ATC UNICO di BRESCIA – il comunicato del presidente Sala

ATC UNICO di BRESCIA in questo comunicato il presidente Sala esprime il suo rammarico per la situazione che si è creata, privando la possibilità di andare a caccia nel proprio comune in maniera singola e nel rispetto delle misure anti-Covid, come è avvenuto per la pesca sportiva e dilettantistica. Il Presidente dell’ ATC più grande d’Italia auspica un ripensamento da parte delle autorità comptenti.
AMBITO TERRITORIALE DI CACCIA UNICO – BRESCIA – Il COMUNICATO del PRESIDENTE ALESSANDRO SALA
Lograto, 10/11/2020

ATC UNICO di BRESCIA – Il presidente Alessandro Sala

Il dpcm del Presidente Conte, al di là di alcune polemiche legate alla suddivisione del Paese in zone rosse, arancioni e gialle con restrizioni diverse a seconda della gravità della diffusione dell’epidemia, è stata accolta come necessaria e inevitabile.

Tuttavia alcune limitazioni appaiono quantomeno difficili da giustificare.
Non ho né il ruolo e neppure la competenza per disquisire sulla bontà dei provvedimenti nella loro interezza e nella peculiarità dei singoli casi, ma limitandomi alla posizione che
rivesto nella gestione della caccia bresciana, quale Presidente dell’Ambito Territoriale di pianura di Brescia, ( 13.500 cacciatori ) già Consigliere Regionale Regione Lombardia, trovo singolare che in Lombardia si vieti in modo unilaterale l’attività venatoria.
Difficile comprendere perché al cacciatore, nel rispetto delle regole imposte dal decreto governativo, sia vietato di esercitare la caccia nel proprio comune di residenza in forma individuale. Eppure il dpcm all’ art.3 comma E stabilisce che resta consentito lo svolgimento dell’attività sportiva esclusivamente all’aperto e appunto in forma individuale. Cosa ha di diverso vagare nei prati e nel bosco con fucile e cane, o cacciare dall’ appostamento, dal correre in tuta e scarpe di ginnastica negli stessi luoghi? Il divieto assume l’aspetto della ennesima vessazione nei confronti della caccia. Singolare anche l’intervento della Prefettura.
di Milano che ritiene che l’attività venatoria non può essere assimilata alla attività sportiva consentita dal decreto, tant’è che non è neppure riconosciuta dal Coni.
Il riconoscimento da parte del Coni sarebbe la discriminante per consentire o meno la caccia. Non che possa essere uno strumento di possibile diffusione del virus, attraverso la mobilità dei praticanti in solitudine nei campi e sui colli.
Ora si spera in un chiarimento del Governo richiesto dalla Regione. Ma il Prefetto è il rappresentante del governo nella provincia, nella cui circoscrizione costituisce e la più alta autorità governativa.
Alessandro Sala
Presidente A.T.C. B
C&D
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