Enalcaccia diffida la Regione Lombardia. Il criterio di ripartizione negli ATC non è regolare e va cambiato.

La Enalcaccia Lombarda diffida la regione Lombardia sul metodo di ripartizione associativo negli ATC.  A sostegno anche Libera CacciaAnuu, Arci caccia, Acl, CPA, Italaccia. 

 

lombardiaUn documento ufficiale di 4 pagine, redatto da Enalcaccia lombarda, ma sottoscritto da Libera Caccia Anuu Migratoristi, Arci Caccia, ACL, Italcaccia, CPA per chiedere un nuovo criterio di ripartoizione dei rappresentanti delle associazioni nei comitati di gestione degli A.T.C. (Ambiti territoriali di caccia).enal-logo

Un documento nel quale si diffida la Direzione Generale dell’assessorato Agricoltura, che ha delega in materia venatoria, sull’applicazione di un regolamento che esclude di fatto la presenza delle associazioni minoritarie dai comitati di gestione degli ATC , consegnado di fatto le “chiavi” degli stessi ATC ad un unica associazione maggioritaria.

La Libera Caccia e le associazioni firmatarie  chiedono  una rispsosta chiara e motivata alla nota che stabilisce che ai sensi dell’art. 30, comma 4, lett. d) e comma 7, lett. c) della l.r. 26/93 per associazioni presenti in forma organizzata sul territorio dell’ambito/comprensorio”, sono da intendersi le associazioni venatorie che, al 31 dicembre dell’anno precedente al rinnovo, avevano soci residenti anagraficamente in almeno il 50% dei comuni ricadenti nell’ambito/comprensorio.

Non si comprende– si legge nella diffida-  dove tragga origine questo criterio e se ne chiedono le motivazioni.

A fronte di questo  si chiede l’adozione di un altro criterio (quale dimostrate l’esistenza di una struttura idonea ai fini associativi, oppure dal numero di associati, ecc) perché l’associazione presente in forma organizzata sul territorio possa partecipare alla nomina di rappresentanti nella associazioni venatorie nei Comitati di Gestione degli ATC e dei CA.

Sempre l’art. 30 comma 5 della LR 26/93 prevede che siano le organizzazioni provinciali a designare i propri rappresentanti.

Sino ad ora, con questo principio, il numero dei designati delle Associazioni Venatorie veniva calcolato sul numero effettivo dei soci di un ATC iscritti nelle Sezioni Comunali facenti parte dell’Ambito.

Con le nuove direttive un cacciatore Lombardo iscritto a più ATC viene calcolato tanto quante iscrizioni ha ottenuto.

In altre parole: la Sezione Provinciale di un’Associazione Venatoria presente, organizzata sul territorio ed avente la maggioranza degli iscritti nell’ATC del proprio territorio non può avere la maggioranza dei rappresentanti in seno ai C.D.G. solo perché il conteggio viene effettuato a livello regionale

Riscontriamo un’ulteriore imposizione che, a nostro parere lede il calcolo oggettivo degli associati: escludere dal novero dei Comuni facenti parte dell’ATC coloro che sono suddivisi dai confini degli Ambiti non permette di conteggiare gli iscritti che sono ubicati fisicamente nell’ATC.

 

Da ultimo, ma di primordiale importanza, in riferimento all’oggetto, con nota RL_RLAOOM1_2017_1085, la DG in indirizzo ha stabilito che “Per individuare le associazioni che designeranno i propri rappresentanti, nonché il numero degli stessi, gli Uffici Territoriali Regionali, sulla base dei dati trasmessi dalle associazioni, per ogni ambito territoriale … di competenza effettueranno il seguente calcolo: il numero dei soci di ogni associazione iscritti all’ATC … verrà diviso per un terzo del totale degli iscritti all’ambito … . Per ogni numero intero ricavato da tale divisione verrà assegnato un rappresentante; verrà altresì assegnato un rappresentante per ciascuno dei resti più alti fino al raggiungimento del totale di tre (o cinque) rappresentanti”.cacciatore_cane

Quanto richiamato in relazione agli A.T.C. non è però in linea con il dettato normativo.

Per quanto riguarda gli A.T.C., il comma 4, lett. d), del art. 30 della L.R. n. 26 del 1993, dispone che: “4.  I comitati di gestione degli ambiti territoriali di caccia (omissis) sono, in conformità all’art. 14, comma 10, della legge 157/1992, così composti: (omissis)

d) tre rappresentanti designati dalle associazioni venatorie riconosciute a livello nazionale o presenti in forma organizzata sul territorio dell’ambito e designati dai rispettivi organi provinciali”.

Da una lettura della norma– recita ancora la diffidida inviata al DG della Regione Lombardia-  non vi è alcun criterio di proporzionalità in relazione alla nomina dei rappresentati delle associazioni venatorie rispetto ai soci iscritti a ciascuna associazione.

 

Si chiede perciò che i rappresentanti delle associazioni venatorie negli A.T.C. siano così designati: uno per Associazione venatoria, delle tre Associazioni venatorie aventi il maggior numero di iscritti nell’A.T.C.

Per quanto detto si diffida la DG Agricoltura a procedere nel modo indicato nella nota RL_RLAOOM1_2017_1085, ma si chiede alla stessa DG di attenersi alla letteralità della normativa, nonché di accogliere le suddette richieste.

Il documento ufficiale è firmato da Gian Carlo Bosio- Presidente Regionale Enalcaccia.

Se non interverranno fattori positivi le associazioni firmatarie si faranno intendere attraverso la giurisprudenza. Non seno però scluse anche forme di protesta organizzate.

Caccia & Dintorni – la redazione

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2 Commenti

  • Angelo Fortunato

    Tutto ciò non avrebbe vita se fossimo un mondo unito. È arrivato il momento di riunire le Associazioni, ma come è possibile che troviamo sempre e comunque motivi di divisione. Dobbiamo renderci conto che ci circonda un mondo avverso, contrario alla caccia. Se vogliamo continuare a praticare la nostra Passione dobbiamo essere una realtà associativa unica, forte e scevra da personalismi. Dopo 53 anni di licenze e condivisione con compagni di caccia, iscritti in associazioni diverse dalla mia, non ho mai, dico mai, intravisto idee e finalità d’intenti diversi. Quindi, deduco che le divisioni partono da chi ci rappresenta. Anche la minima differenza di veduta diventa una scusante per dividersi….

  • Costantino Dolfini

    Evviva!!!! finalmente una presa di posizione, sono un associato liberacaccia residente ATC CR5 e penso che sia un’indecenza che la gestione degli ATC sia in mano da 20 anni sempre agli stessi personaggi, guarda caso rappresentati dell Federcaccia. Personaggi che sono molto poco cacciatori e invece molto politicanti, che usano la caccia per intrufolarsi nelle grazie di provincia e regione, dai comportamenti poco chiari e trasparenti, che pilotano la formazione dei Comitati di gestione a loro piacimento. E non c’è verso di uscirne. La Caccia deve rimanere Caccia e il responsabile dell’ATC deve essere scelto dai cacciatori residenti nell’ATC stesso in quanto consapevoli delle esigenze del territorio. Questo sistema è uno schifo e tanti cacciatori si ritireranno anche per questo. Quindi ripeto Responsabile dell’ATC eletto dai cacciatori residenti e massimo due mandati da 5 anni. Diversamente la caccia è morta.

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