Lega Nord:  APPROVATE LE NORME IN MATERIA DI AREE PROTETTE ALLA CAMERA DEI DEPUTATI

 LEGA NORD

 APPROVATE LE NORME IN MATERIA DI AREE PROTETTE ALLA CAMERA DEI DEPUTATI

 

Ininterrotto e assiduo, il lavoro di squadra che per mesi ha impegnato convintamente tutto il Gruppo parlamentare della Lega Nord per cercare di migliorare la indecente proposta di legge in materia di aree protette.

Capitanati dall’on. Castiello e sostenuti a supportati a pieno titolo dagli On. Borghesi, Grimoldi, Guidesi, Allasia, Rondini, Caparini ecc. la Lega Nord ha fatto capire a gran voce, facendosi onore e distinguendosi per coerenza e preparazione, proponendo perfezionamenti su tutti gli articoli e non lasciando nulla al caso considerato che sia nelle commissioni che in aula i deputati della Lega Nord con capacità e competenza hanno presentato a turno decine di emendamenti ed ordini del giorno con l’unico obiettivo di portare questa maggioranza di Governo ad usare il raziocinio ed il  buon senso nella gestione delle aree protette.

 

 Purtroppo tutto il lavoro non ha sortito nessun effetto positivo e forti oggi sono le nostre preoccupazioni in merito ad alcune intollerabili quanto abiette modifiche, alla legge 6 dicembre 1991 n. 394 e ulteriori disposizioni in materia di aree protette, approvate oggi in forma definitiva alla Camera dei Deputati (ora tornerà al Senato che potrà intervenire solo sugli articoli modificati).

 

Nella dichiarazione di voto finale fatta dall’On. Castiello (qui sotto allegata in forma integrale), oltre a spiegare dettagliatamente il motivo del nostro VOTO CONVINTAMENTE CONTRARIO, a riassumere in forma sintetica quanto inequivocabili tutte le preoccupazioni, sono illustrate le proposte e le idee della Lega Nord in merito ad una gestione efficiente e lungimirante delle aree protette.

 Gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini

 

 Dichiarazioni di voto finale – A.C. 4144-A SCRIVI

 

On. Giuseppina Castiello

GIUSEPPINA CASTIELLO. Grazie, Presidente. Colleghi, nel corso di questa legislatura abbiamo più volte esaminato i temi ambientali importanti, definendo proprio gli strumenti giuridici verso modelli di sviluppo in grado di far risaltare gli elementi fondamentali dell’identità italiana, la bellezza del nostro patrimonio storico e naturalistico, andando verso quel rapporto fra economia e tutela del territorio definito appunto come green economy e sviluppo sostenibile. Abbiamo in più occasioni affrontato e ribadito sia in Commissione, ma anche all’interno di questa Assemblea, l’importanza di perseguire politiche di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici.

Questo provvedimento intende sicuramente inserirsi in tale contesto per tutelare le bellezze naturali, le aree protette del nostro Paese. Basti considerare che i parchi nazionali e regionali e le aree marine protette costituiscono circa il 12 per cento dell’intero territorio nazionale. Quindi una percentuale che, se viene sommata alle zone di protezione speciale, quindi ai siti di interesse comunitario, arriva a circa 21 per cento del territorio; parliamo di circa 6 milioni di ettari. Si tratta, dunque, di una ricchezza, che occorre sicuramente valorizzare come risorsa vera e propria del nostro territorio, da cui dover sicuramente ricavare ricchezza, occupazione, sviluppo economico, anche sfidando la competizione dei mercati globali attraverso la qualità, come con l’agricoltura biologica.

La Lega – lo ricordiamo – ha da sempre sostenuto e ritenuto importante la tutela ambientale, quindi la conservazione della specie umana in contrasto alla tendenza alla perdita della biodiversità, attraverso proprio quella che è la tutela delle aree protette. In tale ambito, la revisione della legge n. 394 del 1991 si potrebbe dichiarare quasi dovuta.

