La caccia riequilibra la fauna selvatica

Cacciapensieri

La caccia riequilibra la fauna selvatica

Muoiono i cervi in Alta Vallecamonica per la troppa neve ed il poco cibo a disposizione. Nulla di strano in natura sostengono i biologi ed i responsabili dei parchi. Secondo gli esperti in queste situazioni estreme si effettua una sorta di selezione naturale, vengono riequilibrati i numeri delle popolazioni e sopravvivono i soggetti più forti.

In parte è condivisibile questa posizione ma, dal nostro personale punto di vista,  risulta difficile capire perché  dalla catena naturale si continua a volere escludere l’uomo. L’uomo inteso sia come cacciatore ma anche come esperto e responsabile gestore delle popolazioni di animali. Secondo il nostro parere l’uomo è sempre stato il vero riequilibratore delle popolazioni animali attraverso il prelievo a fini alimentari; la vera selezione naturale l’ha sempre fatta l’uomo.

selecontrollore della fauna selvatica

La caccia

Ed oggi, a maggior ragione, non essendoci più esigenze alimentari la fa attraverso il prelievo selettivo per sesso ed età degli animali. La parte valtellinese del Parco dello Stelvio in modo lungimirante già effettua interventi di contenimento proprio per scongiurare, ovviamente nei limiti del possibile, morie incontrollate di selvatici. Il Piano di monitoraggio sanitario della fauna selvatica voluto da Regione Lombardia prevede che tutti gli animali rinvenuti morti vadano analizzati e smaltiti per verificare che non siano affetti da malattie croniche come la tubercolosi che potrebbero poi diffondersi gli animali domestici in estate presenti sugli alpeggi.

La caccia -Non ci piace pensare ai parchi come santuari, aree all’interno delle quali l’uomo non è gradito perché anche l’uomo è parte della natura. Inoltre un prelievo controllato degli animali all’interno dei parchi potrebbe portare agli enti risorse economiche ed avviare una filiera del consumo di carne selvatica utile al territorio. Forse un giorno anche in Italia si riuscirà a parlare di gestione delle aree protette anche con la presenza attiva dell’uomo.

A cura di FIDC Brescia

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