Marche : Corte Costituzionale chiarisce la segnatura dei capi

Marche : Corte Costituzionale chiarisce la segnatura dei capi abbattuti – Una sentenza che fa “giurisprudenza” 

Marche – la sentenza della C.C. “Il concetto di abbattimento utilizzato dal comma 12-bis dell’art. 12 della legge n. 157 del 1992 si riferisce evidentemente solo all’avvenuta uccisione del capo di fauna selvatica, conformemente al significato che tale termine assume nel più generale sistema della medesima legge, anche perché è l’unico rispondente all’esigenza di conseguire dati certi sulla reale entità della popolazione faunistica“.

Marche – Importante pronunciamento della  Corte Costituzionale destinato a fare “giurisprudenza” per tutte le regioni,  sulla  legittimità della legge regionale delle Marche n. 44 del 7 Novembre, ha chiarito in modo definitivo i tempi con cui i capi di selvaggina abbattuta devono essere segnati sul tesserino venatorio.   Sentenza del 4 dicembre 2019.

Marche – annoso dilemma  – I capi vanno segnati al momento dell’ abbattimento o dopo averli recuperati ? 

Ricordiamo che nel luglio 2016 vi fu una modifica all’articolo 12 della Legge 157/92 aggiungendo  il comma 12 bis, che recita:
La fauna selvatica stanziale e migratoria abbattuta deve essere annotata sul tesserino venatorio subito dopo l’abbattimento.“
Modifica introdotta  a fronte a una chiara imposizione  della Commissione Europea sull’attività di controllo del prelievo venatorio in Italia e sul riscontro delle specie cacciabili. Una modifica che andava in opposizione a quanto stabilito dalle  Regioni che con Legge obbligavano il cacciatore alla segnatura solo a termine giornata, come del resto accade per la migratoria nei capanni di caccia.

Un imposizione che se per certi versi poteva essere legittima, altro non ha fatto che creare confusione,  dubbi e interpretazioni diverse sul fatto di annotare l’abbattimento prima o dopo averlo accertato e incarnierato.
Dubbi interpretativi che hanno portato molte sanzioni e tanto lavoro ai TAR regionali, soprattutto in assenza di una esatta e precisa dicitura, ovvero  “subito dopo l’abbattimento” .

La Regione Marche aveva fatto opposizione ricorrendo alla Corte Costituzionale, dopo che se n’era occupato il precedente Governo, in quanto la norma sulla segnatura si scontrava con la legge nazionale che stabiliva  : “Il cacciatore deve annotare, negli appositi spazi del tesserino personale, il numero di capi di selvaggina stanziale e migratoria dopo gli abbattimenti accertati“.
Proprio  la parola  “accertati” pare non obbligare ad annotare i capi di selvaggina prelevati subito dopo averli abbattuti.
Sempre secondo la Regione Marche, potrebbero “non venire riportati sul tesserino venatorio i capi di selvaggina feriti, non rinvenuti, o quelli per cui, anche se abbattuti, particolari condizioni di tempo, luce e sparo ne impediscano il recupero”.

