Conigliari siciliani : di padre in figlio nel nome della tradizione

Conigliari siciliani  …di padre in figlio nel nome di una tradizione che va scomparendo

Conigliari siciliani – Di padre in figlio,  la Sicilia  fra  memorie e tradizioni , …..affossate ora dal TAR e da un assurda sospensiva. Dal 1° ottobre però grazie ad un nuovo decreto regionale la caccia al coniglio selvatico dovrebbe riaprire.

In Sicilia, a differenza delle altre Regioni, non ci sono ATC e di conseguenza è difficile fare anche censimenti dei selvatici 

Conigliari siciliani – di padre in figlio per una tradizione che non deve scomparire

Conigliari siciliani, una caccia chè è più antica delle tradizioni e che solo in terra di Sicilia affonda le sue radici in maniera così profonda, ma come noto proprio in questi giorni sulla caccia siciliana, sulle tradizioni e sui conigliari si è abbattuta la sentenza del TAR regionale, quello di Palermo, seconda sezione,  che ha accolto il ricorso contro il Calendario Venatorio 2020-2021 presentato dalle Associazioni ambientaliste Legambiente, LIPU e WWF, e ha sospeso completamente la caccia al Coniglio per l’assenza di censimenti. Sancita l’integrale protezione delle specie Pavoncella e Moriglione tipiche delle zone umide, vietati anche immissioni e abbattimenti di Fagiano e Starna. Ma non è tutto oltre la sospensiva anche la riuduzione del  nuovo calendario in cui si stabilisce la chiusura anticipata della caccia a Cesena, Tordo Bottaccio e Tordo Sassello al 20 gennaiochiusura anticipata della caccia alla Beccaccia alentro il 10 gennaio; annullamento del prolungamento della stagione venatoria oltre la data del 31 gennaio. Una sospensiva che sarà discussa nel maggio 2021 : oltre il danno la beffa.   

  C&D

Laura Tenuta era nei giorni della prepertura proprio in Sicilia per partecipare alla caccia al coniglio selvtico e ha voluto documentare con questo suo racconto la tradizione venatoria di questa splendida terra, un a tradizione che si tramanda di padre in figlio da generazioni.

Conigliari Siciliani – Di padre in figlio,  la Sicilia  fra  memorie e tradizioni …. inizia così il racconto della nostra amica, l’ antropologa Laura Tenuta.

6 settembre preapertura al coniglio selvatico;questo tipo di caccia affonda le sue radici in tempi remoti soprattutto se praticata con il furetto, attualmente vietata.

Conigliari siciliani – la tradizione di una grande terra

Strabone 20 a.C. in “Geografia” allevato in cattività, proprio per la caccia al coniglio, in diversi paesi del Mediterraneo principalmente del nord Africa, 6 a.C Plinio il Vecchio due i documenti: Cesare Augusto, tanti i furetti inviati per controllare  l’aumento smoderato del roditore nelle Baleari , in Storia Naturale mette furetto e coniglio insieme,1223 testimonianze in Gran Bretagna introdotto dai Normanni, …..Normanni dei quali ancora si sente influenza in Sicilia.

In questa terra da variopinti paesaggi e  dalle variegate specie animali, passò anche Federico II di Svevia, conosciuto alla storia per l’arte della falconeria.

(…) a contraddistinguere la Sicilia…un suo pronunciato sincretismo grazie al quale dominanti e dominati vi si successero, lasciando dei segni evidenti del loro passaggio, modificati e adattati…ad un originale modello …in grado di trasformare e adattare la realtà bizantina come araba, la normanna, la sveva, l’angioina, l’aragonese in una civiltà autentica e diversa, in Ludovico Gatto Sicilia Medievale …..

 La cattura del coniglio, potrebbe così, aver avuto la sua genesi attraverso una circolazione di molteplici influenze.

Oltre al furetto, come ausiliare anche il cane, soprattutto il diffuso Cirneco dell’Etna.

Occasione non di poco prezzo, partecipare ad un battuta di caccia  presso la Contrada  Rebuttone del Comune di Altofonte a Palermo (678 l.m. )

Sicilia e i suoi conigliari siciliani …nel nome della tradizione

Conigliari siciliani – Altofonte (U Parcu in siciliano poiché riserva di caccia del re Ruggero II di Sicilia detto il Normanno, bosco  a macchia mediterranea il quale ha subìto un devastante incendio giorni or sono, tanti i cacciatori intervenuti per placarlo) tutta l’area fa parte dei cosiddetti Monti di Palermo ed il territorio della contrada Rebuttone rappresenta una zona di grande interesse geologico ; affiorano diverse formazioni rocciose, prevalentemente dolomitiche, di ampie dimensioni che danno luogo ad un terreno impervio, dove macigni si alternano a piante di giunco.

L’alba inizia con gli appostamenti, io  affianco Giuseppe Aiello figlio di “Zu  Turiddu” (Salvatore), cacciatore per antonomasia nella provincia di Palermo.

