Peste Suina Africana: il mondo venatorio chiamato alla sorveglianza della Fauna.

Peste Suina africana: considerata epidemica

I cacciatori italiani devono vigilare sulla fauna.  E gli animalisti ….? 

 

CACCIAPENSIERI

 

Ancora una volta il mondo venatorio è chiamato, nonostante tutto e tutti, ad essere parte attiva di un sistema di sorveglianza sanitaria della fauna selvatica fondamentale per la salvaguardia del bene pubblico. Parliamo di Peste Suina Africana, malattia con un altissimo potenziale di diffusione transfrontaliera, ora considerata endemica anche in parti del Caucaso e l’Europa orientale.

Questa malattia dei suidi, tra cui il cinghiale, potrebbe diffondersi da queste zone, insieme a movimenti transfrontalieri di individui, salumi, strumenti e cinghiali infetti. Il nord Italia non era considerato a rischio di introduzione, ma considerato il “salto” fatto la scorsa settimana dall’Ucraina al sud est della Repubblica Ceca, qualsiasi paese con un settore suino è a rischio (Fonte FAO).

La produzione familiare, caratterizzato da bassa biosicurezza, è sicuramente un rischio per la sua intrinseca vulnerabilità. In assenza di un vaccino o di un trattamento efficace, la migliore strategia contro questa malattia è che i servizi veterinari stabiliscano un piano di diagnosi precoce, insieme a un meccanismo di risposta rapido ad una eventuale epidemia (FAO). La consapevolezza e la formazione dei professionisti veterinari e del personale in prima linea è cruciale per l’effettiva attuazione. E chi è questo personale, considerando come la malattia sfrutti anche le popolazioni di cinghiali per muoversi da un territorio all’altro, se non i cacciatori ??

Peste suina – E quanto tempo dovrà ancora passare prima che i diversi soggetti istituzionali capiscano il ruolo nel monitoraggio e gestione di queste malattie svolto dai cacciatori? Da un lato abbiamo proibizioni e limitazioni di ogni sorta, dall’altro gli enti sanitari che ci formano, ci invitano alla collaborazione e stendono programmi di monitoraggio realizzati con il nostro volontario e insostituibile aiuto come quello in essere in Lombardia.

Dobbiamo sperare che arrivi una catastrofe come sarebbe l’ingresso di questa malattia nel nostro territorio ricco di un formidabile settore suinicolo perché si comprenda il nostro valore sociale anche in termini di salvaguardia e gestione delle malattie animali. Noi non ce lo auguriamo ma saremo, come sempre, pronti a dare il nostro contributo.

a cura di “FEDERCACCIA BRESCIA

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