Marche – sentenza storica 

Ora la sentenza della Corte Costituzionale stabilisce di fatto  che  la legge della Regione Marche non riduce il grado  di salvaguardia della fauna selvatica,  precisato anche :  “Il concetto di abbattimento utilizzato dal comma 12-bis dell’art. 12 della legge n. 157 del 1992 si riferisce evidentemente solo all’avvenuta uccisione del capo di fauna selvatica, conformemente al significato che tale termine assume nel più generale sistema della medesima legge, anche perché è l’unico rispondente all’esigenza di conseguire dati certi sulla reale entità della popolazione faunistica“.
Stesso discorso vale nello specifico per l’abbattimento “accertato”. Anche in questo caso, secondo la Corte, il termine accertato “non può valere a procrastinare l’obbligo d’immediata annotazione”.
Il chiarimento della Corte Costituzionale dice infatti che  :  “…..se l’abbattimento ben può essere percepito contestualmente all’atto di caccia, tuttavia, in tutti gli altri casi di mancata evidenza, la sua verifica potrebbe richiedere un accertamento dell’effettiva uccisione del capo di fauna, che il cacciatore dovrà comunque effettuare – è bene dirlo – immediatamente dopo avere sparato. In questo modo  la norma impugnata non si scontra  con quella statale, la quale è sì incentrata sulla massima tempestività dell’annotazione, ma pur sempre in relazione a un evento effettivamente realizzatosi, coerentemente con la sopra evidenziata finalità di consentire un monitoraggio basato su dati genuini circa la consistenza della popolazione faunistica”.
La Corte Costituzionale stabilisce che la segnatura  sul tesserino venatorio deve essere fatta soltanto nel momento in cui si ha effettiva certezza dell’abbattimento, con la precisazione che il cacciatore è tenuto ad accertare l’abbattimento subito dopo lo sparo.
Capi feriti, non ritrovato e non recuperabile

 

Selvaggina ferina e non rinvenuta

La Corte Costituzionale si è anche espressa nel caso di selvaggina ferita ( anche migratoria)  non rinvenuta , precisando una volta per tutte che non deve essere segnata sul tesserino, in quanto “mancando un abbattimento effettivo, il dato numerico della fauna selvatica non risulta con certezza alterato“.

Marche – Per la Corte Costituzionale si devono invece obbligatoriamente segnare sul tesserino i capi di selvaggina abbattuti e non recuperabili per i quali sia stato accertato in maniera indiscutibile  l’abbattimento.

La parola passa alle Regioni

Con questa sentenza la Corte Costituzionale chiarisce e pone fine ad una diatriba che si trascina da anni  in modo definitivo . Ora, alla luce di questo importantissimo fatto che come ripetiamo è destinato a fare giurisprudenza,  ci si attende una veloce risposta in termini di adeguamento delle  Leggi Regionali onde evitare incomprensioni e inconvenienti ai propri cacciatori nel caso di controlli da parte della vigilanza autorizzata.

 

C&D

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2 Commenti

  • franco ghidini

    Ho il timore che sia una vittoria di Pirro.
    Non tanto per i cacciatori di stanziale o vagante alla sola migratoria e, per i quali cambia ben poco, ma per tutti i capannisti in qualche modo si va nel peggio. Le enormi discussioni nascevano proprio per il mondo venatorio da appostamento fisso.
    Ora con questa sentenza anzichè segnare subito il capo abbattuto stando tranquillamente nel capanno ci si dovrà mobilitarsi di gran fretta ad uscire dal capanno ed andare a recuperare sotto l’appostamento il capo che riteniamo (a ragione od a torto) abbattuto. Infatti la sentenza cita con la precisazione “che il cacciatore è tenuto ad accertare l’abbattimento subito dopo lo sparo”.
    Forse era meglio quando si stava peggio!!!!!!!!!!!!
    Buon Natale a tutti

  • Franco Ghidini

    Ho il timore che sia una vittoria di Pirro.
    Non tanto per i cacciatori di stanziale o vagante alla sola migratoria e, per i quali cambia ben poco, ma per tutti i capannisti in qualche modo si va nel peggio. Le enormi discussioni nascevano proprio per il mondo venatorio da appostamento fisso.
    Ora con questa sentenza anzichè segnare subito il capo abbattuto stando tranquillamente nel capanno ci si dovrà mobilitarsi di gran fretta ad uscire dal capanno ed andare a recuperare sotto l’appostamento il capo che riteniamo (a ragione od a torto) abbattuto. Infatti la sentenza cita con la precisazione “che il cacciatore è tenuto ad accertare l’abbattimento subito dopo lo sparo”.
    Forse era meglio quando si stava peggio!!!!!!!!!!!!
    Buon Natale a tutti

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