FIDC Brescia : CACCIAPENSIERI

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* Il giorno 30 dicembre dello scorso anno la Giunta regionale della Lombardia ha approvato un’importante delibera che ha stabilito che le competenze di agricoltura e caccia tornino ad essere gestite direttamente dagli uffici di Milano senza più essere delegate alle provincie. E’ uno dei tanti risultati della riforma Delrio che di fatto ha trasformato le provincie in enti di secondo livello, con funzioni di coordinamento delle attività dei comuni. Cosa cambia quindi per la gestione dell’attività venatoria? Se gli Uffici di regione Lombardia saranno in grado di gestire il rapporto con il territorio, che comporta la quotidianità del contatto e del dialogo con l’utenza, allora potremo parlare di continuità con quanto fatto fino a oggi. Anzi forse è possibile immaginare una spinta ulteriore verso la gestione del territorio con una visione uniforme del panorama lombardo e non limitata ad una provincia. Ma le difficoltà saranno molte, lo ripetiamo affinché il messaggio arrivi dritto al mittente: la capacità di ascolto delle differenti esigenze territoriali è fondamentale. Uscire dai palazzi e andare sul territorio è fondamentale per capire e gestire nel modo migliore. Non esiste la verità con la V maiuscola o la scienza esatta per la materia venatoria. Esiste la conoscenza del territorio e delle realtà locali, bisogna portare cultura tra i cacciatori e non imporre leggi, solo così il mondo venatorio potrà essere il primo collaboratore dell’istituzione Regione e mantenere la sua presenza sostenibile nella società. Fondamentale è conservare le professionalità migliori che in questi decenni si sono formate negli uffici provinciali. Funzionari e impiegati capaci possono rivelarsi una risorsa preziosa per la Regione. Un discorso a parte lo dobbiamo fare per i guardiacaccia della provincia, a noi piace chiamarli ancora cosi, gli uomini del Corpo di Vigilanza ittico venatoria della polizia provinciale. Poiché questa competenza non sarà regionale ma resterà provinciale non è facile capire quale sarà il destino di queste persone; probabilmente molti di loro andranno a occuparsi di tutto tranne che di caccia e questo non è un bene per loro ma soprattutto per il nostro mondo. Perdere queste professionalità sarebbe assurdo; anni di formazione sul territorio, di conoscenza dei luoghi e delle abitudini dei cacciatori e del patrimonio faunistico, di stima e prestigio conquistati con il proprio lavoro sono un patrimonio da conservare e non da disperdere. Onestamente non sono tutti sono da salvare e basterebbe guardare sui cosiddetti “social network” gli atteggiamenti di qualcuno, ma questo non basta a condannare una categoria che fino ad oggi si è guadagnata, nel vero senso della parola la stima ed il rispetto dei cacciatori bresciani.

Il Presidente Marco Bruni

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