LIGURIA: SPIAGGE E NUMERO CHIUSO

LIGURIA: SPIAGGE E NUMERO CHIUSO

La strana visione italiana di un concetto sacrosanto… che però esclude i biker!

 

Il numero chiuso in Natura (montagne, spiagge, boschi, ecc.) lo hanno “inventato” gli americani (tanto per non farsi mancare nulla!). In Italia il concetto è stato scoperto, per forza di cose, solo negli ultimi decenni e, come al solito, subito adattato alla nostra italianità.

Ci sono stati prima i casi delle Università, ma per ragioni diverse. Per quanto riguarda gli spazi all’aria aperta, a parte qualche sporadico caso del passato (la famosa Val di Rose, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, con un numero chiuso che si dilatava mano a mano che aumentava la richiesta: quindi, di fatto, annullando il suo scopo; o quello più recente per tutelare gli orsi marsicani, ma visto più come una tassa (privilegiata!) che una vera volontà di contingentare i visitatori! Negli ultimi tempi e giorni sono poi esplosi quelli delle città d’arte (Venezia in primis). Oggi l’idea sta dilagando soprattutto lungo la Riviera ligure a causa dell’intasamento delle spiagge.

Ma partiamo dal nascita del concetto, che ha le basi nell’americana cosiddetta “carring capacity” (ovvero carico sopportabile). Il numero chiuso non è stato ideato per tutelare gli utenti, ma per limitarli e, soprattutto, per rispettare il bene Natura che gli utenti frequentavano e frequentano: da noi, tanto per rivelarci i soliti italiani, si è subito rovesciato il concetto: il numero chiuso lo si propone per tutelare gli interessi degli utenti! Segno che non si è capito nulla! Ad esempio, si propone di obbligarli a ripulire le spiagge, come se questo fosse il problema, mentre il problema è l’eccesso di presenze non i danni che esse arrecano, che sono solo l’aspetto negativo del loro eccesso; per cui bisogna ridurre le presenze per ridurre i danni, che siano le immondizie sulla spiagge o il fastidio dell’eccessiva vicinanza di corpi al sole o al bagno, non l’inverso. Invece probabilmente sentiremo presto parlare di tasse d’ingresso e/o di progetti faraonici per creare nuove spiagge (artificiali, ovviamente) per dare spazio a tutti; e quindi danneggiando la già super-danneggiata costa ligure!

Il numero chiuso fu inventato ed è tutt’ora applicato in Molte Aree Wilderness americane (natura selvaggia) per: uno, garantire il silenzio e la solitudine dei visitatori; due, per ridurre l’erosione ambientale (campeggi, sentieri, ecc.); tre, per rispettare la privacy degli animali.

Oggi in Liguria non si parla d’altro che del numero chiuso sulle spiagge libere, ma quando lo si è richiesto per ridurre l’impatto sull’ambiente (fauna e flora), sull’erosione dello stesso a causa dell’eccessiva presenza dei mountainbikers lungo i sentieri delle montagne liguri, e per tutelare il diritto alla quiete degli utenti appiedati, gli stessi media che ora strillano al numero chiuso sulle spiagge hanno ignorato l’esigenza e l’appello della scrivente associazione: anzi, più gente, più soldi, quindi… affan… il numero chiuso! Il bene Natura come una grande puttana! Ma per le spiagge libere tutti che lo auspicano!

Ovviamente non per tutelare le spiagge ma per tutelare i diritti alla privacy degli utenti! Giusto, anche questa va tutelata, ma tutelata va anche la Natura tutta ed anche i sentieri ed i loro utenti appiedati nei nostri boschi e montagne invase ormai da torme incontrollate di mountaibiker! E non serve solo un numero chiuso, servono anche sentieri e piste contingentate, non il diritto di andare ovunque, di scaricare torme di biker in alta quota affinché siano liberi di intasare come, quando e quanto vogliono i percorsi di discesa. Una prima norma per il loro numero chiuso dovrebbe quanto meno essere che solo chi sale in montagne pedalando abbia poi il diritto di scendere i sentieri più spericolati! Prima che del numero chiuso sulla spiagge, serve una legge regionale che, come disciplina la caccia, la pesca e la raccolta di funghi e tartufi disciplini questo sport all’aria aperta che dura tutto l’anno e non solo per pochi mesi o giorni estivi!

 

 

Murialdo, 5 Luglio 2015                                                     Franco Zunino

                                                  Segretario Generale Associazione Italiana Wilderness

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