Salvaguardare la lepre attraverso un progetto di gestione mirato.

 

Con queste osservazioni SI vuole fare delle Proposte e aprire un dibattito serio sulla gestione, sulla conservazione e sul prelievo della lepre.

Nella speranza di rendere un servizio alla Lepre .

lepreIl ripopolamento consiste nella ricostituzione di una popolazione di effettivi con una densità sufficiente perché possa in seguito essere l’oggetto di una gestione cinegetica normale. E’ questo, comunque, un evento eccezionale che dovrebbe essere utilizzato solo in seguito ad annate particolarmente sfavorevoli e non dovrebbe essere, mai, considerato un modo di operare normale. Cosa che di fatto, invece, in Italia si è verificata. E voglio essere ancora più chiaro: in Italia non vi è stato fino ad oggi una seria gestione della lepre in quanto i ripopolamenti sono diventati assolutamente indispensabili per poter poi effettuare il prelievo nella stagione di caccia.

Questo è sbagliato per svariati motivi in quanto il prelievo della lepre, ma il discorso vale per tutta la fauna selvatica, deve essere in funzione degli effettivi che sono stati censiti. Se ho cento lepri su un determinato areale non posso pensare di abbatterne cento, ne novanta ma dovrò abbatterne un numero che consenta poi una naturale reintegrazione della quota abbattuta. Per la lepre è necessario lasciare almeno il cinquanta per cento degli effettivi anche se bisogna, da subito, precisare che la percentuale da non abbattere e’ in relazione a variabili che sono piuttosto complesse. Fino ad ora, i ripopolamenti con lepri provenienti dall’Est europeo hanno salvato, in Italia, la lepre dalla sua estinzione. Ma ora anche all’Est le lepri scarseggiano e lo dimostra il fatto che quest’anno molte province e molti Ambiti territoriali di caccia non ne sono stati riforniti, pur essendo disposti a pagarle cifre da capogiro, e molte di quelle che sono “arrivate” altro non erano che lepri d’allevamento. E’ per questo che dovremo cominciare a pensare ed a operare in modo diverso. E comunque voglio pormi e porvi una domanda: è degno di un cacciatore il fatto che con la giustificazione dei ripopolamenti con lepri provenienti da altri paesi noi ci sentiamo autorizzati a sterminare tutte, o quasi tutte, le lepri presenti ?

L’affermazione “tanto poi le comperiamo, tanto poi arrivano” non è comunque una giustificazione sufficiente in qualsivoglia caso anche se di lepri ve ne fossero a disposizione ancora, come una volta, a migliaia e a basso costo. Il vero cacciatore è paragonabile al contadino che amorevolmente pianta un albero e lo cresce per coglierne i frutti.

I frutti però e non tutto l’albero altrimenti se ne dovrà ripiantare un altro ed attendere fino a quando questo frutterà.

Per buona parte, in Italia , abbiamo eliminato, durante la stagione venatoria, tutte o quasi tutte le lepri che avevamo e poi con la fine della stagione della caccia operavamo dei costosissimi ripopolamenti. Seguivamo le lepri lanciate con cura ed attenzione perché si riproducessero e poi con l’inizio della caccia invece di raccogliere i frutti tagliavamo l’albero alla radice.

Scusatemi ma nella situazione in cui siamo un po’ di autocritica penso faccia bene.

E’ vero che l’ambiente è cambiato e molte delle specie selvatiche sono in difficoltà per questo motivo. I diserbanti falcidiano impietosamente, le automobili eliminano un gran numero di animali, i piani faunistici sono generalmente carenti, per non dire di peggio, la vigilanza, sopratutto quella notturna, inesistente e così via discorrendo. Innumerevoli sono le cause del degrado e, nel nostro caso, i motivi per cui la lepre è in difficoltà ma anche quest’anno all’apertura della caccia, durante l’addestramento cani, tutti noi troveremo un discreto numero di lepri.

Siamo proprio sicuri che dalla data dell’apertura della caccia in poi le lepri che i nostri segugi si divertivano ad inseguire siano morte per altre cause che non sia il piombo dei fucili dei cacciatori?

Suvvia cerchiamo di essere onesti e seri una volta tanto!!.

