ANLC – Alcune considerazioni tra amici

Beppe De Maria intervista il presidente e il vicepresidente dell’ANLC Libercaccia di Brescia.

Si parte commentando gli emendamenti presentati in commissione dal Consigliere Sala per le 10 giornate da usufruire con il cane da penna, ma bocciati. Armando Lancelotti, presidente provinciale ANLC di Brescia, si dice d’accordo con la proposta fatta da Sala perché ben fatta e poteva dare la possibilità agli appassionati cinofili di poter sfruttare le giornate in tutta la Regione Lombardia. Purtroppo si sono ravvisati momenti di difficoltà con Lodi e Pavia ostiche nell’accogliere un surplus di cacciatori sul proprio territorio. Armando afferma che così facendo “ci cancelliamo da soli perché queste cose non fanno bene alla caccia”, sottolinenando la necessità di allargare i confini tra cacciatori e di non creare territori chiusi in se stessi, perché questo comporta una sconfitta del mondo venatorio.

Si passano in rassegna le grosse limitazioni che in questi anni i cacciatori hanno subito: roccoli chiusi,  chiuse le catture dei richiami vivi e vietato lo spiedo, in una progressiva penalizzazione della caccia tradizionale.

Gabriele Chiarini, vice presidente provinciale ANLC di Brescia, coglie questo gosso attacco alla caccia che si occupa della selvaggina migratoria: le deroghe, i roccoli, lo spiedo sono indicazioni dell’intenzione di limitare questa forma di caccia.  Parla di “fobia” nel preservare alcune specie, che in realtà sono in esubero, come mostrano i dati e le migrazioni dei fringuelli, ma anche di altri volatili. Ai capaciti sono rimasti solo il bottaccio, il sassello, la cesena, il merlo e l’allodola molto contingentata (20 al giorno 80 sulla stagione). Anche perché la polemica sull’ISPRA è reale, si sostiene che non vi siano i dati dal 2005, mentre vi sono pubblicazioni del Museo delle Scienzecon l’imprimatur ISPRA che raccolgono dati fino al 2011 e sono state pubblicate nel 2012.

Altro tema è la responsabilità associativa che non ha contribuito alla causa venatoria.

Armando sottolinea come la divisone intera dei cacciatori, data dalla tensione a favorire la propria tipologia di caccia non è stata di aiuto, inoltre c’è una mentalità imperante che fa apparire i cacciatori come una categoria emarginata e cosa di cui provare vergogna, al contrario di altri stati in cui il cacciatore gode di buona reputazione come persona seria che lavora a supporto dell’ambiente. Un esempio di divisione interna è stata quella del campionato italiano di cinofilia, da sempre oganizzato da tre associazioni Federcaccia, Enalcaccia e Liberacaccia, in grande collaborazione e armonia. Quest’anno però, senza motivi apparenti, Federcaccia ha deciso di realizzare il campionato in autonomia, lasciando perplessa Libercaccia e i suoi responsabili.

Gabriele conclude parlando della sperimentazione del tesserino venatorio a lettura ottica. Ancora non si è visto fisicamente, ma sono stati  forniti nominativi per procedere nella sperimentazione. Il vicepresidente ANLC si dice preoccupato se dovesse ricalcare quello della Regione Veneto, molto difficoltoso da gestire e da compilare, per il quale sono previste grandi sanzioni in caso di errore.

Armando chiude con una seria critica al censimento e alla realizzazione della Banca dati che ha visto impegnati tutti i cacciatori con la passione dei richiami.

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