cucciolo campione va subito vissuto; l’età ideale per capire la ragione della sua esistenza e per convivere con l’uomo, da considerare come l’amico più fidato e colui dal quale apprendere tutte le lezioni senza traumi di sorta, varia dai tre ai cinque mesi. Successivamente, con l’avanzare dei mesi, saranno sufficienti il terreno, il vento, le starne e poche settimane di tempo per identificare i soggetti più dotati in modo naturale ed istintivo e quindi idonei per il campionato riproduttori. A tal proposito devo confermare che il regolamento previsto per la proclamazione al campionato riproduttori dovrebbe essere cambiato e questo lo vado sostenendo da trent’anni; è infatti dannoso proclamare campione riproduttore un soggetto che, pur avendo coperto trecento femmine, abbia poi avuto un paio di figli qualificati nelle prove”.

Via , via, via …..

Sarà dunque questo tipo di cane, il moderno Setter Inglese Italiano, capace letteralmente di conquistare il mondo venatorio, a colmare eventuali lacune che expo e prove sembrano guastare/alterare?
Sono convinto che ci riuscirà, ma dovrà farlo solo attraverso il corretto utilizzo dell’Ars Venandi, arte della quale l’attuale setter è il figlio e promotore indiscusso.

Momenti di Caccia Via delle Beccacce, 18 73048 Nardò- ( LE) Cell. 335. 6722206 info@ momentidicaccia. com

 

 

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