È vero che si tratta di una legge obsoleta, che sicuramente è stata emanata in ritardo nel nostro Paese ed è riuscita a tutelare, almeno come regime vincolistico, aree di grande valore naturalistico e paesaggistico e ha anche permesso agli enti parco, quelli più virtuosi, di sviluppare strategie che, accanto alla politica della conservazione della specie e la difesa del paesaggio, hanno di certo sviluppato attività sociali e culturali, di turismo, di irrigazioni e anche di educazione ambientale.

Secondo il nostro gruppo nella legge di riforma, però, le regioni e gli enti locali avrebbero dovuto assumere un ruolo più incisivo, più importante, essere quindi i protagonisti diretti di questa azione perché sono le istituzioni più vicine alle necessità del territorio e dei cittadini che dovrebbero essere – quest’ultimi – i soggetti responsabili della governance delle aree protette e quindi dell’intera pianificazione paesaggistica. Infatti, riteniamo che il permanere delle aree protette nazionali risponda ormai ad esigenze di mero finanziamento delle spese correnti degli enti parco e vista l’esiguità purtroppo delle risorse disponibili interessa solo quegli enti meno virtuosi che non sono in grado di sviluppare finanziamenti mediante quelli che possono essere pratiche di autofinanziamento.

Purtroppo, nel testo che andiamo ad approvare le regioni e le province autonome vengono considerate lontane, prive di competenze e di prerogative che, invece, debbono essere necessariamente in capo a queste ultime, ciò che hanno evidenziato e sottolineato sia la Commissione affari costituzionali, sia quella per le questioni regionali.

Riteniamo, dunque, che il testo manchi di un vero e proprio coinvolgimento e di un attento ascolto delle popolazioni locali, che sono quelle interessate, ma anche dei sindaci. Mi riferisco, in particolare, anche alla modalità della definizione delle aree contigue ai parchi e alle aree esterne, la rete Natura 2000, che vengono incluse nella gestione degli enti parco; all’argomentazione della caccia, che viene sottratta di fatto dalla competenza delle regioni, andando a creare incongruenze con la normativa sulla caccia; alle modalità di adozione del Piano nazionale triennale di sistema per le aree naturali protette; alla mancanza delle reiterate trattative con le regioni per la nomina del presidente dell’ente parco, nonostante questo – l’abbiamo evidenziato anche nei nostri emendamenti – fosse stabilito dalla Corte costituzionale.

Il testo sicuramente ci trova d’accordo su alcune questioni importanti, quali ad esempio la semplificazione degli organi degli enti. Però il problema vero è che si mette in moto un meccanismo che non va a favorire sicuramente le capacità proprie delle aree protette e soprattutto ci sono grandi limiti, che abbiamo evidenziato con una serie di emendamenti che purtroppo non hanno trovato riscontro da parte della maggioranza.

Innanzitutto noi siamo completamente contrari al meccanismo delle royalties, che in Commissione ambiente è stato ridotto al primo anno di entrata in vigore della nuova legge. Senz’altro sappiamo che lo scopo è quello di voler incrementare i fondi ministeriali, trovare i finanziamenti, per la gestione dei parchi, ma ricordiamo che la priorità delle risorse statali non permette sicuramente questo dato. Peraltro, tale imposizione non riguarda solo le attività economiche nelle aree interne al perimetro del parco, ma anche alcune attività che sono proprio vietate all’interno dei parchi, e riguarda anche le cosiddette aree esterne, le aree attigue. Di fatti – l’abbiamo evidenziato – sono sottoposti a questa nuova tassa anche gli agricoltori titolari di impianti a biomasse nelle aree del parco, nonché i titolari di impianti di produzione di energia idroelettrica e di fonte rinnovabile. Quindi, si tratta di un innalzamento della tassazione, perché si va a tassare fortemente imprenditori che hanno investito in queste aree e che si troverebbero, oggi, a dover subire una tassazione ancora più grande. Questo è sicuramente inaccettabile, soprattutto per il periodo di crisi economica che sta vivendo il nostro Paese e delle difficoltà che, invece, attraversano proprio questi imprenditori (pensiamo alle piccole e medie imprese, che già devono fare fronte alla concorrenza di partner europei e internazionali).