E’ chiaro che dobbiamo iniziare una nuova gestione della lepre e per fare questo indispensabile è il contributo istituzionale delle associazioni venatorie e dell’Amministrazione deputata alla gestione e conservazione della fauna, ma è pur indispensabile un coinvolgimento culturale dei cacciatori con relativo cambio di mentalità.

Noi cacciatori, complici le Associazioni Venatorie, non possiamo continuare a comportarci così come abbiamo fatto fino ad ora.

In gioco vi è l’estinzione della lepre con tutte le conseguenze facilmente intuibili.

La discussione è aperta; nel contempo propongo un progetto di gestione rivolto a tutti in quanto è questo l’inizio di un faticoso e sicuramente lungo lavoro che dovrà coinvolgere non solo i segugisti ma tutte le categorie di cacciatori.

1) CENSIMENTI: è importante avere chiara la situazione numerica della lepre. A tal uopo è necessario contare le lepri attraverso i censimenti che vanno effettuati nel periodo primaverile (maggio) e durante l’addestramento cani pre-caccia (agosto-settembre) . A maggio il censimento verrà effettuato dai segugisti, ciascuno sul proprio territorio, con l’ausilio di un cane segugio particolarmente maneggevole che individui le pasture (non vi è scovo ne tanto meno inseguimento; non servono). Per il periodo pre-caccia il problema non si pone in quanto i segugisti incaricati comunicheranno ai comitati di gestione il numero dei capi censiti. I censimenti non hanno la pretesa di essere precisi al 100% ma l’importante è avere un’indicazione, il più vicino alla reale consistenza, in modo da impostare il prelievo adeguato. E’ comunque un dato di fatto inequivocabile che ogni buon segugista sa quante lepri vi sono sul suo territorio prima dell’apertura.    lepre catture

2) CACCIA DI SPECIALIZZAZIONE: la caccia alla lepre deve essere impostata sull’esempio della Zona Alpi della Lombardia dove la specializzazione è d’obbligo. Chi vuol cacciare la lepre deve cacciare solo la lepre!!! I cacciatori generici, “che vanno a tutto” e che sparano a tutto pur di far carniere sono ormai improponibili tanto più adesso che siamo in pieno periodo di allarme. Ogni segugista deve diventare un attento custode del suo patrimonio di lepri e non permettere che i soliti furbi lo intacchino con operazioni di bracconaggio.

3) PRELIEVO: si effettuerà un prelievo, iniziando la caccia non prima della terza domenica di settembre, che non sarà mai superiore al 50% degli effettivi presenti sul territorio. Raggiunto tale numero la caccia alla lepre verrà chiusa e su tale selvatico sarà consentito solamente l’allenamento e l’addestramento dei cani .

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 Per concludere voglio ribadire che se non si porrà fine all’attuale indiscriminato prelievo a cui la lepre è sottoposta, favorito anche da calendari venatori assurdi, il risultato sarà l’estinzione in quanto il punto forte della reintegrazione di questa specie, i ripopolamenti con lepri provenienti dall’Est, si è ormai esaurito o quanto meno comincia a creare seri problemi economici e sanitari. V’è da dire che tale selvatico è il più ambito ancor oggi dalla maggior parte dei cacciatori che, pur di incarnierarlo, ricorrono a tutti i mezzi. L’etica e la tradizione (ma nel nostro paese vi è ancora un etica e una tradizione che venga rispettata?) richiedono che la lepre venga cacciata con il segugio rispettando però le regole di tale antichissima metodologia venatoria. Il buon senso, che spero sia presente in ogni cacciatore-cinofilo, ed una continua opera culturale alla fine determineranno il cambio di indirizzo nel modo di intendere il prelievo della lepre. Alla base vi deve essere la convinzione di dare più spazio ad una caccia di qualità imperniata sulla specializzazione cinegetica.

Vale a dire di una caccia in funzione del cane e non più in funzione del fucile.

bosio

Gian Carlo Bosio

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1 Commento

  • Rossi mirko

    sono d’accordo con te….ma proprio nei cosiddetti segugisti bisogna vedere bene…..c’è gente con tanto di tessera….che se nn piglia 50 lepri l’anno. …nn è soddisfatta…e allora va a battere il ciglio della strada o l.argine del fiume…..o manda x sbaglio un cane in z r c…..ciao

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