La presenza di coppie padre-figlio manifesta quanto ancora sia viva questa pratica di lontana memoria, seppur due patologie abbiano falcidiato l’intera popolazione di conigli selvatici 

In battuta: Tusa Francesco Paolo e suo figlio Tusa Giuseppe Vittorio , Tusa Crescentino  figlio Tusa Giuseppe (il Grande) , Aiello Giuseppe   il cui padre non presente causa infortunio, Castelli Crescentino , di Fabio, Capizzi Mariano.

Come stambecchi si salta da una roccia ad un’altra, i membri della squadra conoscono a menadito il territorio, il loro movimento risulta elastico e sicuro soprattutto del giovane Guseppe  Vittorio Tusa un furetto è il caso di dire per attenzione e velocità.

Degna di nota l’attività di due cagnette: Giulia, un beagle di proprietà di Giuseppe Tusa il Grande e di Stella di  Giuseppe Aiello, che al di là del caldo ed dell’età hanno dato il meglio di sé.

Il riporto

Conigliari siciliani – il riporto

Giuseppe Aiello che iniziò a seguire il papà, alla tenera età di 4 anni, ci spiega : “Da queste parti, tutti sono passati per la caccia al coniglio selvatico, razza siciliana, standard intorno ad un chilo e duecento. Nel dopoguerra solo con il furetto, la povertà non permetteva il mantenimento dei cani; alcuni, come mio nonno, aiutavano remunerati, gli altri cacciatori per il recupero.   Il furetto sarebbe utilissomo anche ai nostri giorni ma è complicato da gestire e sopratutto da reperire.  Prima ogni squadra ne possedeva almeno uno. Poi con un certo sconforto ma anche con la consapevolezza di chi conosce la terra e il selvatico dice : ” L’epidemia degli ultimi sei anni che ha colpito questo selvatico ha  generato grandi cambiamenti, senza riuscire a trovare una soluzione rigorosa. La caccia  al coniglio selatico rischia di scomparire” .

Ciononostante, ogni anno senza una spiegazione scientifica, in alcune zone vi è abbondanza in diverse zone. In questo 2020  copiosa colonia è presente a Vittoria ed Augusta.

Domando a Giuseppe a quanto arrivavano i capi abbattuti prima dell’epidemia? “Con la stessa squadra anche  50, oggi con le nuove restrizioni imposte dal calendario,  il prelievo è di uno per cacciatore, un tempo erano 3 e senza  massimo stagionale”.   Anche l’istituzione di parchi e riserve e SIC, aggiungo io,  hanno limitato la caccia in generale, accompagnati da territori non tabellati che danno luogo a disordine e confusione”.

La Sicilia paradiso venatorio, ricca di avifauna e mammiferi, passo e tappa degli uccelli migratori, numerosi i tipi di territorio, nel discorso caccia sta risentendo di tutte le problematiche nazionali,  non  immune alle questioni che attanagliano lo stivale.

L’epidemia ha arrecato squilibri anche alla catena alimentare per cui oggi si assiste alla diminuzione di rapaci, un’altra specie in estinzione la coturnice per la quale è ormai vietata la caccia, precauzioni anche per lepre siciliana, abbattibile solo  dai censitori. Forte la denuncia dei cacciatori che lamentano che per nessuna delle specie vi è un ripopolamento efficiente!

Cambiamenti naturali, restrizioni e limitazioni, non fanno però abbassare la guardia a queste famiglie attaccate alle tradizioni: isola madre dell’illustre etnologo di fama mondiale Giuseppe Pitrè e del Museo Etnografico Siciliano  di Palermo che reca il suo nome.

Conigliari siciliani – foto di gruppo a fine della battuta

Conigliari siciliani – Ed è così che di generazione in generazione l’ars venandi in terra sicula è ancora molto accesa, episodio non irrilevante di passaggio a casa di Fabio Di Carlo ad attenderci la figlia Giulia di soli 8 anni, potenziale futura cacciatrice. Pensando che fosse per il genere, chiede perché io, nonostante  sia femmina abbia potuto partecipare alla battuta , le si spiega che il giorno dell’apertura è particolare, le misure di sicurezza devono essere rigide, ed ecco che  che ascolta l’ennesima lezione attenta ed interessata, aspettando di poter prendere parte a suo tempo.

Questo ultimo punto tocca uno spigoloso argomento, quello di  un meridione dove la condizione della donna apre una’aspra questione. Ma ora si sta affiancando  un avanzamento sociale dove l’essere femmina non è confinato in uno spazio gestito da un secolare maschilismo.

Fabio Di Carlo va fiero della sua piccolina che attende di portare avanti la tradizione, dando un apporto  ad un’isola che non è solo terra  in cui la donna  ha avuto discriminazioni e, scandagliando nella storia,  il gentil sesso è stato, talvolta protagonista sociale .

In letteratura già a partire dalla Scuola poetica siciliana in di Federico II, Monna Nina o Nina Siciliana rompe con gli schemi riservando al mondo femminile un posto d’onore, per Maria Attanasio (1940) la storia non è fissa, cambia e muta e con essa il ruolo al femminile tanto che oggi si accetta una moderna Diana.

 

Testo e foto Laura Tenuta

    antropologa e scrittrice

 

 

 

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