Al “baitel” con il nonno, quando la vigilia era un emozione forte.

Al “baitel”  una passione tramandata dal nonno.

L’attesa dei “turd”  le tradizioni lombarde dell’apertura. Ma non solo ….  .

Oggi la vigilia fa innervosire, pensando a tutte le problematiche a cui la caccia è incappata in questi anni. Ogni volta ce n’è una nuova e ogni volta è sempre peggio.

Allora torno indietro nel tempo, a quando ragazzino seguivo mio nonno Giovanni che nell’ultima settimana che precedeva l’apertura diventava sempre più agitato, quasi intrattabile, tutto concentrato sulla sua grande passione che contagiava me e i miei cugini più grandi.

Mio nonno era un capannista convinto e per tutta l’estate si dedicava alla cura della sua posta il “baitel” come lo chiamava lui, su e giù per il monte. Spesso lo seguivo …su e giù per il monte .. senza fatica e senza affanno per dargli una mano (si fa per dire) nei lavori di preparazione. Lui saliva sulla lunga scala di legno arrancando sui rami più alti per sistemare i nuovi “secchi”.

Oggi ci sono le norme di sicurezza che impongono piattaforme aeree e imbragature varie . Io ero troppo piccolo per condividere la sua passione maniacale ma so che quello che lui faceva oltre a divertirmi mi piaceva e mi contagiava, tanto che a tutti i miei amici e anche alla maestra dicevo, senza che nessuno si scandalizzasse,  che da grande avrei fatto il cacciatore.

Per settimane nonno Giovanni era al capanno, accompagnato anche dalla Liara, la sua cokerina inseparabile,  a segare l’erba con la falce, a modellare le siepi con le bacche rosse, controllare le filarole e le pasture, a pulire ogni angolo della piazzola a semicerchio e a sistemare il capanno di caccia come fossero le grandi pulizie di Pasqua.

La vigilia poi era una cosa spaventosa, nonno Giovanni andava su e giu dal cortile con passo frenetico. Dentro e fuori la stanza degli uccelli i “durt” e poi anche i “spinard” per vedere se tutto andava bene, se avevano bevuto e beccato ed eranto tutti numerati.

Poi andava nell’altra stanza dove custodiva gelosamente e con molta attenzione le due doppiette, “i ferr del mester” a cani esterni, come li chiamava lui,  e le cartucce che ricaricava con molta attenzione e competenza. In quella stanza era rigorosamente vietanto entrare …. ma anche in quella dei “durt” bisognava fare molta attenzione.

 

Al “baitel” 

Mia nonna che gli preparava le ghette, il giacchino bello e  la bisaccia con le fette di pane per la colazione accompagnate da un pezzo di salame casalingo che poi avrebbe affettato al capanno con il suo coltello da caccia. Non mancavaanche il thermos con il caffè.

Il giorno della vigilia i cacciatori di  S.Lucia usavano trovarsi alle 5 del pomeriggio con Don Mariano , un “don” cacciatore di origine bergamasca e amante della “polenta e osei” , per la messa del cacciatore dove io facevo il chierichetto e dove mi vantavo che un giorno, non appena grande, sarei andato con il nonno al “baitel” . Quello era il mio grande sogno. Un sogno che sarebbe coinciso con la fine dell’adolescenza e l’inizio di un percorso da uomo.

Un sogno che purtroppo non s’è mai realizzato perchè a fine di quell’ultimo inverno, quando già i primi mandorli stavano per fiorire e la primavera tentava di fare capolino, nonno Giovanni se nè andato dopo una breve ma implacabile malattia. 

Un grande ricordo fatto di emozioni forti  e un grande rammarico che mi hanno accompagno sino ad oggi.

Comunque  l’apertura è sempre l’apertura e vorrei tanto che anche i nostri ragazzi, quelli che ancora apprezzano i valori della vita, della famiglia, del lavoro possano anche in futuro coltivare questa bellissima passione.

Un augurio che estendo naturalmente a tutti i nostri amici cacciatori, indistintamente, che con la loro passione contribuiscono a tenere alta la tradizione venatoria.

BDM

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