Gli oneri aggiuntivi, previsti in via generale, comportano un aumento del costo di produzione e gestione della singola attività colpita, quindi ciò determina il venir in meno di investimenti finalizzati al miglioramento e all’efficienza degli impianti e sicuramente determina anche una discriminazione tra gli operatori che si muovono nello stesso settore da territorio a territorio. Riteniamo, dunque, che questa politica avrà sicuramente riflessi negativi sull’intero valore industriale del soggetto gravata dall’onere, producendo anche un deprezzamento degli impianti a seguito degli aumenti, degli oneri che sicuramente non creano una concorrenza leale, anzi creano una concorrenza che va a favore di alcuni e non di altri.

Da una parte, sia il Governo che la maggioranza hanno semplificato le disposizioni della conferenza di servizi contenuti nella legge del 1990, prevedendo appunto nuove forme di accordi per le amministrazioni e introducendo meccanismi diretti a superare situazioni d’inerzia, ma, dall’altra, noi ribadiamo in questo provvedimento viene anche eliminato il silenzio-assenso sull’inerzia dell’ente parco nell’esprimere parere sugli interventi infrastrutturali anche per i casi di interventi edilizi minori.

Inoltre, abbiamo evidenziato anche con i nostri emendamenti una necessità importante: l’istituzione del nuovo Parco del delta del Po. Noi vorremmo precisare che il nostro gruppo al riguardo resterà vigile anche sugli sviluppi della delega al Governo, per verificare appunto che il parco non diventi altro, ma che resti un parco regionale, senza dunque nuovi vincoli, perché così lo vogliono e lo vivono le popolazioni locali e queste sono sicuramente attese che sia il Veneto che l’Emilia Romagna ci hanno più volte evidenziato.

Noi, dunque, come gruppo siamo fortemente preoccupati per le modifiche che sono state introdotte anche – l’abbiamo detto senza problemi – al testo in materia di caccia. Non riusciamo a capire il perché si sia stravolto completamente anche il testo precedente. Occorrerebbe riconoscere il buon equilibrio, invece, che già è stato raggiunto ormai da anni tra le aree protette e le aree di caccia programmata. Riteniamo, infatti, fortemente penalizzanti per i cacciatori italiani le modifiche proposte dalla riforma che includono nel Piano il regolamento del parco e quindi, nei divieti di caccia, anche aree esterne al perimetro del Parco. Si teme, dunque, che il nuovo testo renderà più restrittivi anche i prelievi faunistici e gli abbattimenti selettivi disposti dalle norme vigenti per garantire gli equilibri ecologici. Esiste dunque una serie di questioni nel testo che sicuramente non ci soddisfano, che sicuramente devono essere risolte. Non a caso, il testo, lo ribadiamo, ha riscontrato anche la contrarietà di tutta una serie di istituzioni e di associazioni, che sicuramente non volevano l’approvazione di questo testo.

D’altra parte, anche la disponibilità manifestata in Commissione dal relatore, purtroppo, non si è tradotta in modifiche che avrebbero trovato anche i nostri emendamenti e sicuramente una grande approvazione. Per questo, non possiamo solamente esprimere un voto favorevole, ma ci auguriamo che il testo possa essere modificato al Senato, perché crea delle limitazioni e delle restrizioni sicuramente molto forti.

Ma ciò che sicuramente ci sta a cuore è il fatto di intervenire sulle nuove royalties, perché determinano una imposizione di tasse ancora più forte a danno di tutti. È per questo che la Lega esprime un voto contrario al provvedimento (Gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini).

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